X

La settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest avrebbe dovuto essere una festa memorabile, un compleanno scintillante per la kermesse musicale più seguita d’Europa. Invece si è trasformata in un campo minato geopolitico, un esodo di proporzioni bibliche e un palcoscenico dove il cattivo gusto musicale ha incontrato le proteste più clamorose della storia recente della manifestazione.

Quello che doveva essere un momento di celebrazione si è infatti rivelato rapidamente il capitolo più turbolento mai vissuto dalla competizione, con ritiri eccellenti, boicottaggi televisivi e gesti di protesta che hanno fatto tremare le fondamenta stesse dell’evento. E mentre l’Europa si spacca sulla partecipazione di Israele, un outsider italiano conquista Spotify con numeri da capogiro.

La grande fuga ha preso forma nelle settimane precedenti alla manifestazione. Dopo la conferma della partecipazione israeliana, quattro nazioni hanno deciso di abbandonare la nave: Irlanda, Islanda, Paesi Bassi e Spagna. Quest’ultima defezione rappresenta il vero terremoto, considerando che la Spagna fa parte delle cosiddette Big Five, quelle cinque nazioni che storicamente finanziano l’intero baraccone insieme a Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Inoltre Spagna, Slovenia e Irlanda hanno scelto di non trasmettere nemmeno l’evento, un blackout punitivo che ha trasformato la finale in una sorta di circolo privato per pochi intimi.

Il logo dell'Eurovision Song Contest 2026
Il logo dell’Eurovision Song Contest 2026, fonte: YouTube

Il tocco più clamoroso lo hanno dato però i vincitori delle edizioni passate. Nemo, trionfatore nel 2024, e Charlie McGettigan, che aveva conquistato il trofeo nel lontano 1994, hanno restituito il premio. Un gesto simbolico potente, come a dire che preferiscono la dignità al microfono di cristallo, che certi valori valgono più di un trofeo, per quanto prestigioso possa essere.

Sul fronte strettamente musicale, secondo molti l’edizione 2026 sembra un raduno di veterani del metal finito male, con una quota rock che farebbe impallidire persino i Lordi nella loro epoca d’oro. Albania, Armenia, Estonia, Moldavia, Romania, Serbia e Svizzera hanno portato sul palco una valanga di chitarre distorte e urla che avrebbero meritato piuttosto un palco al Wacken Open Air che quello patinato dell’Eurovision. Aggiungiamo nel 2016 la Romania fu squalificata per un mancato pagamento del suo debito con Ebu. Una cosa simile accadde anche nel 2018 con la Macedonia del Nord, ma dieci giorni dopo il Paese pagò tutto e venne riammesso all’evento.

Dall’altra parte della barricata, la critica segnala che l’esercito dei cloni dance è guidato dalla Germania con l’ennesimo pezzo che contiene la parola “Fire” nel testo. Un’ossessione piromane che, visti i risultati degli ultimi anni, dovrebbe suggerire ai tedeschi di chiamare i pompieri piuttosto che un produttore musicale. Ma le vere perle di quest’edizione meritano menzioni speciali.

Sal Da Vinci alle prove dell'Eurovision 2026
Sal Da Vinci alle prove dell’Eurovision 2026 fonte: X

Cipro ha presentato quello che sembra un plagio sfacciato di “Waka Waka“, un brano che sembra acquistato su un sito di e-commerce cinese a 1,99 euro. La Grecia ha optato per la follia pura, probabilmente per ricordarci che i Balcani sono uno stato mentale prima che geografico. Il Portogallo ha portato un brano talmente desolante da far sembrare una messa da requiem un pezzo da discoteca.

In questo scenario apocalittico, spiccano alcuni nomi che mantengono un filo di decoro. La Finlandia, secondo gli scommettitori, ha già la vittoria in tasca con un pezzo che funziona davvero. La Croazia con il suo pop-folk coinvolgente tenta di ripetere il miracolo sfiorato negli anni passati. Bene anche Australia e Francia, che mantengono una qualità che in questa edizione scarseggia come il buonsenso.

Ma la vera notizia, quella che nessuno aveva previsto e che sta facendo discutere tutto il mondo della musica, arriva da Spotify. Il brano più ascoltato della competizione, con oltre 20 milioni di stream, è quello di Sal da Vinci. Sì, avete letto bene. In un mondo che canta rigorosamente in inglese o in scream balcanico, trionfa l’outsider che nessuno aveva visto arrivare ma che tutti stanno ascoltando.

Il palco dell'Eurovision Song Contest 2026
Il palco dell’Eurovision Song Contest 2026, fonte: YouTube

L’Eurovision 2026 passerà quindi alla storia come l’edizione delle grandi contraddizioni: ritiri eccellenti e successi inaspettati, proteste nobili e scelte musicali discutibili, silenzio televisivo e trionfi digitali. Una festa di compleanno trasformata in un evento che ha messo in discussione il senso stesso della competizione, lasciando aperti interrogativi sul futuro della kermesse più amata e contestata d’Europa.

Condividi.