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Ci sono storie che sembrano sceneggiate per il grande schermo, ma che invece appartengono alla vita vera, con tutto il suo carico di dolore e complessità. Quella di Killian Nielsen, 36 anni, e di sua madre Brigitte Nielsen è una di queste. Un rapporto spezzato, quindici anni di silenzio, tentativi disperati di riavvicinamento sistematicamente respinti. E ora, un appello pubblico lanciato dal salotto de La volta buona, il programma condotto da Caterina Balivo, che suona come un grido nel vuoto. Killian è uno dei cinque figli dell’ex modella e attrice danese, icona degli anni Ottanta, compagna di Sylvester Stallone e volto indimenticabile di pellicole come Rocky IV e Cobra. Ma se Brigitte ha costruito una carriera internazionale sotto i riflettori, il rapporto con questo figlio si è consumato nell’ombra, fino a spegnersi del tutto. O quasi, perché Killian continua a bussare a porte che restano ostinatamente chiuse.

L’occasione per rompere il silenzio arriva all’indomani dell’intervista rilasciata da Brigitte a Belve, il programma di Francesca Fagnani, dove l’attrice si è raccontata senza filtri, toccando anche i temi più delicati della sua intensa vita sentimentale e familiare. Ma di Killian, evidentemente, non ha voluto parlare. Una scelta che il figlio commenta con amarezza nello studio di Canale 5. “Ha detto che non le piace che parlo del nostro rapporto in tv. Ma è l’unico strumento che ho per mandarle messaggi. Su WhatsApp non mi risponde, su Instagram mi ha bloccato e nella vita mi evita“, racconta Killian con una lucidità che stride con la disperazione delle sue parole. Nessuna comunicazione, nessun contatto. Solo un muro invalicabile costruito, secondo lui, proprio dalla madre.

I tentativi di riavvicinarsi non sono mancati. Anzi. Killian ha cercato di raggiungere Brigitte in ogni modo possibile, spostandosi fisicamente nei luoghi dove sapeva che lei si trovasse. “Quando lei è venuta in Spagna, l’ho raggiunta ma suo marito ha detto che non potevo parlare con lei“, ricorda. Il riferimento è a Mattia Dessì, quinto marito di Brigitte Nielsen, che sembra esercitare un ruolo di filtro, se non di barriera, tra madre e figlio. Ma l’episodio più straziante è quello avvenuto a Milano. Killian aveva scoperto che la madre sarebbe stata ospite di un evento nel capoluogo lombardo. Ha preso un treno, è arrivato sul posto, l’ha individuata tra la folla. E poi ha fatto l’unica cosa che un figlio può fare in una situazione del genere: ha gridato. “L’ho vista e ho iniziato a gridarle mamma. Lei ha tirato dritto facendo finta di niente“. Un’immagine che rimane impressa, che evoca scene cinematografiche ma appartiene alla cronaca quotidiana di una famiglia distrutta.

L’isolamento di Killian non riguarda solo la madre. Anche con i suoi quattro fratelli i rapporti sono interrotti. “Con i miei fratelli non mi sento, loro hanno deciso di intraprendere una strada che a me non piace. Non voglio parlarne“, dice, lasciando intendere divergenze profonde, forse legate a scelte di vita o a dinamiche familiari che hanno portato a una frattura insanabile. Ma c’è un altro elemento che ha pesato, e pesa ancora, in questa storia: l’alcolismo. Killian non lo nasconde. Ha sofferto di una dipendenza dall’alcol, la stessa dipendenza, peraltro, che ha segnato anche la vita di Brigitte Nielsen. Una sorta di eredità tossica che il figlio non attribuisce alla madre in termini di responsabilità diretta, ma che ricollega, in modo doloroso e chiaro, al vuoto affettivo che ha vissuto.

Non ne faccio una colpa a lei assolutamente, sono stato io ad agire in quel modo, a fare le mie scelte ma“, aggiunge, e qui la pausa sembra pesare quanto le parole che seguono, “l’ho fatto perché mi mancava la mamma“. Beveva per riempire quella mancanza. Per colmare un vuoto che nessuna bottiglia può davvero riempire, ma che almeno, per qualche ora, rende il dolore più sopportabile. È una dinamica che chi ha studiato o vissuto le dipendenze conosce bene: il tentativo di automedicazione emotiva, la ricerca di un anestetico per sofferenze che non hanno altre vie di espressione. Killian parla della sua dipendenza con una consapevolezza che lascia trasparire un percorso di elaborazione, forse anche di cura, ma che non cancella la radice del problema: l’assenza materna.

E qui emerge un paradosso che Killian stesso sottolinea con lucidità. “Non mi diverto ad andare in tv a raccontare la nostra vita privata. I panni sporchi vanno lavati in casa“, dice, aderendo a un principio che la cultura italiana condivide profondamente. Eppure, aggiunge: “Però tante volte sono andato da lei e non è servito“. La televisione, dunque, non è una scelta, ma l’ultima risorsa. L’unico megafono che gli resta per provare a farsi sentire da una madre che ha chiuso ogni altro canale. Nonostante tutto, l’ammirazione per Brigitte rimane. “È bellissima, mia madre. È una stella, irraggiungibile. Io voglio mettere una pietra sopra“, confessa Killian.

Ma quella pietra non riesce davvero a posarla, non ancora. Perché subito dopo arriva l’appello, quello che probabilmente è il vero motivo della sua presenza in studio. “Mamma ti amo tantissimo, colgo quest’occasione per dirti che spero sia la volta buona per riabbracciarti“. Una frase che gioca, involontariamente o no, sul titolo del programma. La volta buona. Quella che forse non è mai arrivata, quella che Killian continua a sperare possa ancora arrivare. Un abbraccio negato per quindici anni, che un figlio cerca di strappare attraverso lo schermo televisivo, davanti a migliaia di spettatori.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.