L’Eurovision Song Contest 2026 si presenta con un volto inedito e non parliamo solo di coreografie scintillanti o di ballate che strappano lacrime, ma di qualcosa di più profondo: le regole del gioco sono cambiate. L’Unione Europea di Radiodiffusione ha deciso di mettere mano al sistema di voto, introducendo modifiche sostanziali che promettono di ridisegnare gli equilibri della competizione musicale più seguita del continente, giunta quest’anno al suo settantesimo anniversario.
La novità più eclatante riguarda il televoto: ogni spettatore potrà esprimere un massimo di dieci preferenze per le proprie canzoni preferite, esattamente la metà delle venti consentite nell’edizione precedente. Una stretta che arriva dopo un’edizione 2025 che ha sollevato più di qualche sopracciglio, con accuse di campagne promozionali “sproporzionate” e mobilitazioni di voto che hanno fatto discutere. Martin Green, direttore dell’Eurovision Song Contest, non ha usato mezzi termini: “Abbiamo assistito ad alcune attività che potremmo descrivere come attività promozionali e di marketing sproporzionate, che ci sono sembrate non in linea con la natura dello show”.
Il riferimento, neanche troppo velato, è al caso Israele. Nell’edizione 2025, la canzone israeliana “New Day Will Rise” interpretata da Yuval Raphael ha conquistato l’83% dei suoi punti dal televoto popolare, un dato statisticamente anomalo che ha fatto storcere il naso a diverse emittenti nazionali. Il brano si è classificato secondo, ma il divario tra voto popolare e valutazione delle giurie nazionali è stato abissale. Il vincitore, l’austriaco “Wasted Love“, ha ottenuto appena il 41% dei voti dal pubblico, dovendo la sua vittoria principalmente al sostegno delle giurie professionali.

Ma il cambiamento delle regole non si limita alla riduzione dei voti. L’UER sta introducendo anche nuove misure per prevenire le frodi e sta incoraggiando il pubblico a distribuire le proprie preferenze tra più canzoni, anziché concentrarle su un unico brano. Tuttavia, rimangono alcune zone grigie: tecnicamente, uno spettatore particolarmente motivato può ancora registrarsi tre volte utilizzando ciascuno dei tre metodi di pagamento consentiti – online, via SMS e tramite chiamata telefonica – arrivando così a esprimere fino a trenta voti complessivi. Un sistema perfetto, dunque, non esiste.
L’Eurovision rimane comunque un fenomeno unico nel panorama televisivo globale. Come sottolinea Green, “tutti i paesi chiedono alla loro gente, in particolare alle loro diaspore – perché ovviamente non puoi votare per il tuo paese nel tuo paese – di sostenerli. È uno sport. Siamo le Olimpiadi della musica, quindi non c’è nulla di insolito in questo“. Un paragone azzeccato, che cattura l’essenza competitiva di una manifestazione che va ben oltre la semplice celebrazione della musica pop e del camp.
Ricordiamo che quest’anno l’Eurovision si svolge a Vienna, con il tradizionale Eurovision Village allestito accanto al municipio della capitale austriaca. Le polemiche legate alla partecipazione israeliana hanno già innescato alcuni boicottaggi, ma l’organizzazione va avanti, consapevole che il contest è terreno di scontro non solo artistico ma anche geopolitico. Le nuove regole rappresentano un tentativo di rimettere ordine in un sistema che, dopo settant’anni, continua a evolversi e a confrontarsi con le sfide del nostro tempo. Resta da vedere se basteranno dieci voti anziché venti per riequilibrare una competizione che, ormai è chiaro, non è mai stata solo questione di musica.
