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Il caso Beckham continua ad alimentare il dibattito mediatico e, questa volta, al centro dell’attenzione c’è Brooklyn Beckham, modello e fotografo, figlio di David e Victoria. A intervenire è stata Selvaggia Lucarelli, che nella sua newsletter ha pubblicato un’analisi approfondita della vicenda, condividendone alcuni passaggi anche attraverso le sue storie Instagram. Il suo sguardo si concentra soprattutto sulla dinamica identitaria di Brooklyn e sul ruolo della moglie, Nicola Peltz, all’interno di una storia familiare complessa e segnata da tensioni ricorrenti.

Secondo Lucarelli, Brooklyn Beckham sembrerebbe non voler più essere davvero “un Beckham”, ma piuttosto desiderare di diventareun Peltz”, rinunciando ancora una volta alla costruzione di una propria identità autonoma. Nicola Peltz, descritta come una donna con lo stesso potere sociale della famiglia Beckham ma con un potere economico persino superiore, sarebbe abituata a ottenere ciò che vuole e, proprio per questo, avrebbe trovato naturale offrire al marito una sorta di alternativa identitaria. Il messaggio implicito, secondo la giornalista, sarebbe stato: se non vuoi più essere un Beckham, puoi essere un Peltz.

Lucarelli sottolinea come Nicola avrebbe intuito fin da subito che Brooklyn non è semplicemente un “figlio di”, ma una persona fragile, segnata da nodi irrisolti. Allo stesso tempo, la giornalista prende le distanze dalla narrazione che ha dipinto la Peltz come una “strega manipolatrice” e Brooklyn come una vittima priva di responsabilità. A suo avviso, come spesso accade in queste dinamiche, i due si sarebbero incastrati perfettamente nei reciproci bisogni. Lei, figlia di papà cresciuta in un contesto di privilegi e certezze; lui, alla ricerca di una famiglia alternativa che lo liberasse dal peso del confronto costante con una famiglia d’origine ingombrante e giudicante.

Nell’analisi emerge anche un parallelo tra le due famiglie: entrambi senza un talento specifico che li definisca in modo netto, entrambi inseriti in nuclei familiari molto chiusi. Tuttavia, secondo Lucarelli, Brooklyn non appare come un giovane adulto che si è allontanato da una famiglia oppressiva per camminare sulle proprie gambe e fare esperienze, ma come qualcuno che avrebbe replicato lo stesso schema. La moglie, osserva, sembrerebbe esercitare un controllo non troppo diverso da quello attribuito in passato alla madre, con la differenza che Brooklyn oggi non si sveglierebbe più con la sensazione di sentirsi mediocre nello sguardo di qualcun altro. Un elemento che ha colpito particolarmente l’opinione pubblica, e che Lucarelli utilizza come simbolo della fragilità del ragazzo, è il numero di tatuaggi che Brooklyn avrebbe dedicato alla moglie: pare siano addirittura circa 70.

Per la giornalista, più che una manifestazione romantica, questo gesto assomiglia a un’adesione quasi totalizzante, paragonabile a quella di una setta, e diventa il segnale visivo di una dipendenza affettiva e identitaria. Il contesto mediatico intorno a Nicola Peltz, inoltre, non è stato favorevole nelle ultime settimane. La donna è stata oggetto di critiche e attacchi pubblici, anche da parte di figure a lei vicine in passato, come un’ex cognata e un ex hairstylist, che l’ha definita una delle peggiori celebrità con cui abbia mai lavorato, arrivando a descriverla come “una mela marcia”. Questi elementi hanno contribuito ad alimentare ulteriormente lo scandalo e a irrigidire le posizioni intorno alla coppia.

La vicenda Beckham, come ricordano diverse ricostruzioni, non è nuova a fratture e allontanamenti, e la lista delle liti familiari sembra estendersi almeno dal 2023 a oggi. Alcuni osservatori hanno persino paragonato Brooklyn Beckham al principe Harry, vedendo in entrambi una fuga simbolica da una famiglia potente e ingombrante. L’analisi di Selvaggia Lucarelli, però, sposta il focus dal semplice scontro familiare a una lettura più ampia, che riguarda l’identità, la fragilità emotiva e il bisogno di appartenenza, trasformando il gossip in uno spunto di riflessione più profondo sui meccanismi delle relazioni e del potere familiare.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.