Negli ultimi giorni centinaia di cittadini italiani, in particolare nell’hinterland milanese e nelle province marchigiane, hanno ricevuto un messaggio apparentemente innocuo ma potenzialmente pericoloso. Un sms che recita: “La posizione Tari risulta irregolare. È richiesto un suo tempestivo contatto al numero 89347716 per evitare aggravamenti“. Poche righe che suonano familiari, quasi burocratiche, il tipo di comunicazione che ti aspetteresti da un ente locale. Il problema è che dietro quel numero non c’è alcun Comune, nessun ufficio tributi, nessuna amministrazione pubblica. C’è invece un tentativo di truffa ben orchestrato che sfrutta la paura di sanzioni e il senso di dovere civico degli italiani. Le prime segnalazioni sono arrivate dalla Città metropolitana di Milano, con residenti di Pieve Emanuele e comuni limitrofi che hanno contattato gli uffici tributi per verificare la veridicità del messaggio. La risposta è stata netta: si tratta di phishing, una forma di frode digitale che usa comunicazioni false per carpire dati sensibili o denaro. Il sindaco di Pieve Emanuele, Pierluigi Costanzo, ha dovuto diramare un avviso pubblico per chiarire che l’amministrazione è totalmente estranea all’invio di tali messaggi, confermandone la natura fraudolenta.
Ma il fenomeno non si è fermato alla Lombardia. Analoghe segnalazioni sono giunte da Senigallia, Falconara Marittima e dalla vallata Misa Nevola, nelle Marche. Anche qui i cittadini hanno ricevuto lo stesso tipo di messaggio, con lievi varianti nel testo ma sempre con un elemento comune: l’invito a contattare urgentemente un numero telefonico per regolarizzare la propria posizione. Il Comune di Senigallia ha risposto con una nota ufficiale: “Il messaggio in questione non è riconducibile al Comune di Senigallia: è una truffa“. Il numero indicato nell’sms appartiene alla categoria delle numerazioni a tariffazione speciale, quelle che iniziano con prefissi particolari e che possono comportare costi elevati per chi chiama. Ogni minuto al telefono si trasforma in addebiti sulla bolletta telefonica, spesso senza che la vittima se ne accorga immediatamente. Ma il danno economico della telefonata è solo la punta dell’iceberg. L’obiettivo principale dei truffatori è un altro: raccogliere dati personali.

Durante la chiamata, infatti, l’interlocutore dall’altra parte della cornetta si presenta come operatore dell’ufficio tributi o di società incaricate della riscossione. Con toni rassicuranti ma fermi, chiede di confermare i propri dati anagrafici: codice fiscale, indirizzo, email, coordinate bancarie. Informazioni che servirebbero per “verificare la posizione” o “procedere al pagamento”. In realtà, quei dati finiscono nelle mani di organizzazioni criminali che possono usarli per molteplici scopi: dalla creazione di profili falsi per nuove truffe, fino a tentativi di accesso ai conti correnti o richieste di finanziamenti a nome della vittima. Come riconoscere quindi una comunicazione autentica da una truffa? Le amministrazioni locali hanno ribadito con forza un principio fondamentale: gli enti pubblici italiani non utilizzano mai gli sms per comunicazioni ufficiali riguardanti tributi o pagamenti. Le vie ufficiali sono esclusivamente la posta ordinaria, la posta elettronica certificata, i siti web istituzionali e, su richiesta specifica del cittadino, l’email personale. Nessun Comune invierà mai un messaggio con l’invito a chiamare urgentemente un numero per evitare sanzioni.
Altro elemento distintivo è il tono del messaggio. Le comunicazioni ufficiali sono sempre dettagliate, riportano riferimenti precisi alla normativa, indicano l’annualità del tributo non pagato, forniscono coordinate per il versamento tramite bollettino pagoPA. Soprattutto, non creano mai un senso di urgenza artificiale, non minacciano vaghi “aggravamenti” e non richiedono di contattare numeri telefonici generici. Se davvero la vostra posizione Tari fosse irregolare, ricevereste un avviso di accertamento o una cartella esattoriale tramite raccomandata, con tutti i dettagli necessari e le modalità di pagamento attraverso canali bancari tracciabili. La creatività dei truffatori, come sottolineato dalle autorità marchigiane, non conosce sosta. Questo tipo di raggiro si inserisce in un panorama più ampio di frodi digitali che sfruttano la digitalizzazione dei servizi pubblici e la crescente familiarità degli italiani con le comunicazioni via smartphone. I cittadini ricevono quotidianamente messaggi da banche, corrieri, fornitori di energia: distinguere il vero dal falso diventa sempre più complesso quando il testo è scritto in italiano corretto e il contenuto tocca temi plausibili come le tasse locali.

Cosa fare quindi se si riceve uno di questi messaggi sospetti? Ignorare completamente l’sms, non rispondere, non chiamare il numero indicato, non fornire alcun dato personale. Il messaggio va semplicemente cancellato. Se si nutrono dubbi sulla propria posizione tributaria reale, l’unico comportamento corretto è rivolgersi direttamente all’ufficio tributi del proprio Comune, consultando il numero di telefono riportato sul sito istituzionale o recandosi fisicamente agli sportelli. Le amministrazioni comunali stanno intensificando le campagne di informazione, utilizzando i canali social ufficiali e i siti web per allertare la cittadinanza. Alcuni Comuni hanno anche attivato numeri verdi dedicati dove i residenti possono segnalare tentativi di truffa e ricevere conferma sulla legittimità di comunicazioni dubbie. La collaborazione dei cittadini è fondamentale: ogni segnalazione aiuta le autorità a mappare l’estensione del fenomeno e a mettere in guardia altre potenziali vittime.
