Amazon si prepara a licenziare circa 14.000 posizioni lavorative nel settore corporate. L’annuncio, comunicato martedì dalla dirigente Beth Galetti attraverso un messaggio interno ai dipendenti, conferma i timori di una nuova ondata di licenziamenti nel gigante dell’e-commerce, anche se le dimensioni risultano inferiori rispetto ai 30.000 tagli inizialmente ipotizzati da precedenti indiscrezioni. La notizia arriva in un momento apparentemente paradossale perché Amazon sta registrando risultati finanziari solidi e continua a innovare rapidamente. Allora perché licenziare migliaia di persone quando le cose vanno bene? La risposta, secondo l’azienda stessa, ha un nome preciso: intelligenza artificiale.

Le riduzioni che stiamo condividendo oggi sono una continuazione di questo lavoro per diventare ancora più forti, riducendo ulteriormente la burocrazia, eliminando livelli gerarchici e spostando risorse per assicurarci di investire nelle nostre scommesse più grandi e in ciò che conta di più per le esigenze attuali e future dei nostri clienti“, ha spiegato Galetti nel suo messaggio. Una formulazione aziendale che maschera appena la realtà dei fatti: migliaia di persone perderanno il lavoro. Il memorandum della dirigente non fornisce dettagli specifici su quali ruoli verranno eliminati o in quali località geografiche si concentreranno i tagli. Ai dipendenti coinvolti verrà concesso un periodo di 90 giorni per cercare una nuova posizione internamente all’azienda, una magra consolazione considerando l’entità della ristrutturazione.

Robot controllati dall'intelligenza artificiale lavorano per Amazon
Robot controllati dall’intelligenza artificiale lavorano per Amazon

Ma è nel prosieguo della comunicazione che emerge il vero motivo dietro questa decisione. Galetti fa riferimento a un messaggio inviato dal CEO Andy Jassy ai dipendenti lo scorso giugno, in cui il numero uno di Amazon evangelizzava l’intelligenza artificiale generativa come fonte primaria dei guadagni di efficienza ricercati dall’azienda. Tradotto dal linguaggio corporate: l’AI permette di fare lo stesso lavoro con meno persone. “Alcuni potrebbero chiedersi perché stiamo riducendo i ruoli quando l’azienda sta ottenendo buoni risultati“, ammette candidamente il messaggio, anticipando la domanda più ovvia. “In tutte le nostre attività, stiamo offrendo ottime esperienze ai clienti ogni giorno, innovando a un ritmo rapido e producendo solidi risultati aziendali. Ciò che dobbiamo ricordare è che il mondo sta cambiando rapidamente“.

E poi arriva il punto cruciale: “Questa generazione di AI è la tecnologia più trasformativa che abbiamo visto dall’avavento di Internet, e sta consentendo alle aziende di innovare molto più velocemente che mai. Siamo convinti di dover essere organizzati in modo più snello, con meno livelli e maggiore ownership, per muoverci il più rapidamente possibile per i nostri clienti e il nostro business“. In risposta alla pubblicazione della notizia, una portavoce di Amazon, Kelly Nantel, ha cercato di minimizzare il ruolo dell’intelligenza artificiale: “L’AI non è la ragione dietro la stragrande maggioranza delle riduzioni“, ha dichiarato, senza però fornire dati specifici a supporto. La portavoce ha poi ribadito che l’obiettivo è “rafforzare la nostra cultura e i nostri team riducendo i livelli, aumentando l’ownership e aiutando a ridurre la burocrazia per guidare velocità e ownership“.

Nonostante questi tentativi di ridimensionamento, il messaggio del CEO Jassy parla chiaro: l’AI generativa rappresenta il futuro operativo di Amazon, un futuro che richiede meno esseri umani. La tecnologia non è solo uno strumento per migliorare prodotti e servizi, ma un mezzo per ridisegnare l’intera struttura aziendale, eliminando livelli e burocrazia (eufemismi che nella pratica significano posizioni lavorative). Sarà anche il futuro in ogni ambito del lavoro? Le persone verranno sostituite dall’IA? Non ci resta che aspettare e capire come andranno le cose, ma questa notizia fa capire che potrebbe non essere un futuro roseo per molti di noi.

Condividi.

Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it