Lo scontro tra Donald Trump e Robert De Niro ha raggiunto un nuovo livello di tensione, trasformandosi in un botta e risposta che ha dello surreale. Da una parte, uno dei più grandi attori della storia del cinema americano, dall’altra il 47esimo presidente degli Stati Uniti. Al centro, parole durissime, accuse reciproche e un escalation che difficilmente si potrebbe immaginare in un contesto istituzionale normale. Robert De Niro non è mai stato tenero con Donald Trump. Già durante il primo mandato presidenziale, l’attore si era schierato apertamente contro le politiche e la figura del tycoon newyorkese. Ma è nell’intervista del 23 febbraio al podcast The Best People with Nicolle Wallace che De Niro ha alzato ulteriormente il tiro, pronunciando parole che hanno innescato una reazione furiosa da parte del presidente.
Durante la conversazione con la giornalista, il protagonista di Taxi Driver e Il Padrino Parte II ha accusato Trump di distruggere gli Stati Uniti, definendolo un nemico del paese. Le sue parole sono state chiare e prive di sfumature: “La storia riguarda il nostro paese, e Trump lo sta distruggendo. Non so quali siano le sue ragioni, ma è malato, è fottuto. Dobbiamo salvare il paese“. Un’affermazione che non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Ma l’attore ottantaduenne non si è fermato qui. Ha lanciato un appello diretto agli americani, ripetendo con insistenza una parola che è diventata quasi un mantra: “Le persone devono resistere, resistere, resistere, resistere, resistere. È l’unico modo“. De Niro ha poi aggiunto che non esiste una soluzione magica, e che anche se Trump dovesse uscire di scena per qualsiasi motivo, il movimento che rappresenta continuerebbe a esistere. Per questo, secondo l’attore, è fondamentale che le persone si uniscano per neutralizzare questa minaccia.
Quando Nicolle Wallace gli ha ricordato il suo discorso di ringraziamento agli Oscar del 1981 per Toro Scatenato, chiedendogli perché avesse sempre cercato di sollevare le persone intorno a lui, De Niro si è visibilmente commosso. “Devi farlo“, ha risposto. “Devi sollevare le persone. Devi unirle. Punto. Non puoi dividere le persone. Non puoi vincere in quel modo“. Un momento di vulnerabilità che ha mostrato un lato più intimo dell’attore, ben lontano dai personaggi duri e spietati che ha interpretato sul grande schermo. Poi ha continuato, con tono riflessivo: “È una situazione senza vincitori, e guarda cosa abbiamo, guarda chi abbiamo lì, è quasi come un destino avere questa cosa lì che distrugge, che tenta di distruggere questo paese, forse senza nemmeno capire perché. Quindi tocca a noi proteggere il paese“.
La risposta di Donald Trump non si è fatta attendere. Il giorno successivo al discorso sullo Stato dell’Unione del 24 febbraio, il presidente ha pubblicato un lungo post su Truth Social, il suo social network di riferimento, in cui non solo ha attaccato De Niro, ma ha anche coinvolto le deputate Ilhan Omar e Rashida Tlaib, entrambe esponenti democratiche che avevano espresso critiche dure al suo discorso al Congresso. Trump ha definito le due rappresentanti “mentalmente disturbate e malate“, chiedendo in modo esplicito e scioccante che fossero “rimandate da dove sono venute“. Un’affermazione che richiama linguaggi xenofobi e che ha suscitato immediate polemiche. Ma la parte più dirompente del post riguardava proprio Robert De Niro.
Il presidente ha suggerito che Omar e Tlaib dovrebbero “salire su una barca con il disturbato da Trump Robert De Niro, un’altra persona malata e demente con, credo, un QI estremamente basso, che non ha assolutamente idea di cosa stia facendo o dicendo, alcune delle quali sono seriamente CRIMINALI“. Un attacco frontale, senza precedenti per virulenza, in cui Trump ha accusato l’attore di essere addirittura coinvolto in atti criminali, senza però specificare quali. Ma Trump non si è fermato qui. Ha fatto riferimento al momento di commozione di De Niro durante l’intervista, scrivendo: “Quando l’ho visto scoppiare in lacrime ieri sera, proprio come farebbe un bambino, ho capito che potrebbe essere ancora più malato della pazza Rosie O’Donnell, che ora è in Irlanda cercando di capire come tornare nei nostri bellissimi Stati Uniti. L’unica differenza tra De Niro e Rosie è che lei è probabilmente un po’ più intelligente di lui, il che non è dire molto“.
Il riferimento a Rosie O’Donnell non è casuale. La conduttrice televisiva è stata a lungo un bersaglio delle invettive di Trump, e il paragone con De Niro sembra voler collocare l’attore nello stesso alveo di persone che il presidente considera nemici personali oltre che politici. Questo scambio di accuse solleva diverse questioni. Da un lato, c’è il diritto di De Niro, come cittadino e figura pubblica, di esprimere il proprio dissenso verso chi governa. Dall’altro, c’è la reazione di un presidente degli Stati Uniti che utilizza i social media per attaccare personalmente un attore, usando termini che molti osservatori hanno definito inappropriati per il ruolo istituzionale che ricopre.
Non è la prima volta che Trump risponde in modo veemente alle critiche provenienti dal mondo dello spettacolo, ma il tono e la portata di questi attacchi sembrano raggiungere nuove vette. Il linguaggio usato, le accuse senza prove e la mescolanza di questioni personali e politiche rendono questa vicenda emblematica di un clima politico sempre più polarizzato. Molti hanno notato come la risposta di Trump, paradossalmente, sembri confermare proprio le accuse di De Niro. L’attore aveva parlato di divisione, di un paese lacerato, di un leader che distrugge invece di costruire. E la reazione scomposta del presidente, con i suoi insulti e le sue minacce velate, potrebbe essere letta come una dimostrazione pratica di quanto denunciato.



