“Damien aveva tutto: ricchezza, sesso, potere, perché era anche uno stronzo”. Così esordisce Ladies First, uscito su Netflix il 21 maggio, remake del film francese Je ne suis pas un homme facile del 2018. La regia di Thea Sharrock ci offre una commedia ironica e tagliente, con un incipit di stampo decisamente patriarcale.
Il pubblicitario playboy Damien, interpretato da Sacha Baron Cohen, è la perfetta personificazione di quel mondo e si ritroverà a fronteggiare un’inaspettata controparte femminile, Alex Fox (Rosamund Pike), portando a un totale ribaltamento dei ruoli.
Esasperazione del Patriarcato

Le prime scene della pellicola ci sbattono in faccia una visione iperbolica di un patriarcato dominante, proprio per renderlo ancor più visibile. Le donne che vengono promosse solo grazie alle famose quote rosa da rispettare, che quasi si scusano per le assenze sul posto di lavoro causa maternità. Un ruolo, quello femminile, che è sì presente, ma che stona nello spartito decisionale dell’azienda e per questo è sistematicamente “silenziato”. Una società che, dunque, Damien incarna alla perfezione: non a caso, il suo ambiente familiare si rivela essere la più adeguata rappresentazione – uomini sul divano e con la birra in mano, donne in cucina e con indosso un grembiule. Benvenuti nei gloriosi anni ’50, verrebbe da dire.
Tutto procede “in ordine”, fino all’entrata in scena di Alex Fox. La voce fuori dal coro che, rilegata ed emarginata nella prima riunione post promozione, minaccia, anzi mette in atto, le proprie dimissioni. Damien tenterà l’inseguimento, esce dall’azienda, arriva sul marciapiede e… succede l’imponderabile. Il classico palo sul marciapiede che ribalta le sorti della società.
Cambio di registro

Damien apre gli occhi, si alza frastornato. Quel palo della luce ha appena riacceso le sorti della pellicola. Infatti, oltre al classico ribaltamento dei ruoli che ci catapulta in un mondo governato dal matriarcato, si stravolge anche il registro del film. Ladies First resta una classica commedia ironica, ma offre una spietata lettura di questa società. Limitarsi a scrivere che, adesso “il mondo è governato dalle donne”, non rende giustizia al capovolgimento in atto.
Mantiene, sì, l’ironia ma la rende feroce nel leggere ogni angolo della mappa patriarcale. La prima cosa che, purtroppo, salta all’occhio, è come ogni comportamento maschile venga replicato dalle donne al potere. Gli stessi ammiccamenti a sfondo sessuale risaltano ancor di più a parti invertite e sono quindi sufficienti ad aprire gli occhi e a comprendere quanto spesso in realtà li teniamo chiusi.
Sorriso e disagio

La commedia continua a farci sorridere lungo la narrazione, ma colpisce al tempo stesso quanto abbiano dovuto modificare del mondo attuale per il “cambio di genere”. Ogni singolo minuscolo dettaglio è “tinto di rosa”, per poter comprendere quanto in realtà la nostra società sia visceralmente votata al blu. Lo stesso personaggio dell’uomo dei piccioni, che sembra giocare un po’ il ruolo di voce della coscienza di Damien, sembra quasi voler replicare e richiamare lo stesso personaggio, chiaramente al femminile, che ritroviamo nel sequel di Mamma ho perso l’aereo.
Tutto il film, quindi, si rivela essere una critica ironicamente sferzante, che accompagna il sorriso al disagio. Lo spettatore nota come il retaggio patriarcale sia presente in ogni campo della nostra società, dalla cura della persona, alla pubblicità, ovviamente, fino anche ai semplici modi di dire. Per non richiamare la più ovvia, ovviamente, di queste aree: il mondo del lavoro e gli avanzamenti di carriera.
Il doppio volto della commedia

Il capovolgimento della prospettiva è quindi totale. Lo rivediamo anche nella stessa scelta dei costumi – una scelta, quest’ultima, che è funzionale in toto a quel ribaltamento dei ruoli, per stile e per scelte cromatiche. Ma in tutto ciò, è importante sottolineare come la pellicola non tradisca mai la propria identità. Ci consente di leggere il messaggio mantenendo lo stile leggero e spensierato, anche attraverso uno sviluppo narrativo che in più occasioni appare volutamente forzato, proprio per non spezzare il ritmo e la natura più accessibile della pellicola.
Un doppio registro stilistico che accompagna lo spettatore al finale. “La verità è che non ho mai avuto speranze” recita Damien, quando capisce la totale disparità tra uomini e donne. Il messaggio, quindi, è estremamente stratificato: forse è la stessa commedia, con la sua classica struttura, che si traveste da forte critica sociale.
