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Se pensiamo agli anime che hanno un po’ fatto la storia del più recente passato, escludendo colossi e giganti ben noti, un occhio di riguardo non si po’ non dare anche a Sword Art Online, adventure fantasy capace di alternare con una certa maestria momenti sereni e distesi ad altri più crudi e carichi di tensione.

Negli ultimi anni il franchise ha continuato a vivere ed espandersi attraverso stagioni animate, film e numerosi adattamenti videoludici, ma nessuno di questi è mai riuscito a trasmettere davvero quella sensazione che aveva reso indimenticabile il primo arco narrativo della serie. Non si tratta semplicemente di nostalgia, ma di rendersi conto di quanto il mondo originale della storia, ovvero l’imponente torre fluttuante di Aincrad, rappresenti ancora oggi l’essenza dell’opera immaginata da Reki Kawahara.

Per questo motivo Sword Art Online: Echoes of Aincrad sembra partire da un presupposto tanto semplice quanto intelligente: tornare dove tutto è iniziato.

Le origini del mito

Una sequenza di gioco di Echoes of Aincrad
Una sequenza di gioco di Echoes of Aincrad – ©Bandai

Per milioni di appassionati, Sword Art Online coincide ancora oggi con Aincrad. È lì che tantissimi appassionati, compreso il sottoscritto, hanno conosciuto Kirito, Asuna e l’evoluzione di un rapporto destinato a diventare uno dei più iconici dell’animazione giapponese contemporanea. Il tutto, assistendo alla nascita di amicizie, rivalità e legami costruiti nel corso di una lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Ma il vero collante di tutto questo non erano i personaggi, bensì il contesto nel quale erano letteralmente catapultati, ricco di sfaccettature per nulla scontate.

La forza del primo arco narrativo risiedeva, infatti, in un’idea tanto semplice quanto straordinariamente efficace: trasformare un videogioco in una prigione dalla quale era impossibile uscire, se non superando tutti i livelli fino alla cima del castello. Morire all’interno di Aincrad significava perdere la vita anche nel mondo reale e questa singola regola era sufficiente a dare peso a qualsiasi decisione presa dai protagonisti, così come tutti i giocatori coinvolti.

Ogni combattimento diventava una questione di vita o di morte, ogni boss sconfitto rappresentava un passo concreto verso la libertà. Ogni errore poteva essere l’ultimo.

Quando debuttò nel 2012, Sword Art Online conquistò milioni di spettatori e contribuì, per molti, a rendere popolare una nuova generazione di isekai ambientati tra mondi virtuali e videogiochi. Negli anni successivi sono poi arrivati decine di anime ispirati a quella formula, ma pochi sono riusciti davvero a replicare l’equilibrio raggiunto da Aincrad.

Ciò perché la gigantesca torre sospesa nel cielo non è la tipica ambientazione esplorabile di un classico MMORPG. Ovviamente i presupposti più tradizionali, e comunque positivi, rimanevano perché ogni piano possedeva una propria identità, con città, dungeon, gilde, mercanti, mostri e boss differenti. Ma la vera differenza si trova nel suo ecosistema in continua evoluzione, capace di dare la sensazione di trovarsi davanti a un mondo vivo, dove migliaia di giocatori cercavano di costruirsi un’esistenza mentre tentavano, lentamente, di raggiungere il centesimo livello.

Chi sceglieva di affrontare il pericolo organizzava spedizioni verso i piani superiori insieme ai migliori combattenti. Altri preferivano fermarsi nelle città sicure, aprire attività commerciali, creare famiglie o semplicemente rassegnarsi a vivere per sempre all’interno del gioco.

Una storia da plasmare

Una sequenza di gioco di Echoes of Aincrad
Una sequenza di gioco di Echoes of Aincrad – ©Bandai

Oltre all’azione e ai combattimenti, però, Aincrad offriva uno spaccato sorprendentemente credibile della natura umana. C’era chi sacrificava tutto per il bene comune, chi metteva davanti a qualsiasi cosa la propria sopravvivenza e chi, incapace di accettare la nuova realtà, finiva lentamente per perdere la ragione e darsi alla macchia.

Era una componente narrativa che rendeva il mondo molto più credibile e stratificato, contribuendo a costruire quell’atmosfera di tensione costante che molti fan ritengono non sia mai stata completamente recuperata negli archi narrativi successivi. Tutti elementi poi solo in minima parte approfonditi e, soprattutto nella seconda metà della storia, messi bruscamente da parte per concludere la storia di Kirito.

È proprio qui che Echoes of Aincrad sembra voler fare la differenza. Fin dalle prime informazioni condivise, il progetto dimostra di aver compreso quale sia l’elemento che il pubblico desidera ritrovare: non semplicemente Kirito o Asuna, ma l’esperienza stessa di vivere Aincrad.

Kirito e Asuna nella prima stagione di Sword Art Online
Kirito e Asuna nella prima stagione di Sword Art Online

L’ambientazione, la progressione e l’atmosfera richiamano direttamente il primo arco narrativo, con l’ambizione di trasformare il castello volante nel vero protagonista dell’avventura. A questo si aggiunge un elemento particolarmente interessante: la possibilità di approfondire aspetti della lore che anime e light novel avevano soltanto accennato, espandendo un universo narrativo che possiede ancora enormi margini di sviluppo.

Naturalmente tutto questo dovrà essere sostenuto anche da un gameplay all’altezza e che deve fare tesoro dei risultati altalenanti viste nelle produzioni passate.

Da questo punto di vista Echoes of Aincrad sembra voler offrire un’esperienza più focalizzata rispetto ai precedenti adattamenti della serie; l’esplorazione genuina è finalmente un elemento centrale dell’avventura, la personalizzazione del protagonista appare molto più profonda sia dal punto di vista estetico che nella costruzione del proprio stile di combattimento, mentre la formazione del party promette di aggiungere quel livello di imprevedibilità necessario per rendere ogni spedizione diversa dalla precedente.

Una sequenza di gioco di Echoes of Aincrad
Una sequenza di gioco di Echoes of Aincrad – ©Bandai

Una scelta che sembra portare il progetto nella direzione giusta: mettere il giocatore nelle condizioni di costruire il proprio viaggio ad Aincrad invece di limitarsi a rivivere quello già raccontato dall’anime.

A differenza dell’opera originale, composta da cento livelli, Echoes of Aincrad consentirà di esplorare soltanto due piani. Una decisione che potrebbe inizialmente far storcere il naso, ma che lascia intendere una filosofia progettuale ben precisa: privilegiare la profondità rispetto alla quantità.

Se ciascun piano sarà davvero ricco di attività, segreti, personaggi ed eventi, questa scelta potrebbe persino rappresentare il punto di partenza ideale per espandere progressivamente il gioco attraverso futuri aggiornamenti o contenuti aggiuntivi.

Dopo anni di adattamenti che sembravano rincorrere l’intera saga senza soffermarsi davvero sulla sua parte più iconica, Echoes of Aincrad ha finalmente deciso di ripartire dal luogo che ha fatto innamorare milioni di fan. Il tutto, seguendo la direzione che la serie videoludica di Sword Art Online avrebbe dovuto seguire fin dall’inizio.

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Accanito videogiocatore fin dalla tenera età, oggi esploro il medium a 360°, senza limiti di genere (tranne per gli horror, ahimè). In parallelo alle mie attività di marketing e trasformazione digitale, da anni mi approccio in modo professionale e costante al settore Videogame & High-Tech, con l’obiettivo di raccontarlo al meglio.