Spider-Man è New York e New York ama Spider-Man. Era una cosa che Sam Raimi aveva capito molto bene quando nel 2002 portò il personaggio al cinema per la prima volta, e che nel 2004 suggellò in Spider-Man 2 con la sequenza del treno: i newyorkesi che proteggono il corpo esausto del loro eroe, passandoselo di mano in mano. È una delle scene più belle della storia del cinema di supereroi perché fa capire senza dire una parola la natura di Spider-Man, non quella di un dio sceso dall’Olimpo, ma uno della gente, che può mescolarsi bene tra la folla ed esserne pienamente parte.
Destin Daniel Cretton lo sa. Ed è probabilmente per questo che Kevin Feige e Amy Pascal lo hanno “implorato”, parola loro, di accettare la regia di Brand New Day. Cretton è indubbiamente il regista più prezioso che la Marvel abbia raccolto nell’era post-Endgame: Shang-Chi ha dimostrato che sapeva fare blockbuster adrenalinici e adatti a tutti, e Wonder Man, di cui ha diretto il pilot e il finale della serie, la migliore dell’MCU dopo Endgame per consenso critico, ha dimostrato che sapeva far televisione di qualità dentro un universo cinematografico.
Con Spider-Man: Brand New Day, l’obiettivo di Cretton era fare qualcosa di radicale dopo il pot-pourri dei tre Spider-Man di No Way Home. Dopo una trilogia in cui Peter Parker era costantemente alla ricerca di casa, di un posto nel mondo, di un mentore, di un’identità, Cretton fa finalmente Spider-Man: At Home. A New York.
La città come personaggio in Spider-Man: Brand New Day

New York non era mai stata così presente in un film di Spider-Man del MCU. La città si vede da ogni angolazione e altitudine che il personaggio nato nel 1962 dalla matita di Stan Lee e Steve Ditko può offrire, e la viviamo oscillando tra i suoi grattacieli come non era mai successo prima. Non è solo uno sfondo ma finalmente diventa presente con il suo carattere.
Per arrivarci, la produzione ha fatto una scelta di fondo chiara: meno green screen, più realtà. Una parte del film è stata girata direttamente per strada, a Glasgow, dove interi isolati del centro città sono stati trasformati in scorci di Lower Manhattan, con taxi gialli, auto della NYPD e insegne americane a coprire le facciate vittoriane scozzesi. Erano i famosi leak che avevano fatto il giro dei social. L’obiettivo centrato è stato creare una New York che si sente oltre che vedersi.

E New York vista dall’alto, dal basso, dall’interno di una maschera, aggrappati al ciglio di un grattacielo con lo skyline di Manhattan sullo sfondo, non era mai stata così. Cretton gioca come non si era mai fatto al cinema con le peculiarità fisiche di Spider-Man: soggettive che ti mettono dentro il volo, oscillazioni senza controllo, pause sui bordi dei tetti con la città che si apre sotto e Cretton è bravo a farci sentire la vertigine, a farci guardare giù dal bordo insieme a lui. C’è un senso di libertà e di vertigine che ricorda da vicino l’open world degli ultimi giochi PlayStation dedicati al personaggio di Insomniac, in cui New York è diventata essa stessa il parco giochi del ragno.
Quando Spider-Man vince, Peter Parker perde

Brand New Day parte di corsa, forse troppo. L’intro del film è densa di pose costruite per evocare momenti da fumetti, incontri con i villain pensati per raccontare in fretta questo nuovo Peter: solitario, autosufficiente e in grado di gestire le minacce da solo. C’è una certa ostentazione in questi primi atti, come se il film volesse imporci con urgenza quanto Peter sia cambiato, quanto abbia imparato, quanto se la cavi. In mezzo a questo rush entra anche Liza Colón-Zayas, la Tina di The Bear, nei panni dell’agente Jean DeWolff, che si rivela figura materna per un Ragno che ha perso tutti i suoi riferimenti affettivi.
Poi accade qualcosa. L’incontro con la vita precedente, con ciò che Peter ha perso, con chi non lo ricorda più, ferma tutto. Il ritmo e il tono cambiano e da quel momento in poi vediamo un film diverso. Più lento e alla ricerca dell’intimità di Peter.

Al centro di tutto l’intreccio c’è Peter Parker solo e in auto isolamento, schiacciato dalla vita in un modo che i puristi dei fumetti attendevano da quando Holland aveva indossato la maschera per la prima volta. La regola aurea del personaggio: quando Spider-Man vince, Peter Parker perde, non era mai stata applicata con questa coerenza nel MCU.
Ma Peter non è il solo a fare i conti con l’isolamento. Tutti i personaggi del film, incluso quello di Sadie Sink, affrontano la stessa condizione: il senso di alienazione, il sentirsi diversi, uno stato di negazione riguardo alle vite che stanno conducendo. In mezzo le incursioni di un Frank Castle forse più ridimensionato e diluito di quel che si è visto finora, ma certamente molto affiatato con il protagonista e perfetta spalla.

E immerso tra questo senso di solitudine e il rimorso verso una vita passata che non potrà tornare, Peter inizia a crescere…e muta. Il suo corpo che cambia nella forma e nel colore direbbero nel nostro paese. Il film attinge esplicitamente in questo senso alla storia The Other, la saga fumettistica del 2005-2006 in cui Peter affronta una metamorfosi fisica radicale, muore e rinasce da un bozzolo di ragnatela con nuove capacità biologiche. Qui, come mostrato fin dal primissimo trailer, quella mutazione assume la forma delle ragnatele organiche, un elemento di body horror sottile che Cretton usa come metafora dell’instabilità interiore del personaggio. Peter non capisce cosa gli sta succedendo, e questa mancanza di controllo sul proprio corpo diventa il racconto di qualcuno che deve costruirsi da zero, senza appoggi e mentori.
Gli omaggi alla storia del Ragno

Brand New Day è un film pieno di omaggi e citazioni alla lunga ormai storia cinematografica del personaggio, a quella ancora più lunga a fumetti, e a ciò che è venuto in mezzo.
A colpire però ci sono due momenti precisi, un dialogo e un salvataggio, che richiamano direttamente due momenti del ciclo forse più impattante dedicato al personaggio dai primi anni 2000 a oggi, quello di J.M. Straczynski, e che aprono e chiudono il terzo atto restituendoci Spider-Man nella sua essenza.
Tornando a casa

Questo senso di solitudine condivisa permette anche di rendere giustizia a quella trilogia Home che aveva diviso e secondo alcuni snaturato il personaggio. Il Peter Parker di Watts aveva costruito legami con MJ e con Ned, che andavano oltre quelli familiari. In Brand New Day quei legami tornano e sono loro a fare veramente il film, non nelle scene di tensione o di massima azione, ma nei piccoli momenti: un saluto tra vecchi compagni, una costruzione con i Lego in compagnia che concede un momento di respiro a un giovane travolto dal peso di grandi responsabilità.
Dopo l’apice assoluto dei tre Spider-Man tutti insieme in No Way Home, la sfida era non cedere alla tentazione di fare qualcosa di ancora più grande. Amy Pascal ha dichiarato:
La scelta si è dimostrata giusta. I nuovi inizi possono nascere dalle atmosfere più familiari e qualche volta tornare a casa è la cosa più coraggiosa che si possa fare.
Spider-Man: Brand New Day è il film di Spider-Man più vicino all’essenza del personaggio che il MCU abbia mai prodotto.
