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Il 2026 è diventato in pochi mesi l’anno dei revival, con tante serie cult che hanno fatto nuovamente capolino tra i palinsesti del piccolo schermo assumendo nuove forme per soddisfare palati sempre più vecchi. Nella grande maggioranza dei casi si è trattato di operazioni nostalgia, tentativi di riproporre produzioni amatissime per rendere felici i fan che un tempo sono cresciuti con quelle storie. Verrebbe da chiedersi perché questa ondata di nostalgia sia arrivata proprio adesso, ma per trovare la risposta basta guardarsi attorno: il mondo in cui viviamo è sempre più spaventoso e il rifugio più sicuro che abbiamo è nei ricordi che ci hanno fatto stare bene.

Bill Lawrence, a differenza di molti altri, non ha perso tempo a guardarsi indietro: negli ultimi anni ha conquistato il piccolo schermo con grandi serie, forte del successo di Scrubs che lo ha lanciato negli anni 2000. Tornare al Sacro Cuore dopo tutti questi anni rappresentava un enorme rischio, soprattutto dopo quella nona stagione che aveva scontentato praticamente tutti. Nonostante quel flop, Zach Braff e soci sono tornati a bordo perché stavolta Scrubs non voleva soltanto guardarsi indietro, ma raccontare il presente. E in questo senso, al netto di alcune ridondanze, lo show è riuscito perfettamente nel suo intento. Chi si aspettava una rivoluzione si sbagliava di grosso: Scrubs è figlia del suo tempo e per questo può solo rapportarsi con il tempo che scorre, senza diventare pioniera di qualcosa che non le appartiene davvero.

Non possono esserci la stessa profondità o la stessa empatia di serie come Ted Lasso e Shrinking, ma può esserci lo stesso cuore. Il revival di Scrubs è prima di tutto una serie che sa quello che fa e come deve farlo, abbracciando alcune novità senza snaturarsi, ma senza neppure scadere nella spicciola malinconia. A rendere l’operazione davvero interessante è soprattutto la consapevolezza che i tempi sono davvero cambiati, ma che si può sempre trovare il modo per rimanere se stessi.

Certe cose cambiano sempre

Elliott, JD e Turk tornano nel revival di Scrubs
Elliott, JD e Turk tornano nel revival di Scrubs – ©Hulu

Sono cambiate molte cose, inutile negarlo. Chi guardava Scrubs da ragazzo oggi è un adulto, ma anche gli stessi protagonisti sono diventati grandi. Non più medici ai primi ferri, ma professionisti che hanno fatto la loro strada nel lavoro e nella vita. La soluzione più naturale (che la nona stagione aveva in parte cercato di proporre) sta sì nel permettere ai vecchi allievi di essere delle guide per i giovani di oggi, ma senza perdere il focus sui suoi volti di punta. La sfida non sta nel passare il testimone, ma nel tornare dagli stessi personaggi per raccontare le loro nuove sfide.

Tutti i volti del Sacro Cuore, a partire da JD e Turk, sono esattamente come li ricordiamo, solo con qualche anno e qualche responsabilità in più. A cambiare è però tutto il resto: i loro legami non sono più quelli di una volta e vivere nel mondo di oggi significa accettare nuove regole. C’è persino un personaggio che ha la sola funzione di rappresentare le nuove norme di comportamento e rispetto all’interno dell’ospedale. Alcuni, come il dr Cox, rappresentano perfettamente il contrasto tra un modo di essere tipico di una certa epoca e una società moderna che non può più concedersi certe libertà – e a cui molti fanno fatica ad abituarsi.

L’occasione giusta per parlare di tutti quei nuovi problemi che rispecchiano la generazione di spettatori cresciuta con lo show: affrontare le difficoltà della vita adulta, sapersi reinventare o lasciarsi definitivamente andare dopo un periodo difficile sono tutti elementi che la serie affronta di puntata in puntata senza difficoltà (peccato solo per la durata risicata, sempre intorno ai 20 minuti per episodio, e le sole nove puntate per l’intera stagione).

Ma c’è anche spazio per i giovani, che pur essendo meno approfonditi rispetto al passato trovano il modo di raccontare i problemi delle attuali generazioni con ironia e sensibilità.

Una vecchia, nuova maturità

John C McGinley in una scena di Scrubs
John C McGinley in una scena di Scrubs – ©Hulu

È soprattutto con l’avvicinarsi degli ultimi episodi che Scrubs trova davvero una maturità diversa, che oggi si sente più che mai dopo la leggerezza degli inizi e dei grandi ritorni. Nel mostrare meno risate vecchio stampo e più difficoltà tangibili, il revival trova una dimensione perfetta per i tempi che corrono e mette in evidenza la qualità autoriale raggiunta da Lawrence e soci. Sarebbe stato sbagliato sperare nella magia delle prime stagioni, per questo l’operazione funziona: guarda avanti, portando con sé tutto ciò che può. Finché ci sarà qualcosa che valga la pena raccontare, serie come questa possono solo farci bene.

Non si tratta di semplice comfort: le grandi storie ci prendono per mano e ci aprono la mente, creando ricordi ed esperienze che restano a prescindere dal tempo. Il fatto che siano spesso sit-com o comedy a riuscire in questo intento è proprio ciò che le rende così speciali agli occhi del pubblico.

C’è un elemento di sintonia che si rivela sempre indispensabile affinché progetti del genere riescano a coinvolgere chi si trova dall’altra parte dello schermo: il modo in cui sfruttano la tenerezza per farci affezionare ai personaggi, la maestria con cui dosano la malinconia e il dolore per rendere ogni evento sempre più vicino al nostro vissuto, sono tutti particolari che fanno la differenza. Scrubs è riuscito a mantenere la propria anima senza aver paura di guardare oltre ciò che l’ha resa grande. E oggi, che grande lo è davvero, può permettersi di guardare in faccia persino la paura. Il piatto è quello di una volta, ma il sapore è decisamente diverso. E va benissimo così.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.