Quando apriamo ChatGPT per chiedere una ricetta o per farci spiegare un concetto complicato, non pensiamo certo all’acqua. Eppure, dietro quella risposta istantanea che appare sullo schermo si nasconde un costo ambientale che sta rapidamente diventando insostenibile. L’espansione vertiginosa dei sistemi di intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e produciamo conoscenza, ma porta con sé un’impronta ecologica che comincia a preoccupare seriamente scienziati e ambientalisti. Una recente analisi della Cornell University, pubblicata l’11 novembre scorso, ha gettato una luce inquietante sulle dimensioni reali di questa minaccia. I numeri parlano chiaro e sono tutt’altro che rassicuranti: l’uso delle piattaforme di intelligenza artificiale comporta emissioni comprese tra 24 e 44 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Per dare un’idea della portata, si tratta di una quantità assimilabile all’impatto annuale di intere nazioni industrializzate, un valore che dovrebbe farci riflettere ogni volta che digitiamo una domanda in un chatbot.

Ma le emissioni di anidride carbonica sono solo la punta dell’iceberg. Ci sono dati che vengono spesso trascurati nelle discussioni sull’energia digitale e che risultano altrettanto allarmanti. Il consumo idrico necessario per il raffreddamento dei data center che ospitano questi sistemi di IA raggiunge circa un miliardo di metri cubi d’acqua all’anno. Per rendere l’idea più concreta: è l’equivalente del fabbisogno idrico di dieci milioni di persone. Le emissioni di CO2 attribuite all’intelligenza artificiale equivalgono a quelle prodotte da circa dieci milioni di automobili. Ogni volta che generiamo un’immagine con DALL-E, chiediamo a ChatGPT di scrivere un testo o utilizziamo uno dei tanti servizi basati su machine learning, stiamo contribuendo a un carico ambientale paragonabile a quello di una piccola flotta di veicoli in circolazione costante.

Robot controllati dall'intelligenza artificiale lavorano per Amazon
Robot controllati dall’intelligenza artificiale lavorano per Amazon

Attualmente, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, i data center consumano già l’1,5% dell’elettricità globale. Può sembrare una percentuale modesta, ma considerando la crescita esponenziale dell’uso di queste tecnologie, la prospettiva diventa rapidamente preoccupante. Con la diffusione sempre più capillare di nuove applicazioni basate su intelligenza artificiale, il consumo medio delle piattaforme potrebbe raddoppiare entro cinque anni, esercitando una pressione sempre più forte sulle infrastrutture energetiche mondiali e mettendo a rischio gli obiettivi di sostenibilità che governi e organizzazioni internazionali si sono prefissati. La proiezione per il 2030 è particolarmente inquietante: se il ritmo di espansione dovesse rimanere quello attuale, entro sei anni il solo settore dell’intelligenza artificiale consumerebbe una quantità d’acqua pari al fabbisogno di dieci milioni di persone. E questo considerando esclusivamente gli Stati Uniti, senza tenere conto di altri paesi come la Cina o l’India, dove si stanno conducendo ricerche intensive in questo ambito e dove la corsa all’IA procede a ritmi altrettanto serrati.

L’analisi del gruppo della Cornell University solleva quindi un nuovo polverone sull’uso indiscriminato di ChatGPT e delle altre piattaforme di intelligenza artificiale. Secondo alcuni futuristi, questa situazione potrebbe addirittura mettere a rischio la sopravvivenza stessa dell’esistenza umana, una visione forse catastrofista ma che trova fondamento nei dati concreti sul consumo di risorse. Il problema è che rallentare questa corsa non è affatto semplice. Secondo diversi esperti del settore, rimettere “il genio all’interno della lampada” è ormai diventato impossibile. L’intelligenza artificiale si è insinuata in ogni strato dell’amministrazione privata e pubblica, nei processi produttivi, nei servizi sanitari, nell’educazione, nella giustizia. Tornare indietro significherebbe smantellare sistemi ormai integrati nel tessuto stesso della nostra società.

AI Vs Umanità

Cosa possiamo fare, allora? La consapevolezza è il primo passo. Sapere che dietro l’apparente immaterialità del mondo digitale si nasconde un costo ambientale reale e misurabile può aiutarci a fare scelte più responsabili. Non si tratta di demonizzare la tecnologia o di rinunciare ai benefici che l’intelligenza artificiale può portare, ma di usarla con maggiore consapevolezza, pretendendo dalle aziende che la sviluppano maggiore trasparenza sui consumi e investimenti concreti in fonti energetiche rinnovabili per alimentare i data center. L’intelligenza artificiale è qui per restare, ma spetta a noi decidere come integrarla nella nostra vita quotidiana senza compromettere irreversibilmente le risorse del pianeta. La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, prima che sia davvero troppo tardi.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.