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I segreti sono all’ordine del giorno nel grimdark future di Warhammer 40k. Voci nell’ombra, misteri rinchiusi in rituali arcani e colpe che affondano nei tempi sanguinosi dell’Eresia di Horus. Un tempo di guerra fratricide, di sogni infranti e lealtà spezzate, in cui i fratelli si rivoltavano gli uni contro gli altri, spinti dai Poteri Perniciosi. O almeno, così siamo portati a credere, ma se in realtà il seme del tradimento fosse ben più profondo? Un dubbio che La Calata degli Angeli non può che alimentare.

Pochi capitoli degli Space Marines nascondono ombre del passato come gli Angeli Oscuri. La Prima Legione, composta da combattenti che si ispirano ai codici cavallereschi, figli di Caliban, mondo selvaggio in cui la cultura proto-Imperiale era basata sulla caccia alle grandi bestie, creature ferine che terrorizzavano la popolazione. L’eredità di questa società cavalleresca è un punto fermo della millenaria storia degli Angeli Oscuri, ma questa origine nasconde i semi di uno dei più grandi misteri dell’Imperium, capace di attirare persino l’attenzione dell’Inquisizione.

La Calata degli Angeli, la nascita degli Angeli Oscuri

I Dark Angels

All’interno della Horus Heresy, La Calata degli Angeli può esser considerata come il primo passo per comprendere pienamente la natura dei Figli di Caliban. Mitchel Scanlon non ci porta in presenza della Prima Legione già formata, ma compie un passo indietro, torna al momento in cui su Caliban Lion El’Johnson è ancora un uomo straordinario, capace di raccogliere attorno a sé un mondo intero.

Prima ancora della caduta di Horus, prima ancora che l’avvento degli Dei del Chaos potesse diventare il villain della rivolta di parte degli Space Marines, a dominare le vite degli uomini erano le loro emozioni. Nobili o venefiche, senza distinzione, le pulsioni umane sono il vero specchio dell’animo di questi guerrieri, siano essi umani o post-umani. Lo scopriamo seguendo l’ascesa di Zahariel e Nemiel, due giovani che seguono l’ideale di Caliban: essere accolti tra le fila di un ordine cavalleresco.

Non un ordine qualunque, bensì al fianco del Leone, il più impavido dei cavalieri di Caliban, l’uomo che sta plasmando una nuova società per questo mondo ferale. Una presenza ispiratrice che non manca di generare dissapori, specie tra coloro che non apprezzano la sua decisione di sterminare le grandi bestie. Per Lion El’Johnson un passo verso la civilizzazione di un mondo selvatico, ma per coloro che per generazioni sono vissuti in questa dinamica, un tradimento delle proprie tradizioni.

Una conflitto insanabile, che Scanlon racconta tramite gli occhi di due adolescenti che crescono all’ombra del mito di questo guerriero inarrestabile, ammirandolo e prendendolo a modello. Ma anche la venerazione può lasciar spazio ai dubbi, specie se si conoscono tratti poco nobili del proprio eroe, se viene in messa in dubbio il proprio stile di vita e ci si sente derubati della propria eredità.

La Calata degli Angeli è un punto fondamentale non tanto della Horus Heresy, di cui è comunque un tassello essenziale, quanto della storia di uno dei Capitoli più iconici di Warhammer 40l. Diversi autori si sono addentrati nei segreti degli Angeli Oscuri, raccontando la caccia ai Caduti, e facendo conoscere le cerchie più interne e segrete di questo capitolo. Leggende e miti, ma senza mai arrivare all’origine di queste spaccature.

Senza anticipare troppo, visto che torneremo su Caliban nei prossimi volumi della Horus Heresy, Scanlon getta semi importanti per il futuro degli Angeli Oscuri. Si notano già i primi segni di gelosia tra coloro che un giorno saranno i punti fermi dello scisma di Caliban, è evidente come l’arrivo dell’Imperium e la consacrazione di Lion El’Johnson a Primarca della Prima Legione sia un elemento di rottura all’interno di una cultura planetaria in un travagliato momento della propria storia.

L’altro lato della ribellione

I Dark Angels

Ammirevole l’idea di spostare l’attenzione dai grandi eventi del Tradimento di Horus per concentrarsi sulla radice emotiva e sociale degli Angeli Oscuri. Godere della visione da parte di un novizio che si fa strada tra i ranchi della Legione è un meccanismo raffinato per darci una visione d’insieme di questo mondo, mostrare Caliban nel momento più delicato: il passaggio a un livello superiore di civiltà. Ma se questo non fosse il desiderio degli abitanti?

La rilevanza di questo capitolo della Horus Heresy risiede nello spostare l’attenzione, andando oltre lo sconvolgimento dell’Imperium spezzato dalle scelte di Horus Lupercal. Un passaggio come questo serve a dare maggior spessore all’intero ciclo, mette in luce come gli Dei del Chaos abbiamo fatto presa perché hanno trovato un terreno fertile, dove invidia, risentimento e hubris aveva preparato la loro venuta.

E non è un caso che questo ritratto di un’umanità complessa e incredibilmente realistica sia fondato sugli Angeli Oscuri. Basterebbe citare il lavoro di Gav Thorpe sui Dark Angels per comprendere la portata di questo volume, che si può considerare come pietra angolare di un filone letterario che si fonda sul senso di colpa e vergogna dei figli di Caliban, ingannati ma condannati ugualmente a vigilare costantemente per ritrovare i fratelli Caduti.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva