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In questi primo giorni di marzo 2026, la Casa Bianca è diventata il palcoscenico di un incontro insolito tra sport e politica, visto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accolto Lionel Messi e la squadra dell’Inter Miami per celebrare la vittoria della MLS Cup 2025, uno dei principali trofei del calcio nordamericano. L’evento, organizzato nella Sala Est della Casa Bianca, doveva essere una cerimonia di festa per il successo sportivo del club della Florida, tuttavia nel corso del suo discorso, Trump ha spostato l’attenzione dalla celebrazione calcistica alla politica internazionale, parlando della guerra contro l’Iran e trasformando l’incontro in qualcosa di più simile a un comizio.

SkyTG24 riporta che la cerimonia è iniziata con il classico protocollo delle visite sportive alla Casa Bianca. Trump ha dato il benvenuto a Messi e ai suoi compagni con parole di grande elogio. “Per me è un grande privilegio. Ci piacciono i campioni”, ha detto il presidente, congratulandosi con la squadra per il titolo conquistato. Rivolgendosi direttamente alla stella argentina, ha sottolineato la difficoltà di vincere sotto i riflettori mediatici: secondo Trump, l’arrivo di Messi negli Stati Uniti aveva attirato un’enorme attenzione e proprio per questo il successo dell’Inter Miami ha avuto ancora più valore.

Il presidente ha anche fatto riferimento alla storia del calcio negli Stati Uniti, ricordando gli anni ’70, quando la leggenda brasiliana Pelé giocava con i New York Cosmos, raccontando di averlo visto giocare di persona. Poi ha scherzato con Messi: “Non lo so, forse sei migliore di Pelé. Ma Pelé non era affatto male”. Questo confronto tra due delle più grandi icone del calcio ha suscitato sorrisi tra i presenti.

Durante il discorso, Trump ha citato anche suo figlio, Barron Trump, grande appassionato di calcio. Ha raccontato che Barron è un enorme fan di Messi e che apprezza molto anche il fuoriclasse portoghese Cristiano Ronaldo. Il presidente ha elogiato entrambi, definendoli giocatori straordinari e simboli del successo sportivo globale.

La situazione è diventata più insolita quando Trump ha cambiato completamente argomento e ha iniziato a parlare della guerra contro l’Iran. Davanti ai calciatori e agli ospiti presenti, il presidente ha fornito un aggiornamento sulle operazioni militari, sostenendo che gli Stati Uniti stanno “continuando a demolire l’Iran”. Secondo le sue parole, Teheran sarebbe ormai priva di aviazione, difese e missili. In alcuni passaggi ha anche invitato le forze iraniane, in particolare i cosiddetti pasdaran dell’Islamic Revolutionary Guard Corps, ad arrendersi.

Questo intervento ha reso l’evento particolarmente surreale: mentre il presidente parlava di missili, aerei e strategie militari, i giocatori dell’Inter Miami ascoltavano in silenzio. Alcuni di loro apparivano visibilmente perplessi, dato che la cerimonia era stata organizzata per celebrare un successo sportivo e non per discutere di geopolitica.

Nel suo discorso Trump ha toccato anche altri temi politici. Ha citato la situazione a Cuba, prevedendo un possibile crollo dell’isola caraibica, e ha accennato nuovamente alla sua controversa posizione sulle elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti, riferendosi al voto come “rubato”, in riferimento alla 2020 United States presidential election.

Solo dopo questo lungo intervento politico il discorso è tornato al calcio. Trump ha ripreso il confronto tra Messi e Pelé, concludendo in modo informale che Messi potrebbe essere il migliore, pur riconoscendo il grande talento della leggenda brasiliana.

Al termine della visita, Messi e i suoi compagni sono stati invitati nello Studio Ovale. Trump ha definito quell’ufficio “il centro del mondo, soprattutto ora”, sottolineando l’importanza simbolica della stanza in cui lavora il presidente degli Stati Uniti.

Come gesto finale, i giocatori dell’Inter Miami hanno consegnato a Trump due regali simbolici: una maglia della squadra con il suo nome stampato sul retro e un pallone da calcio. Il momento ha chiuso una visita che doveva essere una semplice celebrazione sportiva, ma che si è trasformata in uno degli incontri più insoliti tra politica e calcio degli ultimi anni.

Segnaliamo infine che in queste settimane il presidente degli Stati Uniti sta dovendo fronteggiare il caso dei “file Epstein”.

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