Il Debí Tirar Más Fotos World Tour di Bad Bunny ha toccato l’Europa lo scorso 22 maggio con un’accoglienza trionfale. Tutte le date sono andate sold out, consolidando il successo del cantante portoricano come una delle forze più potenti della musica latina contemporanea. Ma dietro l’entusiasmo del pubblico e le recensioni entusiastiche si è aperta una crepa inaspettata, una polemica che ha diviso i fan e messo in discussione la coerenza tra messaggio artistico e prassi concreta.
Al centro del dibattito c’è la casita, elemento scenografico diventato simbolo iconico della residenza “No Me Quiero Ir De Aquí” che Benito Antonio Martínez Ocasio, vero nome dell’artista, ha tenuto per dieci settimane a El Coliseo di San Juan, Porto Rico. Questa struttura particolare, un’abitazione a un piano dal tetto grigio e facciata rosa pastello, con arredi da giardino in rattan, non era solo un vezzo estetico. La casita riproduceva fedelmente le abitazioni vernacolari di Humacao, quelle costruzioni caraibiche dalla volumetria semplice, persiane in legno e colori tenui che rappresentano l’identità architettonica dell’isola, fragile ma resiliente.
L’intenzione originale era nobile e, sulla carta, perfettamente in linea con l’immagine anti-elitaria che Bad Bunny ha costruito negli anni. La casita fungeva da secondo palco, un contrappunto all’imponente montagna dello stage principale rivestita di fiori selvatici dipinti a mano. L’idea era quella di avvicinare lo spettacolo a chi normalmente non avrebbe accesso ai posti migliori, creando un’esperienza democratica e inclusiva, radicata nel paesaggio e nella memoria collettiva portoricana.
@arteroleaks ESTER EXPÓSITO BAILANDO EN LA CASIT DE BAD BUNNY #esterexposito #badbunny ♬ sonido original – Chusmeando Con Artero 💫
Ma la teoria, come spesso accade, si è scontrata con una pratica ben diversa. Durante il concerto di Madrid allo stadio Riyadh Air Metropolitano, il primo appuntamento europeo del tour, il patio della casita si è riempito di volti tutt’altro che comuni. Ester Exposito, star di Elite e volto televisivo tra i più riconoscibili della Spagna, Ana de Armas, attrice cubana naturalizzata spagnola con una carriera hollywoodiana consolidata, María León, Marta Ortega soprannominata “Lady Zara” per essere l’ereditiera dell’impero Inditex, e l’italiana Chiara Ferragni, imprenditrice digitale e influencer dalla portata globale. Un parterre di celebrità che ha trasformato quello spazio pensato per l’inclusione in un palco VIP a tutti gli effetti.
La reazione sui social non si è fatta attendere. TikTok e Twitter sono esplosi di video e commenti che documentavano la presenza delle star nella casita, e i fan hanno dato vita a un dibattito acceso. Le accuse di ipocrisia sono piovute copiose. “La casita creata appositamente per far vivere il concerto vicino a chi non se lo può permettere e poi è piena di influencer e attori, lasciatemi dire: che delusione“, ha scritto un utente. Un altro ha rincarato: “Non molto coerente parlare di disuguaglianze e discriminazioni e poi trasformare la casita in un punto di ritrovo per influencer e celebrità. Che cos’è, non ci si può mischiare con la folla? Un po’ in contraddizione con il messaggio che si vuole trasmettere“.
La questione tocca un nervo scoperto. Bad Bunny ha costruito la sua immagine pubblica su valori precisi: lotta contro le disuguaglianze, critica al sistema, inclusione sociale, orgoglio per le radici portoricane. Ha usato la sua piattaforma per denunciare ingiustizie, per parlare di temi politici scomodi, per dare voce a chi voce non ha. Vedere quello stesso artista circondarsi di élite, miliardari e influencer in uno spazio simbolicamente dedicato al popolo ha generato un cortocircuito cognitivo nei suoi sostenitori più fedeli.
@vanitatis Ester Expósito, Chiara Ferragni, María Leon, Clara Galle y Ana de Armas entre las invitadas a la casita de Bad Bunny en su primer concierto en Madrid #esterexposito #badbunny ♬ sonido original – vanitatis.com
La progettazione della casita originale era stata affidata a un gruppo di designer locali portoricani, proprio per garantire autenticità e rispetto verso la tradizione vernacolare. Ogni dettaglio riproduceva in scala reale e fedele le abitazioni di Humacao, con quella domesticità fragile ma ostinata che caratterizza l’architettura caraibica. L’intento era radicare lo spettacolo nel paesaggio portoricano, farlo diventare veicolo di identità, attivare memorie collettive e ricordi personali.
E da questo punto di vista, l’operazione è riuscita alla perfezione. La casita è diventata icona, simbolo riconoscibile, elemento identitario forte. Ma proprio questo successo simbolico rende ancora più stridente la contraddizione con l’uso esclusivo che ne è stato fatto durante i concerti europei. Come può uno spazio che rappresenta le case popolari, l’identità del popolo portoricano, la lotta contro le disuguaglianze, essere riservato a chi ha già tutto, a chi non ha certo bisogno di ulteriori privilegi.
La presenza di Chiara Ferragni in particolare ha amplificato il dibattito in Italia, dove l’imprenditrice digitale è figura polarizzante. Reduce da un periodo complesso sul piano personale e professionale, la sua apparizione nella casita madrilena ha alimentato discussioni sulla natura delle amicizie celebrity, sull’accesso a cerchi esclusivi, sulla distanza sempre più marcata tra influencer di primissimo piano e pubblico comune.
@saintfashionalan Lo que alguna vez #badbunny presentó como la casita de la familia típica de #puertorico se volvió un show que terminó siendo un producto de lujo para #influencers y gente que lo pueda pagar. #esterexposito #influencer ♬ Green love (Lofi) – Prodbyecho
Non si tratta solo di una questione di guest list mal gestita. Il problema è più profondo e riguarda la credibilità di un artista che ha fatto della coerenza tra parole e azioni uno dei suoi punti di forza. Bad Bunny non è un cantante qualunque: è un fenomeno culturale che ha saputo parlare di temi complessi senza perdere appeal commerciale, che ha portato il reggaeton a livelli di sofisticazione narrativa inediti, che ha usato la sua visibilità per cause sociali concrete.
