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Ci vuole coraggio per mettersi sempre in discussione e continuare a non abbassare mai la guardia di progetto in progetto.

Un concetto che dalle parti di Capcom è ormai forte e chiaro considerando il periodo d’oro che da tempo continua a cavalcare, ri-valorizzando brand come Street Fighter e Resident Evil dopo alcune parentesi altalenanti, ampliando il pubblico di riferimento nei confronti della inizialmente più spigolosa serie di Monster Hunter, senza dimenticare di dedicarsi anche a progetti creativi totalmente nuovi come Pragmata. Tutto questo, ovviamente, pensando solo a una parte dei meriti da attribuire alla software house nel corso dei tempi più recenti.

Insomma, con Capcom, in un modo o nell’altro è da molti anni che mi sento abbastanza tranquillo quando si parla di qualità, eppure non pensavo di sorprendermi così tanto in positivo come con la prova completa di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection. Il terzo capitolo dell’omonima saga, nata come più piccolo spin off direttamente dalle costole del brand principale, ha deciso di fare le cose in grande, gonfiando il petto di orgoglio, e di uscire dall’ombra del fratello maggiore in grande stile.

L’obiettivo finale del progetto? Dimostrare al pubblico che Monster Hunter Stories è pronto a fare qual passo qualitativo (gigante) in più, proponendosi come candidato completo, fatto e finito a ruolo di protagonista per tutto il 2026 nel panorama dei monster collector e non solo.

Ci tengo a precisarlo fin da subito, proprio perché l’obiettivo è stato centrato in pieno. Ma andiamo con ordine.

Il Trono di Cristallo

Una sequenza in volo di Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection
Una sequenza in volo di Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection – ©Capcom

Con il primo capitolo uscito su Nintendo 3DS, così come con il secondo realizzato per Nintendo Switch, la saga si è contraddistinta per la volontà di bilanciare e adattare tutte quelle variegate meccaniche della caccia in tempo reale nei turni tipici dei più blasonati giochi di ruolo. Il tutto, cercando di offrire qualche angolo di lettura differente anche sul fronte della storia che dagli albori ha contornato il concetto di caccia.

Solo, però, con Twisted Reflection questa fase di esperimento e semplice “what-if” viene superata sotto ogni punta di vista, brillando di luce propria.

Cominciando dalla narrazione, sono bastati pochi minuti di gioco per capire i nuovi valori produttivi che contornano il progetto. Le cinematiche sono più curate e numerose, i dettagli con il cel shading sono estremamente più definiti, così come la storia non è più un mero contorno dalle fugaci premesse, ma diventa perno grazie a un racconto più maturo e coinvolgente del previsto.

Il protagonista, o la protagonista a seconda della scelta iniziale seguita da un nutrito numero di opzioni per la personalizzazione estetica, è l’erede al trono del regno di Azuria, territorio scosso dal nefasto conflitto con il regno adiacente che non sembra mai aver fine.

La scoperta di un misterioso uovo di Rathalos, dal quale fuoriescono ben due draghi gemelli marchiati come Scaglieblu, portatori tanto di speranza quanto di sventura, sono il burrascoso incipit narrativo nel quale veniamo gettati. In un mondo sull’orlo dell’ennesima guerra, e con diverse creature sull’orlo dell’estinzione a causa di misteriosi cristalli che si annidano come parassiti per causare morte e violenza, inizia un viaggio alla scoperta della verità.

Una verità sorprendentemente scomoda, dove vengono man mano portate alla luce storie e miti del passato, tra fazioni instabili militarmente e oscure leggende pronte a portare la rovina tra le terre conosciute.

Inizia un viaggio, in sostanza, la cui portata si amplifica ora dopo ora pad alla mano, passando da terre apparentemente inesplorate e che metteranno in discussione la recente storia conosciuta dal protagonista e i suoi amici.

Nel suo essere positivamente articolata, la storia di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection non si fa scrupoli nel prendere riferimenti più o meno velati a opere complesse come Il Trono di Spade per gestire le relazioni tra le varie fazioni, mentre le dinamiche tra i membri del proprio team pescano a piene mani dagli shonen e slice of life pù blasonati del mondo orientale. Ovviamente non aspettatevi chissà quale picco di tensione, ma il ritmo rimane abbastanza serrato, con alcune sorprese inaspettate, mentre durante tutta l’avventura si alternando situazioni più frenetiche ad altre più classiche per l’approfondimento dei compagni di squadra.

L’unico compromesso? Bisogna necessariamente superare la macchinosità delle prime ore di gioco, dove l’utente è soverchiato di informazioni e tutorial tanto per le varie meccaniche ruolistiche tanto per trame e lore di riferimento. Superata questa parte più macchinosa e introduttiva, come anticipato, è impossibile non farsi trasportare dal flusso della narrazione a dal suo ritmo.

Esplorazione senza limiti

Una sequenza di gioco di Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection
Una sequenza di gioco di Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection – ©Capcom

L’aspetto che in primis mi ha sorpreso in Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection rimane, però, l’esplorazione. Nelle varie macroaree che si affrontano con il progredire della storia è possibile muoversi cavalcando i Monstie a disposizione nel proprio roster, alternandoli in tempo reale per sfruttarne le peculiarità a seconda del terreno attraversato.

Nello specifico, volare dai picchi più alti di una vallata sconfinata grazie alle ali di un Rathian o il nostro rarissimo Rathalos, per poi superare ripide barriere verticali nelle catene montuose grazie agli artigli del Tobi-Kadachi, senza dimenticare la possibilità di guadare fiumi e laghi al dorso di un Plesioth, oppure creare tunnel sotterranei in aree apposite senza alcuna pausa.

Ciò avviene su schermo con un dinamismo spettacolare, che permette (grazie a una saggia implementazione di pannelli e interfacce) di alternare le creature con un semplice click di analogico, rendendo l’esplorazione così fluida da far quasi dimenticare la presenza delle icone per il viaggio rapido.

Insomma, è ciò che avremmo desiderato fare in un qualsiasi monster collector degno di questo nome e nessun titolo dello stesso genere si avvicina a queste sensazioni per varietà e senso di libertà che ne scaturisce.

Certo, per quanto riguarda il volo con i Monstie appositi, si parla più di una planata amplificata, dove al massimo bisogna sfruttare determinate correnti ascensionali per salire di quota su più occasioni. Una scelta, comunque, saggiamente gestita per evitare di sfruttare eccessivamente tale meccanica di spostamento a scapito delle altre menzionate; concatenare le varie abilità delle creature rimane fondamentale per raggiungere aree più segrete e trovare materiali o nemici più rari.

Le aree di gioco, appunto, sono ricche di elementi, tra missioni principali e secondarie da seguire, risorse utili per il crafting che per varietà richiamano tanto nella forma quanto nella sostanza quelle della serie principale, senza dimenticare i vari mostri che vivono nelle mappe allo stato brado e con i quali poter interagire per i vari scontri. Tutti elementi che enfatizzano proprio l’esplorazione menzionata e che si riflettono anche in pochi, ma curatissimi, villaggi e città che fungono da hub tra le varie aree, spingendo il pedale dell’acceleratore verso un coinvolgimento incredibile pad alla mano.

Ciao Darwin

Una sequenza di gioco di Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection
Una sequenza di gioco di Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection – ©Capcom

Elemento che ancora di più contraddistingue l’opera e fa la differenza perché si lega agli scontri a turni, alla narrazione e ovviamente all’esplorazione già elogiata, è il tema della sostenibilità ambientale che emerge e viene portato avanti dal giocatore per tutta la durata dell’avventura.

Dal ruolo del classico cacciatore della saga principale, in Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection si assume il ruolo di ranger; mai come in questo capitolo si affronta il trittico uomo-creatura-habitat in modo maturo dal punto di vista narrativo e funzionale per il gameplay.

Nello specifico, è necessario classificare le varie specie, così come ragionare su come preservare e sviluppare nuovi habitat per quelle a rischio estinzione. Tutti compiti che si svolgono in parallelo ai problemi bellici accennati, legandosi al problema principale dei cristalli che minano l’equilibrio raggiunto nei territori tra le specie presenti.

Dal punto di vista effettivo del gameplay, ciò si traduce nella possibilità di scegliere nelle varie aree quali Monstie rilasciare una volta ottenute le uova, facendoli proliferare su schermo come specie effettive di quell’habitat. Il risultato? Incrociando le specie già presenti, con quelle che si decidono di aggiungere o cambiare, nascono creature con caratteristiche uniche e peculiarità elementali che riprendono i geni di riferimento.

Un sistema, in sostanza, che riscrive anche il paradigma legato al crafting, al potenziamento della nostra squadra e alla scelta del roster ideale di Monstie da portarci dietro e allevare a seconda del nemico da dover sconfiggere.

Tutte meccaniche che amplificano la varietà e la personalizzazione dell’offerta secondo il proprio modo di giocare ogni partita.

L’ambizione che non basta mai

Una fase attiva di scontro in Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection
Una fase attiva di scontro in Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflection – ©Capcom

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è un gioco pieno di sorprese sia sul fronte narrativo che di gameplay. La formula a turni, basata su una rivisitazione del classico sistema carta-sasso-forbice per la scelta della tipologia di attacco, offre ramificate soluzioni per l’imitare l’avversario, così come aumentare la portata dei colpi dei propri compagni di team.

Il tutto, portando in battaglia fino a tre categorie di armi differenti e da usare all’occorrenza per aumentare ulteriormente le possibilità offensive.

Non manca nemmeno una barra adibita all’utilizzo di mosse speciali e in coordinazione con i compagni di squadra, per realizzare combo che nella maggior parte dei casi si traducono su schermo in un tripudio di colori e movimenti spettacolari. Il risultato finale, così ben risaltato dalla telecamera, mi ha fatto tornare indietro negli anni ai bei tempi delle mosse speciali di Naruto Shippuden Ninja Storm 2, giusto per ribadirne la qualità.

Come viene gestita, però, la complessità del combat system? Semplicemente attraverso un’interfaccia di gioco ricca di nozioni, ma ben studiata per mai appesantire eccessivamente lo schermo, tra menu e tendine che si aprono con rapidi tasti per selezionare attacchi, armi, cambiare le tecniche e soprattutto vedere quali parti del corpo del nemico colpire sfruttando determinate debolezze.

Funziona perché un sistema che riprende lo studio già menzionato della saga principale, dove distruggere le parti di un mostro è fondamentale per indebolirlo con strategia, ma accessibile anche per i neofiti pronti a studiarne ogni sfaccettatura.

In barba ad una line-up già corposa per questo 2026, per riassumere il tutto, sarebbe un errore clamoroso pensare a Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection come al più piccolo e debole progetto del pacchetto di Capcom.

Contro ogni aspettativa, non solo supera nettamente i precedenti capitoli spin-off, ma può essere considerato qualitativamente impressionante almeno quanto i più recenti capitoli della saga principale. Sicuramente uno dei migliori, se non il migliore, monster collector in circolazione, ideale per neofiti, semplici curiosi ed appassionati del marchio di riferimento.

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