Ti capita di scorrere i social e imbatterti in una storia che ti colpisce allo stomaco: un bambino malato, una richiesta urgente, un link per donare. È esattamente così che funziona una delle truffe più diffuse del momento. Una raccolta fondi che chiede aiuto per un presunto bambino chiamato “Davide” sta circolando da mesi su Facebook, raccogliendo migliaia di euro e ingannando moltissime persone. Ma il problema è che quella storia, in realtà, è falsa.
Tutto parte da contenuti autentici: foto e video di un bambino che ha davvero combattuto la leucemia. La sua storia è reale ed è stata raccontata online dal padre, ma in realtà quel bambino è statunitense ed ha affrontato anni di cure, riuscendo fortunatamente a guarire. I truffatori hanno preso quei materiali e li hanno riutilizzati, cambiando nomi, età e dettagli, trasformandoli in una nuova narrazione costruita ad hoc per suscitare compassione.
In alcuni post, il bambino viene chiamato “Davide” o “Davi”, descritto come ricoverato in Italia, addirittura associato a strutture come l’Ospedale San Raffaele. Viene raccontata la necessità urgente di una terapia sperimentale dal costo di circa 20.000 euro. Una cifra precisa, studiata per sembrare credibile, ma completamente inventata.

Dietro questa operazione c’è un profilo social intestato a una presunta “Rosaria Maria Caputo”, che pubblica contenuti emotivi e invita a donare tramite un link PayPal sempre uguale. La strategia è semplice ma efficace: creare una storia coinvolgente, generare urgenza e spingere le persone a cliccare e contribuire. I numeri dimostrano quanto funzioni: la pagina ha superato i 60mila follower, mentre alcuni video hanno raggiunto anche 500mila visualizzazioni, con migliaia di interazioni tra commenti, like e condivisioni.
La raccolta fondi ha già accumulato circa 7.800 euro, ma solo una parte – circa 1.300 euro – proverrebbe da donazioni reali. Il resto sarebbe stato inserito artificialmente dagli stessi truffatori per rendere la campagna più credibile. Questa è una tecnica psicologica ben nota: quando vediamo che molti hanno già donato, siamo più portati a fare lo stesso.
Aggiungiamo che questa non è nemmeno la prima volta che la truffa in questione circola con forza in rete. In precedenza erano state usate le immagini di un altro bambino, brasiliano, ed una volta smascherata la frode, i responsabili hanno semplicemente cambiato volto e storia, continuando l’attività senza fermarsi.

Un altro elemento fondamentale per smascherare l’inganno riguarda il sistema sanitario: in Italia, anche le terapie sperimentali vengono gestite dal sistema pubblico e non richiedono raccolte fondi dirette con link personali. Questo dettaglio, spesso ignorato, basterebbe da solo a far sorgere dubbi sulla veridicità di queste richieste.
Negli ultimi giorni, la falsa campagna è tornata a circolare con forza, attirando nuove persone convinte di aiutare un bambino in difficoltà. In realtà, stanno soltanto alimentando un sistema fraudolento che sfrutta la solidarietà per guadagno personale, senza farsi problemi a sfruttare delle storie reali di persone che hanno sofferto e che continuano a farlo.
