C’è chi festeggia il compleanno con una torta e qualche candela, e chi invece organizza un sing-a-long benefico di due ore davanti a decine di fan, cantando dal vivo i classici che hanno segnato la storia del cinema. Dick Van Dyke, leggenda vivente di Hollywood, ha scelto la seconda opzione per anticipare il suo centesimo compleanno, che cadrà il prossimo 13 dicembre. L’evento si è tenuto il 30 novembre a Malibu, California, e non è stato solo una celebrazione personale, ma un momento di riflessione collettiva su come viviamo oggi.

Accompagnato dalla moglie Arlene Silver, Van Dyke ha co-condotto la serata il cui ricavato andrà a sostenere il Dick Van Dyke Museum e il Van Dyke Endowment of the Arts. Ma quello che avrebbe potuto essere un semplice evento nostalgico si è trasformato in qualcosa di più profondo quando l’attore ha preso la parola per lanciare un messaggio che suona come un campanello d’allarme nella nostra epoca iperconnessa. “Ci sono diverse ragioni per organizzare questi eventi, tutte valide, ma la mia è riportare in vita l’arte della conversazione“, ha dichiarato Van Dyke al pubblico presente. “Non mi importa se sei per strada, su un autobus o al ristorante: tutti guardano i loro telefoni. Nessuno parla. Ho visto giovani coppie cenare insieme e stavano entrambi guardando i loro telefoni. Potrei essere l’unica persona negli Stati Uniti sopra i 10 anni che non ha un cellulare. Non ho un telefono“.

È una provocazione che arriva da chi ha attraversato quasi un secolo di storia, vedendo nascere e morire mode, tecnologie e abitudini sociali. Van Dyke non è un nostalgico qualunque: è un testimone privilegiato di un’epoca in cui la socialità passava attraverso sguardi, gesti e parole pronunciate faccia a faccia. La sua scelta di non possedere uno smartphone non è luddismo, ma una posizione filosofica consapevole in un mondo dove la connessione digitale ha paradossalmente aumentato la disconnessione umana. Ma l’evento non è stato solo un momento di riflessione sociale. Van Dyke, insieme al suo quartetto The Vantastix, ha regalato al pubblico una carrellata delle canzoni più amate della sua carriera. L’apertura è stata affidata a Chitty Chitty Bang Bang, il brano che dà il titolo al classico del 1968, mentre la chiusura non poteva che essere Let’s Go Fly a Kite, il numero iconico di Mary Poppins che ancora oggi fa battere il cuore a intere generazioni.

Nel mezzo, una serie di perle: You Two, Supercalifragilistichespiralidoso e altre gemme che hanno riportato il pubblico indietro nel tempo, quando il cinema musicale era una forma d’arte capace di incantare milioni di spettatori. A un certo punto, un fan ha chiesto a Van Dyke quale fosse la sua parte preferita del periodo natalizio. La risposta è arrivata immediata: “Il canto, i canti natalizi“. E così, lui e The Vantastix hanno intonato Caroling, Caroling di Nat King Cole, trasformando la sala in un salotto intimo dove la musica diventa collante sociale. Non sono mancati altri momenti emozionanti, come l’esecuzione di Carolina in the Morning e la sigla del The Dick Van Dyke Show, la sitcom CBS che ha definito un’epoca della televisione americana andando in onda per cinque stagioni tra il 1961 e il 1966. Quel programma ha fatto scuola, influenzando generazioni di autori e attori, dimostrando che la commedia intelligente poteva essere anche popolare.

Qualche mese fa, riflettendo sul suo imminente centesimo compleanno, Van Dyke aveva scherzato con i fan: “A volte mi vanto di essere arrivato a 100 anni, ma la verità è che se avessi saputo che sarei vissuto così a lungo, mi sarei preso più cura di me stesso. Ed è frustrante perché non so cosa ho fatto bene. A parte mia moglie Arlene, non ho fatto nulla di giusto“. È l’ironia autolesionista di chi ha vissuto abbastanza da sapere che la vita non segue manuali o ricette precise. In un’intervista rilasciata a Variety lo scorso anno in occasione dello speciale CBS Dick Van Dyke: 98 Years of Magic, l’attore aveva parlato con affetto della sua carriera: “Mi sono divertito in tutto quello che ho fatto, e non molte persone possono dirlo“. Parole semplici che nascondono una verità rara: Van Dyke è riuscito a trasformare il lavoro in gioia, lasciando un’impronta positiva su intere generazioni.

Ho lasciato un buon esempio per i giovani“, aveva aggiunto parlando della sua eredità a Hollywood. “<Ho un effetto positivo sui ragazzi. Lo capisco dalla posta che ricevo: ho avuto un impatto benefico. Vogliono emulare quel comportamento. E penso che questo sia ciò che rende davvero significativo quello che abbiamo realizzato. Sono così felice che il mio impatto sia stato positivo, e sono perfettamente soddisfatto di questo“. Mentre ci avviciniamo al 13 dicembre, data in cui Dick Van Dyke spegnerà cento candeline, viene spontaneo chiedersi quante persone oggi possano dire di aver attraversato un secolo mantenendo intatta la voglia di esibirsi, di comunicare, di lasciare un segno. La sua longevità non è solo fisica, ma artistica ed emotiva. È la capacità di rimanere rilevante senza inseguire le mode, di parlare alle nuove generazioni senza tradire i valori di quelle passate.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.