Guardare film e partite in streaming può costare caro, se l’abbonamento è illegale. Un’operazione coordinata dalla Procura di Bologna ha portato a sanzioni per 120 utenti che accedevano senza diritto a piattaforme a pagamento. Le multe possono arrivare fino a 5.000 euro. Non si tratta di chi condivide password tra amici, ma di veri e propri “clienti” di un sistema pirata organizzato. Il caso dimostra che anche chi guarda, e non solo chi trasmette, rischia conseguenze concrete.
L’indagine rientra in un filone ormai strutturato di contrasto alla pirateria audiovisiva. Al centro del sistema c’era un rivenditore residente in provincia di Rimini, che offriva abbonamenti fasulli a prezzi inferiori rispetto a quelli ufficiali. In cambio di un canone mensile, gli utenti potevano accedere illegalmente a film, serie tv ed eventi sportivi senza pagare i titolari dei diritti.

Le persone coinvolte hanno un’età compresa tra i 20 e i 70 anni e appartengono alle categorie professionali più diverse: lavoratori dipendenti, liberi professionisti e pensionati. Questo dato è importante perché dimostra che la fruizione di contenuti pirata non riguarda solo i più giovani o un contesto sociale specifico, ma rappresenta un fenomeno trasversale e diffuso. Dal punto di vista giuridico, agli utenti sono state contestate violazioni amministrative in materia di tutela del diritto d’autore.
Le sanzioni partono da 154 euro e possono arrivare fino a 5.000 euro nei casi più gravi o di recidiva. L’importo viene calcolato anche in base alla durata dell’abbonamento illegale. In questa specifica operazione, da quanto emerso, non risultano recidive, ma la normativa prevede un inasprimento in caso di comportamenti reiterati. Gli investigatori hanno sottolineato che sono in corso accertamenti analoghi in altre aree del Paese.



