Ci sono storie e leggende che tornano e ritornano, anche sotto mentite spoglie, proprio come fanno i miti fin dai tempi delle metamorfosi. Una Nuova Camelot non fa eccezione, mescolando la tecnologia alla leggenda, aggiungendo un nuovo pulsante dai toni high-tech alla ben nota Tavola Rotonda del ciclo arturiano.

Ma cosa ha spinto gli autori a rimodellare il ciclo bretone, attraverso le influenze del Giappone e della memoria che scorre attraverso l’infanzia, la giovinezza e la maturità? Ne abbiamo parlato direttamente con loro. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Cavalieri
I cavalieri della tavola metallica – ©EdizioniBD

MITO E TECNOLOGIA

Da dove arriva l’idea di fondere il mito alla tecnologia?

Fiore Manni e Michele Monteleone

“Ci divertiva molto l’idea di raccontare un coming of age contaminandolo con la fantascienza e un retelling di uno dei nostri miti preferiti. Siamo entrambi grandi fan di Invincible di Robert Kirkman, Cory Walker e Ryan Ottley e ovviamente di Evangelion di Hideaki Anno e credo che le influenze di entrambe le opere siano facilmente riconoscibili all’interno di “Una Nuova Camelot”.”

la copertina di Camelot
Magia e Tecnologia – ©EdizioniBD

METAMORFOSI

Qual è il vostro ricordo del mito di Camelot?

Fiore Manni

“Il mio primo ricordo è ovviamente legato al film d’animazione Disney. I miei genitori me lo fecero vedere per la prima volta all’età di 2-3 anni. Crescendo poi, ho avuto modo di approfondirlo e studiarlo meglio.”

Tavole Rotonde
Il giorno del giudizio – ©EdizioniBD
Michele Monteleone

“ho letto da molto giovane The once and future King di T.H. White, e poi per me la Tavola Rotonda è diventata un’ossessione, ho letto il ciclo bretone, Malory, Blackmore e poi Il cavaliere verde e tutte le altre storie che gravitavano in quel mondo… c’è stato un periodo in cui avrei voluto ESSERE un cavaliere di Artù. Direi che questo fumetto sarà la cosa più vicina all’esaudire quel desiderio.”

(DI)SEGNI SUL MITO

⁠Quanto contava la resa grafica nella costruzione della storia?

Fiore Manni

“Molto, credo che un’immagine efficace possa spesso valere più di tante parole e lo dico da scrittrice ahah”

Character Design
Il segno del tempo – ©EdizioniBD
Michele Monteleone

“Soprattutto i design dei cavalieri e delle navi aliene erano vitali per rendere credibile la storia.”

VENTI DA ORIENTE

Quanto il manga europeo ha influenzato il vostro lavoro?

Fiore Manni

“Non molto, in realtà. Sono sempre stata un’avida lettrice di manga sin da piccola, ho iniziato ad appassionarmi al fumetto occidentale molto in ritardo. La mia formazione è quindi quasi principalmente giapponese con alcune contaminazioni americane.”

Michele Monteleone

“Quasi nulla, le mie influenze sono altre, soprattutto il lavoro di Kirkman su Invincible e la letteratura fantascientifica avventurosa degli anni cinquanta.”

Tavola disegnata
Passato e Futuro – ©EdizioniBD
Marco del Forno

“Non il manga europeo ma il manga giapponese. Diciamo che le mie primissime influenze vengono dall’America, ma nel mentre leggendo e apprezzando ciò che arriva dall’ oriente si è creato un mix stilistico che forse è quello che contraddistingue il manga europeo.”

GIOCO DI RUOLO

Se foste tutti seduti a una tavola rotonda, quale ruolo avreste e perché?

Fiore Manni

“Forse Artù, perché mi piace potermi prendere cura delle persone a cui voglio bene.”

Michele Monteleoone

“Palomides, un cavaliere che viene da un altro mondo e che ha sempre avuto difficoltà a inserirsi a corte.”

Pagine del fumetto
Scene dal passato – ©EdizioniBD
Marco del Forno

“Sicuramente non quello di Artù! Non sono mai stato tagliato per essere un leader, né tantomeno per prendere delle decisioni per gli altri. Se dovessi immedesimarmi in qualcuno nello specifico – pensando ai nostri protagonisti e non ai cavalieri originali – mi vedrei in Galahad, in quanto razionale e che preferisce agire nelle retrovie. Buttiamoci anche la sua costante ansietta nelle varie situazioni.”

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