Ci sono storie e leggende che tornano e ritornano, anche sotto mentite spoglie, proprio come fanno i miti fin dai tempi delle metamorfosi. Una Nuova Camelot non fa eccezione, mescolando la tecnologia alla leggenda, aggiungendo un nuovo pulsante dai toni high-tech alla ben nota Tavola Rotonda del ciclo arturiano.
Ma cosa ha spinto gli autori a rimodellare il ciclo bretone, attraverso le influenze del Giappone e della memoria che scorre attraverso l’infanzia, la giovinezza e la maturità? Ne abbiamo parlato direttamente con loro. Ecco cosa ci hanno raccontato.

MITO E TECNOLOGIA
Da dove arriva l’idea di fondere il mito alla tecnologia?
“Ci divertiva molto l’idea di raccontare un coming of age contaminandolo con la fantascienza e un retelling di uno dei nostri miti preferiti. Siamo entrambi grandi fan di Invincible di Robert Kirkman, Cory Walker e Ryan Ottley e ovviamente di Evangelion di Hideaki Anno e credo che le influenze di entrambe le opere siano facilmente riconoscibili all’interno di “Una Nuova Camelot”.”

METAMORFOSI
Qual è il vostro ricordo del mito di Camelot?
“Il mio primo ricordo è ovviamente legato al film d’animazione Disney. I miei genitori me lo fecero vedere per la prima volta all’età di 2-3 anni. Crescendo poi, ho avuto modo di approfondirlo e studiarlo meglio.”

“ho letto da molto giovane The once and future King di T.H. White, e poi per me la Tavola Rotonda è diventata un’ossessione, ho letto il ciclo bretone, Malory, Blackmore e poi Il cavaliere verde e tutte le altre storie che gravitavano in quel mondo… c’è stato un periodo in cui avrei voluto ESSERE un cavaliere di Artù. Direi che questo fumetto sarà la cosa più vicina all’esaudire quel desiderio.”
(DI)SEGNI SUL MITO
Quanto contava la resa grafica nella costruzione della storia?
“Molto, credo che un’immagine efficace possa spesso valere più di tante parole e lo dico da scrittrice ahah”

“Soprattutto i design dei cavalieri e delle navi aliene erano vitali per rendere credibile la storia.”
VENTI DA ORIENTE
Quanto il manga europeo ha influenzato il vostro lavoro?
“Non molto, in realtà. Sono sempre stata un’avida lettrice di manga sin da piccola, ho iniziato ad appassionarmi al fumetto occidentale molto in ritardo. La mia formazione è quindi quasi principalmente giapponese con alcune contaminazioni americane.”
“Quasi nulla, le mie influenze sono altre, soprattutto il lavoro di Kirkman su Invincible e la letteratura fantascientifica avventurosa degli anni cinquanta.”

“Non il manga europeo ma il manga giapponese. Diciamo che le mie primissime influenze vengono dall’America, ma nel mentre leggendo e apprezzando ciò che arriva dall’ oriente si è creato un mix stilistico che forse è quello che contraddistingue il manga europeo.”
GIOCO DI RUOLO
Se foste tutti seduti a una tavola rotonda, quale ruolo avreste e perché?
“Forse Artù, perché mi piace potermi prendere cura delle persone a cui voglio bene.”
“Palomides, un cavaliere che viene da un altro mondo e che ha sempre avuto difficoltà a inserirsi a corte.”

“Sicuramente non quello di Artù! Non sono mai stato tagliato per essere un leader, né tantomeno per prendere delle decisioni per gli altri. Se dovessi immedesimarmi in qualcuno nello specifico – pensando ai nostri protagonisti e non ai cavalieri originali – mi vedrei in Galahad, in quanto razionale e che preferisce agire nelle retrovie. Buttiamoci anche la sua costante ansietta nelle varie situazioni.”



