X

Paolo Sarullo è il giovane di 25 anni che dal palco dell’Ariston, in collegamento, ha trasformato la propria tragedia in un appello civile contro la violenza giovanile. La sua voce, segnata da un percorso durissimo, è risuonata chiara: “Stop alla violenza sui giovani”. Dietro quelle parole c’è una storia iniziata nella notte del 19 maggio 2024 e cambiata per sempre in pochi secondi. Invitato al Festival dopo aver espresso il desiderio di parlare pubblicamente di bullismo e aggressioni, Paolo ha dimostrato che anche dalle ferite più profonde può nascere un messaggio di forza.

Il Fatto Quotidiano segnala che la vicenda risale alle 3.30 del mattino, nel Savonese. Paolo sta tornando a casa dopo una serata in discoteca con un amico. Un gruppo di quattro ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, uno dei quali minorenne, lo circonda per rapinargli il monopattino. Un pugno al volto lo fa cadere all’indietro: la testa colpisce violentemente l’asfalto. La diagnosi è drammatica, emorragia cerebrale. Trasportato d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, viene sottoposto a due interventi chirurgici di circa 15 ore ciascuno. I medici gli salvano la vita, ma le conseguenze sono devastanti: tre mesi di coma, rimozione di una parte del cranio e tetraplegia con gravi compromissioni.

Al risveglio, Paolo comunica solo con lievi movimenti. Ha bisogno di assistenza continua, 24 ore su 24, e di terapie costose: fisioterapia, logopedia, percorsi riabilitativi costanti. La madre Miranda lascia il lavoro per assisterlo a tempo pieno. La casa popolare di Campochiesa, ad Albenga, non è più adatta alle sue nuove condizioni per problemi strutturali e spazi inadeguati. Oggi vivono a La Spezia, dove il 22 agosto 2024 Paolo viene accolto al Centro Don Gnocchi per iniziare un percorso riabilitativo altamente specializzato. I progressi, nel tempo, diventano concreti. Paolo respira autonomamente, parla, mangia da solo e ha ripreso a muoversi. Grazie alla riabilitazione robotica per l’arto superiore, a specifici tutori gamba-piede e a uno speciale deambulatore soprannominato “il Grillo”, riesce a camminare per brevi tratti. Il neurologo e direttore sanitario del Centro, Pietro Balbi, ha sottolineato come i risultati non fossero affatto scontati, evidenziando il valore del lavoro di squadra e dell’alleanza con la famiglia.

Paolo Sarullo a Sanremo 2026
Paolo Sarullo a Sanremo 2026, fonte: Rai Play

Sul piano giudiziario, i quattro aggressori vengono identificati e processati. In primo grado, il giovane ritenuto responsabile del pugno viene condannato a sei anni di reclusione per lesioni gravissime e rapina aggravata; un altro componente del gruppo a tre anni e sei mesi. A un anno dall’aggressione, la Corte d’Appello conferma le responsabilità penali e dispone un risarcimento provvisionale di un milione e 270 mila euro per Paolo e di 200 mila euro per la madre. Una cifra che rischia di restare solo teorica, poiché i condannati risultano nullatenenti. Durante il collegamento a Sanremo, il direttore artistico Carlo Conti ha introdotto il momento parlando di un disagio giovanile grave e diffuso che richiede una riflessione collettiva. Alla domanda su quale fosse il suo messaggio dopo quanto accaduto, Paolo ha risposto con semplicità e fermezza: “Non deve più accadere a nessuno”. Ha raccontato di aver perdonato i suoi aggressori e, quando Conti lo ha esortato a non mollare, ha replicato con un sorriso diventato simbolico: “Non si molla un ca**o”.

Prima dell’aggressione, Paolo era un ragazzo solare, appassionato di musica – in particolare delle canzoni di Ultimo – e di calcio. Sul palco ha citato anche il suo apprezzamento per Olly, accennando il ritornello di “Balorda nostalgia”. La sua storia ha portato alla nascita della fondazione “Uniti per Paolo”, impegnata nella sensibilizzazione contro la violenza giovanile e nel sostegno al suo percorso di rientro a casa. Il caso di Paolo Sarullo non è solo una cronaca giudiziaria o sanitaria. È un esempio concreto di resilienza, perdono e responsabilità sociale. Il suo intervento al Festival ha dato un volto e una voce a un fenomeno spesso raccontato solo in termini numerici. Il suo messaggio, netto e privo di retorica, invita a una presa di coscienza collettiva: la violenza giovanile non è un fatto isolato, ma un problema che riguarda l’intera comunità. E la risposta, come dimostra la sua storia, può partire anche dal coraggio di chi sceglie di non arrendersi.

Concludiamo l’articolo ricordando che nelle scorse ore è esplosa una nuova polemica nella sala stampa di Sanremo 2026, con Carlo Conti al centro della bufera. Inoltre Dargen D’Amico è stato coinvolto nella polemica Codacons.

Condividi.