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L’Eurovision Song Contest 2026 si prepara a diventare una delle edizioni più controverse della sua lunga storia. Quattro nazioni quali Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, hanno annunciato ufficialmente il boicottaggio della manifestazione, prevista a Vienna dal 12 al 16 maggio prossimo. La decisione arriva come risposta diretta al via libera concesso a Israele dall’Unione Europea di Radiodiffusione, l’organismo che gestisce il festival canoro più seguito al mondo, con oltre 150 milioni di spettatori ogni anno.

Il terremoto che sta scuotendo l’Eurovision ha radici profonde, legate al conflitto a Gaza e alle azioni militari israeliane. Durante l’assemblea generale dell’EBU tenutasi a Ginevra il 4 dicembre 2025, circa cinquanta emittenti pubbliche europee, tra cui la BBC, si sono riunite per discutere il futuro della competizione. Sul tavolo c’era una richiesta formale avanzata da RTVE, l’emittente pubblica spagnola: votare in forma segreta sull’esclusione di Israele dal contest. Una proposta bocciata dalla presidenza dell’organizzazione, che ha scelto di non procedere con alcuna votazione sul tema.

Questa decisione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In un comunicato ufficiale, l’emittente ha definito la scelta dell’EBU insufficiente e ha accusato l’organizzazione di aver aumentato la sfiducia nella gestione del festival. La Spagna non si limiterà a ritirare il proprio artista dalla gara: ha annunciato che non trasmetterà nemmeno le semifinali o la finale dell’evento, un gesto simbolico di portata notevole per una nazione storicamente legata all’Eurovision. L’Irlanda ha adottato una linea ancora più dura. RTÉ, la radiotelevisione nazionale, ha dichiarato che partecipare all’Eurovision insieme a Israele sarebbe incompatibile con i valori dell’emittente e del paese. Anche qui, niente trasmissione televisiva, niente artista in gara. Una posizione netta, che riflette la sensibilità irlandese verso le questioni legate ai diritti umani e ai conflitti internazionali.

I Paesi Bassi, attraverso l’emittente AVROTROS, e la Slovenia hanno seguito lo stesso percorso, unendosi al fronte del boicottaggio. La decisione olandese arriva dopo mesi di dibattito interno e pressioni da parte dell’opinione pubblica, particolarmente attiva nel contestare la presenza israeliana al contest. La Slovenia, dal canto suo, ha aggiunto un tassello importante a una protesta che sta assumendo dimensioni sempre più ampie. Ma il caso Eurovision non si ferma qui. Altri paesi stanno valutando la possibilità di seguire l’esempio dei quattro stati già usciti. Islanda, Finlandia e Svezia sono in bilico: le rispettive emittenti pubbliche hanno fatto sapere che una decisione definitiva arriverà nelle prossime settimane. Se anche solo uno di questi paesi dovesse unirsi al boicottaggio, l’Eurovision rischierebbe davvero di trasformarsi in un evento monco, privo di alcune delle nazioni che storicamente ne hanno fatto il successo.

La Francia, invece, ha scelto la strada opposta. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha espresso soddisfazione per la decisione dell’EBU, dichiarando su X che “l’Eurovision non ha ceduto alle pressioni e che la Francia ha contribuito a impedire il boicottaggio di Israele“. Parigi conferma così la propria partecipazione alla manifestazione e il sostegno alla presenza israeliana, schierandosi apertamente in un dibattito che sta dividendo l’Europa. Anche il presidente israeliano Isaac Herzog è intervenuto sulla questione, sempre tramite social media. Herzog ha espresso soddisfazione per il via libera e ha sottolineato che Israele “merita di essere rappresentato su ogni palcoscenico del mondo“. Il presidente ha poi aggiunto l’auspicio che la competizione rimanga “un evento che promuove cultura, musica, amicizia tra le nazioni e comprensione culturale oltre i confini“. Parole che suonano quasi paradossali, considerando la frattura che proprio la partecipazione israeliana sta generando.

Il boicottaggio di quattro paesi, con altri in bilico, rappresenta un precedente pericoloso. Se il trend dovesse continuare, l’Eurovision potrebbe perdere quel carattere paneuropeo che ne ha fatto un fenomeno culturale unico. Vienna, che ospiterà la manifestazione dopo la vittoria austriaca nell’edizione precedente, si prepara ad accogliere un evento che rischia di essere ricordato più per le assenze che per le presenze.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ha iniziato a scrivere per DigitalDreams sui siti Cinemaserietv.it e brevemente su Cultweb.it e ha svolto il ruolo di responsabile news per ScreenWorld.it. Ora si occupa principalmente di stesura, gestione e organizzazione di news e articoli short form per BadTaste.it ed è il Community Manager di ScreenWorld.it.