A quasi una settimana dalla controversa vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026, il polverone intorno a Per sempre sì non accenna a placarsi. Anzi, si arricchisce di un nuovo capitolo che porta la firma inconfondibile di Fiorello, maestro indiscusso della parodia televisiva italiana. Nella puntata di La Pennicanza andata in onda il 5 marzo, lo showman siciliano ha offerto al pubblico una delle sue imitazioni più riuscite, vestendo letteralmente i panni del cantante napoletano per rispondere, a modo suo, alle durissime critiche mosse da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. Il giornalista aveva infatti stroncato senza mezzi termini il brano vincitore, arrivando persino a definirlo potenziale colonna sonora di “un matrimonio della camorra“, scatenando immediate reazioni indignate.
Il Sal Da Vinci fake di Fiorello non ha perso tempo. Con quella capacità unica di trasformare la cronaca in teatro popolare, lo showman ha messo in scena un monologo che mescola ironia pungente e malinconia affettiva. “Cazzullo? Ci sono rimasto male” esordisce il finto cantante, con un’espressione che tradisce genuina delusione. E poi la battuta che sintetizza perfettamente lo spirito della parodia: “La mia famiglia ha sempre amato Cazzullo. Compravamo il Corriere e ritagliavamo il suo articolo, il resto del giornale lo buttavamo. La sera ci mettevamo sul divano a leggere l’articolo di Cazzullo… e ora dice che la mia canzone è brutta?“. Dietro la risata si nasconde una riflessione più profonda su come funzionano oggi le polemiche mediatiche, su quanto velocemente si passi dall’adorazione alla stroncatura, su come il dibattito culturale si sia trasformato in un ping pong di dichiarazioni destinate a generare click e condivisioni social.
La querelle Cazzullo-Sal Da Vinci aveva già toccato vette di tensione notevoli nei giorni precedenti. Caterina Balivo, durante La Volta Buona su Rai1, si era schierata apertamente contro le affermazioni del giornalista, costringendolo a intervenire in diretta per precisare le sue posizioni. Ne era nato un battibecco televisivo che aveva ulteriormente alimentato il polverone, con accuse reciproche di strumentalizzazione e difese appassionate dell’identità culturale napoletana. Ma Sal Da Vinci, quello vero, ha scelto una strada diversa dalla polemica. Dal palco di Largo Torretta a Napoli, durante i festeggiamenti per la vittoria sanremese, l’artista ha lanciato un appello alla pace che suona quasi surreale in un’epoca dominata dai battibecchi social: “Io ho semplicemente portato una canzone che parla d’amore, se poi l’amore è una cosa violenta forse probabilmente siamo nel mondo sbagliato. Vi prego, ognuno di voi, ve lo chiedo con umiltà, non rispondete alle provocazioni che ci vengono fatte, non servono a niente, qualcuno avrà qualche like in più… Pensiamo alla musica e a tutta la bella gente di questa terra, e basta“.
Parole che stonano, quasi, nel circo mediatico che si è creato intorno a quella che, in fondo, è semplicemente una canzone d’amore napoletana. Ma è proprio questo il punto: quanto è diventata sottile la linea tra critica culturale legittima e polemica costruita a tavolino per alimentare il dibattito pubblico? Quanto conta davvero il valore artistico di un brano quando può diventare pretesto per discutere di identità, stereotipi, rappresentazione del Sud? Fiorello, con la sua parodia, ha fatto quello che sa fare meglio: ha trasformato la complessità in sketch, ha reso digeribile ciò che rischiava di diventare pesante, ha ricordato a tutti che a volte prendersi meno sul serio è la forma più intelligente di critica.
La sua imitazione di Sal Da Vinci non è solo intrattenimento leggero, ma un commento meta-televisivo su come si costruiscono e si consumano le polemiche nell’era dei social e dei talk show pomeridiani. E mentre il dibattito continua a rimbalzare tra giornali, programmi tv e timeline social, resta la sensazione che il vero vincitore di questa vicenda sia proprio Fiorello, capace come sempre di cavalcare l’onda dell’attualità senza mai affogare nella retorica, trasformando ogni polemica in un’occasione per far sorridere.
