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Vent’anni possono cambiare tutto. Nel 2006 Povia raccontava di un Luca confuso, intrappolato in una narrazione che mescolava orientamento sessuale e traumi familiari Nel 2026, da piazza San Giovanni in Laterano, BigMama ha riscritto quella storia con Luca è Gay, un singolo dance che celebra libertà, orgoglio e consapevolezza. Due canzoni, due epoche, due visioni dell’identità che hanno acceso un dibattito culturale destinato a durare.

Durante il Concertone del Primo Maggio 2026, Marianna Mammone, in arte BigMama, ha presentato in anteprima il brano che in poche ore ha conquistato i social e diviso l’opinione pubblica, con la cantante romana che ha trasformato il palco in una celebrazione della cultura queer italiana. Accanto a lei, due ballerini che sul finale dell’esibizione si sono scambiati un bacio, mentre BigMama urlava alla folla: “Viva le gays. Ho servito, ho slayato, ho mangiato questo palco“.

Il brano non è solo musica da ballare, visto che si pone come un manifesto generazionale che racconta la vita di milioni di giovani attraverso riferimenti culturali precisi: le serate al Mamamia di Torre del Lago e al Muccassassina di Roma, la devozione per icone pop come Madonna, Rihanna e Lady Gaga, persino le domande più gettonate su Grindr. BigMama ha costruito un ritratto autentico di un ragazzo libero, fiero, che chiede a suo padre solo una cosa: rispetto.

@rairadio2 @BigMama canta "Luca è gay" al @Primo Maggio Roma 💥 #1M2026 ♬ audio originale – RaiRadio2


Il parallelismo con Luca era gay di Povia è inevitabile e voluto. Nel 2009, il cantautore milanese aveva vinto il Festival di Sanremo con una canzone che descriveva l’omosessualità come una fase confusa, legata a traumi infantili. “Cercava negli uomini chi era suo padre e andava con gli uomini per non tradire sua madre“, recitava il testo, costruendo una narrazione che molti hanno definito dannosa e basata su stereotipi privi di fondamento scientifico.

Sui social, la performance di BigMama è stata immediatamente letta come una risposta contemporanea a quella visione, con un utente che ha sintetizzato l’evoluzione con due immagini affiancate: “Luca era” accanto a “Luca è“, accompagnate dalla bandiera arcobaleno. Un altro ha fatto notare che mentre BigMama cantava del nuovo Luca, i Luchini si esibivano contemporaneamente sullo stesso palco del Concertone, creando un cortocircuito simbolico perfetto.

Ma la storia non finisce sul palco di Roma. Poche ore prima dell’esibizione di BigMama, Povia aveva denunciato sui social la cancellazione di un suo concerto previsto a Monza. Secondo il cantautore, il motivo dell’annullamento sarebbe proprio la sua canzone del 2009. “Mi ritrovo con l’ennesimo concerto contrattualizzato mesi fa e poi annullato con una telefonata e una mail disarmanti. Il motivo è Luca era gay“, ha scritto Povia, aggiungendo che gli organizzatori avrebbero giustificato la decisione sostenendo che, trattandosi di un evento sull’inclusione, non sarebbero state ammesse “canzoni sociali“.


Povia ha criticato duramente la scelta, definendola una censura. “Io sono un cantautore sociale, se chiami Povia non puoi chiedergli di non essere Povia. Mi pagano per tapparmi la bocca. Prenderò questi soldi e li darò in beneficenza, perché non li sento guadagnati con il mio lavoro“, ha dichiarato. Il cantante ha poi difeso il suo brano, sostenendo che si tratta di “una canzone di successo mondiale di 17 anni fa e non è contro i gay“, definendola una canzone d’amore che, nell’epoca dei generi fluidi, potrebbe essere persino considerata anticipatrice.

Nel frattempo, BigMama ha dato vita a una nuova narrazione. Con Luca è Gay ha messo in musica l’Italia contemporanea, quella che ha metabolizzato decenni di battaglie per i diritti civili e che oggi rivendica la normalità dell’essere se stessi. Sul palco del Primo Maggio, la cantante ha presentato il brano come una fiaba: “C’era una volta, in un regno lontano, un ragazzo di nome Luca, il più bello del reame“, raccontando poi la storia di un giovane amato ma anche giudicato, fino a una conclusione che rivendica il diritto di amare liberamente.


Senza troppe sorprese, la performance ha diviso il pubblico e i social. Per molti, rappresenta un momento storico di visibilità e celebrazione, mentre per altri, si tratta di un’operazione provocatoria che strumentalizza un tema delicato. Tra un commento entusiasta e una critica feroce, emerge un dato di fatto: in Italia, nel 2026, parlare di identità e orientamento sessuale continua a generare reazioni contrastanti, a prescindere dalla prospettiva adottata.

Resta da capire se questo dibattito si esaurirà nel giro di pochi giorni o se invece continuerà nei prossimi mesi, ma quello che è certo è che BigMama, con poche strofe dance e un bacio tra ballerini, ha acceso i riflettori su un tema decisamente delicato ed importante, fatto di dignità, accettazione di se stesso e di amore libero di pregiudizi.

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