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Da quanto non capitava di avere un videogioco tie-in capace di far parlare di se? Se non sapete di cosa stiamo parlando – e se siete troppo giovani per ricordarlo – fino a pochi anni fa impazzava la moda di creare videogiochi su licenze ufficiali di film usciti al cinema. In particolare tra gli anni 90 e inizi del 2000, grazie all’evoluzione tecnologica delle home console, era una corsa all’impazzata a chi si prendeva la licenza di un Matrix per farne subito il videogioco.

Il problema di questa pratica? Tutti – o quasi – i videogiochi usciti erano pessimi. Forse fanno eccezione pochi illustri, magari un Tarzan o un Hercules di casa Disney, ma dobbiamo arrivare a Batman Arkham Asylum per poter finalmente giocare con qualità un videogioco su licenza esterna.

A dicembre del 2023, un anno dopo l’uscita di Avatar: La via dell’Acqua, Ubisoft tentò il colpaccio con Avatar: Frontiers of Pandora, titolo su licenza ufficiale Avatar che si prefiggeva l’obiettivo di espandere, con il benestare di James Cameron, dunque tutto in forma ufficiale, la lore del suo franchise. Il risultato? Freddino nell’accoglienza iniziale, ma capace di crescere nel tempo.

Avatar: Frontiers of Pandora, dentro e fuori il franchise

Immagine di gioco di Avatar From the Ashes
Immagine di gioco di Avatar From the Ashes – ©Ubisoft

Il gioco, sviluppato da Massive, gli stessi di The Division e The Division 2, ci mette nei panni di un Na’vi di Pandora, nel pieno dell’insediamento degli umani, ma essendo il nostro personaggio cresciuto tra il suo popolo e quello degli umani, già nelle abilità ne riscontriamo i risultati: un combattente estremamente versatile tanto nelle armi del suo popolo, come nel maneggiare fucili d’assalto o granate.

L’ibridazione delle meccaniche di gioco regalava un certo respiro nell’approccio di quelle che sono poi le successive missioni, che si avviluppano attorno il classico sistema open world di Ubisoft, forse troppo simile a Far Cry: la distruzione di avamposti umani, come delle strutture che annientano la vegetazione, il tutto per un bottino migliore così da aumentare statistiche e qualità del nostro guerriero.

Il gioco non brillava per chissà quale novità nella grammatica di gioco, bensì viveva di una rappresentazione di Pandora sicuramente oltre la media: contorno estetico, mappe di gioco e infine, quello che ha contraddistinto il gioco almeno nelle sue prime fasi, ovvero l’assenza di indicatori su dove andare.

Può sembrare una cosa da poco, ma al netto di alcuni segnalini che sono indicati nella mappa riguardo gli obiettivi, il gioco difficilmente ci segnala la strada per arrivarci, questo perché Pandora è costruito verticalmente. Dove la strada è sbarrata, probabilmente dovremo muoverci con rampicanti, e la soluzione è sempre data dalla nostra osservazione. Anche attivando un istinto Na’vi, con l’apposito tasto, vedremo il punto da raggiungere, ma non la strada. Un fattore immersivo che spezza la classica monotonia del viaggio automatico o del tragitto da seguire, per provare a vivere un poco di più la mappa di gioco.

Il supporto costante

Immagine di gioco di Avatar From the Ashes
Immagine di gioco di Avatar From the Ashes – ©Ubisoft

Dopo l’uscita, non proprio esaltante del gioco base, Ubisoft e Massive hanno visto un lento, ma costante, interessamento del gioco da parte della fanbase. Nel giro di un annetto, già dal primo DLC che recuperava parte degli scontri aerei, per poi anticipare il costante arrivo e aggiornamento delle forze umane, per poi arrivare adesso a From the Ashes, contenuto che introduce il popolo del fuoco introdotto in Avatar: Fuoco e Cenere.

Con la stessa narrazione che procede, in particolare con il focus mirato sul popolo del vento di Avatar, accennato e visto proprio nell’ultimo capitolo cinematografico ora in sala, Avatar: Frontiers of Pandora nel corso di questi tre anni è ancora vivo, magari senza registrare un’esplosione di numeri, ma almeno nella sua missione per cui cerca di ampliare l’universo di Avatar, sta riuscendo a regalare diverse ore di gioco.

Il problema di Avatar, se proprio vogliamo trovarne uno e farne una cornice generale, è che i fan sono occasionali, si muovono in solo al momento dell’uscita dei film al cinema, rimanendo pigri riguardo tutto il resto. Le intenzioni di James Cameron sono abbastanza chiare: vuole lanciare Avatar in un successo globale. I record al cinema ormai non gli bastano più, la sua creatura deve replicare tale successo anche fuori dal cinema.

La strada è ancora lunga, ma se volete iniziare ad ampliare storia, mitologia e lore di Avatar, recuperate Frontiers of Pandora con tutti i contenuti pubblicati fino ad oggi. Sarà sicuramente un’esperienza più che soddisfacente.

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Classe 1989. Gabriele Barducci scrive di Cinema e serie tv. Dal 2022 è responsabile dell'area videogiochi di ScreenWorld. Comincia a scrivere di Cinema e serie tv nel 2012 accompagnando gli studi in Scienze della Comunicazione presso l'università di Roma La Sapienza. Nel 2016 entra nella redazione di The Games Machine occupandosi anche di videogiochi, mentre dal 2017 è nello staff della rivista di cinema Nocturno.