È iniziata nel sangue e attraverso il sangue non avrà mai fine. Il percorso di uno dei serial killer più famosi e amati nella storia della televisione è in costante evoluzione e, con l’arrivo della nuova serie Dexter: Resurrection, ci sembrava dovuto parlare del suo passato, dei momenti di gloria così come dei passi falsi. Uno sguardo indietro per essere preparati a ciò che verrà, ma anche per poter guardare al futuro. Una necessità imperativa, considerando che anche i creatori l’hanno percepita, regalandoci il meraviglioso prequel Original Sin.
Purtroppo non tutti i prodotti nati dalla costola della storia originale sono stati così ben curati. In molti ricorderanno la conclusione di Dexter, così come le sconclusionate ultime due stagioni, ma c’è sempre di peggio. C’è Dexter New Blood, in assoluto il punto più basso del franchise nel quale gli sceneggiatori ce l’hanno messa tutta per massacrare un personaggio così poliedrico e affascinante. Ma avremo modo di parlarne in questa disanima su ciò che è (e non è) Dexter Morgan. Un uomo tormentato dai suoi stessi impulsi che ci insegna quanto sia facile cadere vittima dei propri istinti. Un personaggio che ha vissuto un’evoluzione sempre più profonda e tra le più elaborate nella storia della tv. Un’evoluzione ancora in corso.
Il nostro caro Dexter

Figlio, fratello, padre, marito, giustiziere, mostro. Dexter Morgan è stato tante cose nella serie che porta il suo nome, senza che nessuna di queste sovrastasse le altre. Certo, a volte il Macellaio di Bay Harbor mieteva più vittime del solito, il suo passeggero oscuro prendeva il sopravvento a scapito della sua vita ‘normale’, ma il nostro caro Dexter è sempre rimasto lì, per noi spettatori. La sua forza, inoltre, è sempre stata il suo essere incompleto, alla costante ricerca di una vita normale, sempre mantenendo la sua sete omicida, ma cercando di apparire quanto più comune possibile. Non è mai riuscito a essere se stesso e non ha mai capito appieno come farsi accettare. Ognuna delle 8 stagioni è scandita dalla volontà del protagonista di ottenere ciò che, secondo lui, non ha mai avuto, ma che è sempre stato lì accanto a lui.
Un fratello, un padre, un amico, una famiglia, un figlio, un apprendista e se stesso. Ciò che, invece, andava tanto cercando era l’auto-accettazione e un senso di pace per la sua condizione di psicopatico, per la sua mancanza di sentimenti. E anche in questo caso, erano lì, nascosti sotto la sete di sangue. Piuttosto ironico come i personaggi che non dovrebbero provare sentimenti (vedasi Geralt in The Witcher) siano i più empatici e i primi a sacrificarsi per i propri cari. Ma cosa ci ha sempre affascinato di Dexter Morgan? Le indagini, il mistero, la tensione, senza dubbio. La sua sagacia, il suo essere brillante e il divertimento macabro che genera nello spettatore. C’è qualcos’altro, però, sotto la superficie (come al solito) ed è la sua volontà di non cedere alla necessità di uccidere.
Sia chiaro, vi cede molto facilmente o non ne avrebbero fatto otto stagioni, ma sotto sotto il personaggio anela la normalità e che la furia omicida cessi. Perché i migliori villain, i più amati, sono anche quelli che non vogliono esserlo. Lo sono per necessità. Che sia delle circostanze o per se stessi poco importa, un cattivo umano e contrito sa colpire il cuore dei fan più di ogni altra cosa. Se Dexter fosse un killer spietato che non si preoccupa di assassinare gli innocenti non sarebbe stato un gran protagonista, vi pare? Invece è un uomo incompleto, alla costante ricerca del suo vero io. Un familiare amorevole che è convinto di non riuscire a provare le giuste emozioni. Un assassino che sfoga la sua sete di sangue e, guardandosi allo specchio, vede solo un mostro. Perché Dexter è rinato nel sangue e nel sangue il suo passeggero oscuro lo tiene intrappolato.
Un finale discusso, ma sempre meglio di New Blood

Come detto, le ultime due stagioni di Dexter non sono tra le più amate. Vuoi per messa in scena leggermente più svogliata del solito, vuoi per una scrittura confusa e carica di situazioni al limite dell’assurdo, in grado di mettere a dura prova la sospensione dell’incredulità dello spettatore. Alcuni plot twist non funzionano e in generale tutta la conclusione è stata estremamente discussa. Compito non facile per gli sceneggiatori, considerando la voglia dei fan di avere a tutti i costi un happy ending, ma con personaggi controversi come questi è impossibile che possa avvenire una cosa del genere. In ogni caso c’è qualcosa che ci ha fatti ricredere sul finale dell’ultima stagione, che ci ha fatto capire che, tutto sommato, non era così male. Ed è Dexter New Blood.
Sequel diretto, ambientato tra le montagne innevate e con un nuovo arco narrativo, la nuova avventura di Dexter non si presenta nel migliore dei modi. La tensione, le indagini e in qualche modo anche l’evoluzione del suo protagonista funzionano abbastanza bene, peccato che il tutto si regga su premesse sbagliate e proceda su una struttura pericolante. La morale conclusiva della serie madre verteva sull’impossibilità del personaggio di poter vivere una vita normale, di avere amici, affetti e familiari, decidendo che un mostro come lui meritasse una punizione esemplare. Non la reclusione, ma la solitudine. Lontano dal mondo non avrebbe trovato nessuno a cui fare del male, direttamente o indirettamente. New Blood cancella con un colpo di spugna quanto detto e mostra un Dexter innamorato, circondato da una comunità che lo ha accolto e di cui è amico. Quasi come se gli sceneggiatori avessero voluto dare al protagonista quell’agognato happy ending che i fan hanno sempre voluto per lui.
Purtroppo non finisce qui, perché oltre a strani e beceri ritorni (i più solo per stupire gli spettatori con l’ennesimo, insopportabile fan service), vengono messi in atto dei retcon che cozzano con il passato del protagonista. Ed ecco che, senza prove a carico, senza alcun tipo di logica o spiegazione alcuna, il nostro caro Dexter viene rivelato per ciò che è sempre stato: il macellaio di Bay Harbor. Un gran peccato che New Blood abbia dimostrato quanto sia facile distruggere una storia bellissima e magnificamente costruita negli anni, e tutto in pochi e semplici passaggi. A onor del vero, l’arco narrativo del protagonista non è bellissimo, ma è quantomeno interessante. L’uomo spezzato, assetato di sangue e convinto di essere nel giusto abbraccia il suo passeggero oscuro. Il mostro abbandona la sua umanità e si sazia pienamente della sete di sangue che ha sempre appagato in passato centellinando ogni goccia, ma aborrendola ogni volta. Nasce un Dexter diverso da quello che conosciamo: non quello che vorremmo, forse, ma quello che è necessario.
Le origini: torna la speranza (e il sangue)

Qual è uno dei più grandi problemi nella produzione e gestione di un prequel? Che i fan ricordano molti più dettagli rispetto agli sceneggiatori, i quali devono stare attenti a raccontare gli eventi con la massima fedeltà. Ogni scena può essere un passo falso, ogni attimo un errore, ogni frase sbagliata un disastro. Considerando che i creatori di questo nuovo prodotto, uscito soltanto qualche mese fa, sono gli stessi della tremenda New Blood, la possibilità che potesse trattarsi dell’ennesimo flop erano altissime. E invece sono riusciti a stupire chiunque, confezionando una delle cose più belle mai viste dall’inizio della serie principale.
La cura che è stata data a ogni più piccolo particolare è maniacale, dimostrazione che gli sceneggiatori hanno studiato benissimo ogni flashback di Dexter. Tutto combacia alla perfezione, ma l’aspetto più riuscito è Patrick Gibson. Il giovane attore che veste i panni del futuro serial killer più amato della tv non è solo perfettamente in parte, È Dexter Morgan. È nato per esserlo e per rappresentare perfettamente la versione giovane di Michael C Hall. Gli stessi sguardi, le stesse movenze, la stessa bramosia di sangue negli occhi e nel tremore del corpo, pur dandogli qualcosa di unico e soltanto suo senza snaturare la vera essenza del personaggio. Perché il Dexter che abbiamo conosciuto e amato ha imparato a dissimulare, a fingere davanti ai suoi colleghi, e nascondersi da occhi indiscreti e ad apparire normale, senza lasciar trasparire che non riesce a provare sentimenti. Il Dexter di Original Sin è ancora tremendamente impacciato, inconsapevole di ciò che deve fare e inesperto nelle relazioni sociali. È magnificamente imperfetto.
E adesso?

Ed ecco che ci ritroviamo a un bivio, che a breve ci svelerà la direzione verso la quale cammineremo. Perché la nuova direzione artistica del personaggio e delle sue serie è passata di mano da James Manos Jr a Clyde Phillips, che aveva comunque lavorato ad alcuni episodi della serie madre. È, però, di Phillips e del suo team di sceneggiatori lo sviluppo estremamente deficitario e problematico di New Blood – così come lo è la nuovissima Resurrection, ennesimo sequel che vedremo dal 11 Luglio 2025. Sarà un disastro annunciato? Non proprio, considerando che Original Sin proviene dallo stesso gruppo di autori e, probabilmente dopo le aspre critiche mosse al primo revival, potrebbero essersi rimboccati le maniche ed essersi dati da fare per mettere in scena qualcosa di non solo decente, ma eccelso come il prequel di cui abbiamo parlato.
Il dubbio, però, permane. Perché la storia di Dexter Morgan si era conclusa e ora al personaggio è richiesto, ancora una volta, di tornare. E con le conseguenze sconclusionate e senza senso di New Blood, ma anche la passione e la qualità di Original Sin. Non ci resta che attendere ancora pochi giorni e capire se ci troviamo davanti l’ennesima operazione commerciale nostalgica in cui Dexter viene bistrattato o se sarà il suo tanto atteso e definitivo trionfo. Una cosa è certa: ora che il passeggero oscuro ha preso il sopravvento, il sangue che lo ha generato scorrerà. E noi ce lo auguriamo con tutto il cuore.



