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È possibile immaginare nuovamente un mantello estetico per dei giochi vecchi? Spesso portiamo avanti battaglie o discorsi attorno la preservazione di vecchi giochi originali, di tutti quei titoli a cavallo tra anni 80 e 90 che hanno fatto la storia del mezzo videogioco, ma è incredibile pensare come poi l’evoluzione tecnologica del media stesso, impedisca il recupero naturale di tali giochi, se non munirsi di hardware originale e datato.

Le operazioni di rilancio, diverse dai remake, si mostrano in tutto il loro splendore qui, dove Square Enix ha messo in atto una politica di spolvero che lascia poco spazio ai dubbi: dopo aver riesumato Dragon Quest 3, adesso il nuovo mantello estetico viene posato sopra Dragon Quest e Dragon Quest 2. Nella visione produttiva, come narrativa, nel modo in cui i primi tre capitoli del franchise sono tutti collegati, con il terzo che funziona da prequel per i fatti dei primi due, ecco la naturale e logica esposizione di questi due primi capitoli del franchise, pronti a brillare di luce propria.

Dragon Quest I & II HD-2D Remake, più di una semplice operazione nostalgia

Una schermata di gioco di Dragon Quest I & II HD-2D Remake
Una schermata di gioco di Dragon Quest I & II HD-2D Remake – ©Square Enix

Chi ha avuto la fortuna di giocare gli originali ricorderà il modo in cui questi si presentavano al grande pubblico, in particolare il primo capitolo, con l’obiettivo di riversare l’esperienza di gioco da ruolo classica cartacea, estrapolarla dalla fruizione PC e darla in pasto alle console casalinghe.

Non un gioco a tutto tondo e di facile fruizione, ma era Dragon Quest, aveva una storia, delle musiche e dei personaggi memorabili, crescendo sempre più e trovando il plauso mondiale proprio con il terzo capitolo, vero successo capace di mostrare che il franchise aveva un’anima forte.

Proprio da questo presupposto riparte l’operazione in oggetto, potenziare esteticamente come nelle meccaniche di gioco totalmente riviste due capitoli storici, rendendoli non solo giocabili ad ampio respiro, ma appetibili ad una grande fascia di videogiocatori. Che siate veterani o meno, che abbiate iniziato ora a scoprire il franchise, queste edizioni sono il perfetto punto d’incontro tra il passato, la restituzione alla memoria, e l’approccio moderno Senza perdere la memoria o lo stile.

Dragon Quest e Dragon Quest 2 rimangono due solidissimi e magnifici jRPG, aiutati da un mantello estetico che li svecchia totalmente, assieme ad un sistema e meccaniche di gioco che li lanciano in un contesto moderno Senza perdere l’essenza di quello che sono stati.

Un invito più che un consiglio

Una schermata di gioco di Dragon Quest I & II HD-2D Remake
Una schermata di gioco di Dragon Quest I & II HD-2D Remake

Va anche detto che in questo 2025, forse anche complice il successo di Clair Obscur: Expedition 33, il genere jRPG sta vivendo un’inaspettata seconda vita, trovando proprio nel mercato europeo un grande alleato. 

Sempre più persone si stanno scoprendo appassionati al genere, inclini a spendere ore per organizzare il party, perdersi in una pixel art cristallina e accogliente, dare tempo e pazienza all’esplorazione – altro elemento cardine tanto del genere, quanto di questi due capitoli – che viene incoraggiata dagli scontri con i tanti nemici, le ricompense sul campo, i dungeon da scoprire.

Lasciatevi dunque inebriare da questa operazione di tutela di due titoli rinnovati per l’approccio, ma perfetti da rigiocare adesso, con tutti i colori e le musiche. Ragazzi, che belli i nuovi arrangiamenti. Anche più del doppiaggio, opzionale, ma una grande avventura non è nulla senza un grande accompagnamento sonoro.

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