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Stranger Things è una serie diventata ormai monumentale, iniziata nel luglio del 2016 e affermatasi come uno dei prodotti di punta di Netflix. Nel corso degli anni non sono mancate le controversie: ritardi nelle date di uscita sempre più lunghi e una conclusione che è stata rimandata forse oltre il necessario. Solo il 1 gennaio di quest’anno, a dieci anni dall’uscita della prima stagione, la serie è stata finalmente portata a termine.

La quinta stagione, infatti, è stata divisa in tre parti, ognuna con una data di uscita differente: il 27 novembre la prima, il 25 dicembre la seconda e il primo gennaio l’episodio conclusivo. Una scelta che ha frammentato la visione, compromettendo l’unitarietà del prodotto. La data del primo gennaio, poi, non è casuale: viene da chiedersi se Netflix non sperasse che gli spettatori, ancora provati dalla notte precedente o alle prese con i postumi di una sbornia, prestassero meno attenzione ai dettagli di questo finale; che, per molti, non è stato
all’altezza del proprio passato. Parliamo di una conclusione che inevitabilmente ha spaccato il pubblico. Da una parte c’è chi ha giudicato il finale degno dell’arco narrativo dei protagonisti, commuovendosi e salutando la serie con affetto. Dall’altra, invece, troviamo chi ha ripudiato completamente l’episodio finale, dando vita a una teoria del complotto tra le più folli e, al tempo stesso, affascinanti degli ultimi anni, forse di sempre, nell’ambito seriale e cinematografico.

Il cosiddetto “Conformity Gate”. Ma di cosa parla questa teoria? In parole povere, sostiene che l’ottava puntata della quinta stagione non sia realmente l’ultima. Secondo i sostenitori, esisterebbe una nona puntata segreta che Netflix avrebbe dovuto rilasciare il 7 gennaio. Ma partiamo dal principio: da dove nasce questa teoria?

Dove nasce il Conformity gate

Derek in Stranger Things 5
Derek in Stranger Things 5 – ©Netflix

Gli ormai celebri sceneggiatori della serie, i fratelli Duffer, avevano dichiarato in un’intervista che il finale sarebbe stato agrodolce, come il pubblico era stato abituato nel corso delle stagioni precedenti. Un’affermazione che, alla luce dei fatti, sembra essere stata completamente disattesa. Quello a cui abbiamo assistito è stato, infatti, un classico happy ending, privo del coraggio di osare davvero. Tutti i protagonisti principali ricevono una conclusione rassicurante, fatta eccezione per Mike.

L’episodio finale è costellato di scelte narrative discutibili, frutto di una sceneggiatura frettolosa e di una sorprendente mancanza di attenzione nella gestione di elementi a schermo. Alcune assenze risultano difficili da giustificare: come non citare il Demogorgone, il mostro più iconico della serie, persino più rappresentativo dello stesso Vecna. Oppure personaggi che semplicemente scompaiono, senza alcuna conclusione del loro arco
narrativo, come Murray. È difficile accettare tutte queste mancanze in quello che dovrebbe rappresentare il finale di una serie diventata un fenomeno culturale, acclamata sia dalla critica che dal pubblico. Ed è proprio qui che nasce la teoria del Conformity Gate.

Cosa pensavano i fan

Lucas e Max in Stranger Things
Lucas e Max in Stranger Things – ©Netflix

Secondo molti fan, l’ultima ora dell’episodio – dalla battaglia con Vecna in poi – non sarebbe reale, ma un’illusione creata dallo stesso antagonista. Un’ipotesi che può sembrare surreale, ma che ha trovato terreno
fertile grazie alla capacità dei fan di collegare i numerosi buchi di sceneggiatura presenti sullo schermo in modo sorprendentemente coerente. Una costruzione teorica talmente articolata da far dubitare che tutto questo sia soltanto frutto dell’immaginazione.

I social hanno cavalcato la teoria, diffondendola fino a raggiungere, con ogni probabilità, sia gli sceneggiatori sia gli attori della serie. Questi ultimi, sfruttando l’onda del momento, hanno contribuito ad alimentare l’attenzione attorno a un evento Netflix intitolato “What Next?”, previsto esattamente per il 7 gennaio, data che coincide con il Natale ortodosso.

Sogni infranti

Joe Keery è Steve in Stranger Things
Joe Keery è Steve in Stranger Things – ©Netflix

A rendere il tutto ancora più enigmatico è stato Jamie Campbell Bower, l’attore che interpreta Vecna, che il 6 gennaio ha pubblicato un video dalla durata precisa di 1 minuto e 7 secondi. Nel filmato lo vediamo ballare, mentre sul finale lo schermo si tinge di rosso e l’attore pronuncia una frase: «Domani, inizia». Come se non bastasse, digitando su Netflix le parole fake ending, compare proprio la copertina di Stranger Things. Una coincidenza? Per molti fan, decisamente no. E allora, cosa è successo davvero il 7 gennaio?

Si poteva assistere all’uscita di un’ultima puntata che, sacrificando forse una regia più lineare, avrebbe offerto una delle scelte narrative più coraggiose mai tentate in una serie televisiva. Eppure non è accaduto nulla. Un silenzio che ha costretto una parte consistente del pubblico ad accettare un epilogo giudicato mediocre e privo di ambizione. Una cosa è chiara: la teoria del Conformity Gate dimostra che, a volte, il vero finale è quello che gli spettatori scelgono di immaginare; un rifiuto alla scrittura superficiale. Una lotta silenziosa contro il conformismo narrativo.

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