Quando finalmente i primi T1 Phone, conosciuti come “Trump phone”, hanno iniziato ad arrivare nelle case degli acquirenti, con oltre otto mesi di ritardo rispetto alle promesse iniziali, è esploso un nuovo scandalo che ha trasformato quello che era già un progetto discutibile in un vero e proprio disastro. I dati personali di circa 30mila clienti – nomi completi, indirizzi email e numeri di telefono – sono stati sottratti dal sito di Trump Mobile e pubblicati online.
A scoprire la falla di sicurezza è stato Coffeezilla, youtuber specializzato in inchieste su truffe e operazioni commerciali sospette, che nei giorni scorsi ha documentato come fosse possibile accedere ai codici identificativi unici degli acquirenti direttamente dal sito. Trump Mobile ha confermato l’incidente, scaricando però la responsabilità su una “piattaforma terza” che gestisce alcune operazioni del portale e sostenendo di non aver trovato prove concrete della diffusione dei dati. Una versione che suona quantomeno ottimistica, considerando che gli stessi dati erano già circolati online prima della dichiarazione ufficiale.
Il T1 Phone, questo il nome commerciale dello smartphone, era stato annunciato lo scorso giugno dalla Trump Organization come l’ennesima iniziativa imprenditoriale della famiglia presidenziale. Il telefono veniva proposto a 499 dollari e pubblicizzato inizialmente come “Made in USA”, un’etichetta che evocava patriottismo e qualità americana. Peccato che produrre realmente uno smartphone negli Stati Uniti sia sostanzialmente impossibile: la quasi totalità della filiera produttiva della telefonia si trova in Asia, e dopo numerose segnalazioni quella dicitura è sparita dal sito. Oggi il marketing recita più prudentemente che il dispositivo è stato “progettato con in mente gli ideali americani”, formula vaga quanto basta per non promettere nulla di verificabile.
Ma erano soprattutto i ritardi a far dubitare della serietà del progetto, con le prime consegne che erano state annunciate per agosto 2026, poi posticipate a ottobre, e infine slittate a maggio. Per preordinare il telefono bisognava versare un acconto di 100 dollari, ma a un certo punto le condizioni di vendita erano state modificate in modo tale da non garantire più l’effettiva spedizione del prodotto. Un dettaglio che aveva fatto infuriare molti acquirenti, convinti di essere finiti in una trappola commerciale.
Quando finalmente i primi dispositivi sono stati recapitati la scorsa settimana, il confronto con le promesse iniziali è risultato impietoso. Il telefono assomiglia moltissimo a un modello cinese venduto nei supermercati Walmart per circa un terzo del prezzo, ha rivelato CNN. Altri esperti hanno notato somiglianze evidenti con l’HTC U-24 Pro, un modello taiwanese di un paio di anni fa ormai obsoleto. Rispetto agli annunci iniziali, il T1 Phone ha uno schermo più piccolo, meno memoria interna, ma mantiene il design dorato che dovrebbe essere il suo segno distintivo. C’è anche un ingresso jack da 3,5 mm per le cuffie tradizionali, un dettaglio vintage ormai scomparso dai modelli recenti, che rivela quanto sia datata la base tecnica del dispositivo.
Secondo le stime iniziali circolate lo scorso anno, gli acquirenti del Trump phone sarebbero stati quasi 600mila. I dati emersi dalla falla di sicurezza raccontano però una storia diversa: i codici identificativi unici sono circa 30mila, un numero che indica un interesse molto più limitato di quanto la Trump Organization avesse fatto credere. Anche il piano tariffario proposto da Trump Mobile si è rivelato controverso: costa 47,45 dollari al mese – cifra che fa riferimento alle due presidenze di Trump, la 45esima e la 47esima – e promette chiamate e dati illimitati. Il senatore democratico Mark Warner ha però denunciato che il contratto prevede in realtà numerose limitazioni, e che il costo risulta molto più alto rispetto ai piani della concorrenza per servizi equivalenti. La sensazione diffusa è che possano emergere in futuro altri problemi con il telefono.

Precisiamo che il Trump phone rappresenta solo una delle numerose operazioni commerciali avviate dalla famiglia Trump durante le due presidenze. Difatti tra un delirio social e l’altro, soltanto nei primi dodici mesi del secondo mandato, le nuove iniziative imprenditoriali legate ai Trump hanno fatto guadagnare alla famiglia circa 4 miliardi di dollari, secondo un’inchiesta del Wall Street Journal. Il telefono dorato, per quanto sgangherato e problematico, fa parte di un ecosistema di prodotti brandizzati che sfruttano il nome e l’immagine del presidente per monetizzare il consenso politico: dalle criptovalute alle carte collezionabili, dalle bibite ai capi d’abbigliamento.
