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C’è una certa amarezza quando ti ritrovi tra le mani un volume sapendo che sarà l’ultimo tassello di un mosaico incompiuto. La voglia di lasciarti attirare da questa ambientazione che ti ha già affascinato è forte, ma d’altro canto sapere che non vedrai mai la fine di questo titanico racconto non ti spinge a distaccartene il prima possibile? Sono questi gli interrogativi che hanno accompagnato Tenement, l’ultimo capitolo de Il Mito del Frutteto di Ossa, ma anziché perderci in questo amletico dubbio, abbiamo accettato questo ultimo inquietante mistero offerto da Jeff Lemire e Andrea Sorrentino.

Decisamente sfortunato, il Frutteto di Ossa. Le sue premesse erano decisamente affascinanti, Il Passaggio prima e Diecimila piume nere avevano gettato ottime basi, il senso di epica orrorifica era ben evidente. Lemire non si era lamentato a creare due storie che si lasciavano ispirare dall’orrore viscerale, erede delle lezioni di Poe, ma aveva orchestrato il tutto come un affresco variegato, talmente vivo da aver addirittura pensato di ambientarne una parte in un tono sci-fi arrivando su Marte. Parentesi che, è assodato, oramai non vedremo più Starseed, ma l’intero progetto è naufragato.

Il Frutteto di Ossa, racconto incompleto

Tenement
Tenement – © Image Comics

Il Mistero del Frutteto di Ossa si presta perfettamente a un ragionamento sul funzionamento del mondo dei comics. Lemire e Sorrentino hanno già dato vita a solide ed apprezzate collaborazioni, come Gideon Falls e Primordial, un sodalizio artistico completato dai colori di Stewart enormemente apprezzato. Le visioni narrative di Lemire, sempre viscerali e dotate di una particolare prospettiva, hanno trovato nel talento pittorico di Sorrentino un perfetto interprete grafico.

Allora perché questo loro esperimento è fallito? Principalmente, per stessa ammissione di Lemire, si è peccato di troppa sicurezza. La struttura antologica del Frutteto di Ossa è stata raccolta in volumi, anziché seguire il precedentemente – e vincente – formato di serializzazione mensile di Gideon Falls. Una frammentazione più vicina al gusto americano, che non ha risposto invece alla modalità di uscita del Fruttetto di Ossa, creando un’assenza che, tradotta nel vile dato economico, non ha portato alle vendite sperate.

Se poi si aggiungono problemi personali per Lemire, che lo hanno ritardato nella stesura, e la debacle social di Sorrentino legata ad accuse di utilizzo di IA nel realizzare parte del suo lavoro su Joker: Year One. Da qui una fuga dalla sfera social, e, conseguentemente, dalla promozione del Bone Orchad. Forse non il motivo principale del fallimento del progetto, ma la mancanza del disegnatore titolare della serie in fase promozionale non ha sicuramente deposto bene.

Tenement, un finale involontario

Tenement
Tenement – © Image Comics

Possiamo quindi considerarci fortunati ad avere goduto di tre capitoli di questa saga monca. Soprattutto considerando come Tenement sia il più esplicativo di quanto letto, un vero e proprio punto di svolta che viene ora condannato a essere il finale spurio di un ciclo incompleto.  Si percepisce come Tenement sia nato con un approccio e si sia concluso con un radicale cambio di prospettiva, in cui si cerca di dare un finale per quanto possibile a un canto più ampio, di cui si era costruiti i ricchi presupposti che ora rimarranno pure congetture.

L’idea di spostarsi all’interno di un microcosmo come un condominio è funzionale al ciclo. Vite diverse, spesso inconciliabili ma che rappresentano spaccati di umanità su cui possono agire le forze all’opera sin da Il Passaggio. La presenza di una voce narrante che guida il lettore in questo viaggio nel delirio onirico è preziosa, come lo sono i diversi riferimenti alle precedenti opere del ciclo.

Questo rende ancora più amara la fine del Frutteto di Ossa perché questo terzo volume ha il ruolo di collante. Non solo tornano elementi della cosmogonia del Mito del Frutteto di Ossa – come il passaggio o la città d’argento – ma sono resi coesi all’interno di una definizione dell’aspetto deistico del racconto. Dopo l’angosciosa curiosità dei precedenti capitoli, Tenement si pone come il primo passo verso la comprensione di questo mondo e delle sue regole, dei suoi misteri e del suo pantheon divino.

Curiosamente, è anche la parentesi più vicina al lettore in termini di comprensione. La presenza di riferimenti biblici universalmente noti aiuta a gestire la costruzione di un ramificato pantheon divino, in cui le influenze di diversi contesti mitologici diventa parte integrante di questa complessa architettura narrativa.

La bellezza di un universo incompleto

Tenement
Tenement – © Image Comics

Uno slancio narrativo che ha consentito al team artistico di uscire dal terreno sicuro delle precedenti storie e concedersi maggior libertà, sperimentando. Sorrentino non si limita a disegnare nella gabbia ligio alle regole, ma anzi risulta ancora più pittorico e ribelle, spingendo sul senso di straniamento nel lettore. Specialmente la seconda parte del volume, in cui ci si addentra nel mondo mistico, vive della spettacolarità della mano di Sorrentino, che piega prospettive e si slancia verso una costruzione onirica che unisce meraviglia e orrore atavico.

Il lettore si sente spaesato da questa dinamicità visiva, con tavole lisergiche che si alternano ad altre più tradizionali, in cui Sorrentino riesce comunque a inserire inserti che veicolano la sensibilità dei lettori, li solleticano sulle giuste corde emotive.

Questo costrutto visivo sontuoso di Sorrentino trova in Dave Stewart un sodale cromatico impeccabile. Sperimentali tricromie, colorazioni vivide per scenari onirici e un’identità cromatica che trova la propria natura nella varietà delle interpretazioni, rimanendo fedele al tessuto emotivo del ciclo.

Il mistero dell’ignoto

Tenement -
Tenement – © Image Comics

Forse è proprio questa impagabile sensazione di perfetto equilibrio tra tutte le componenti di Tenement che lascia l’amaro in bocca per la conclusione prematura de Il Mito del Fruttetto di Ossa. Questo terzo capitolo si presenta come un momento apicale per quello che avrebbe dovuto essere lo sviluppo della trama orizzontale della saga, in cui le prime risposte a domande che ci accompagnano da Il Passaggio trovano risposte che aprono nuovi interrogativi.

Domande che non avranno risposte, lasciandoci con il dubbio di quale nuovo sconvolgimento avesse in mente Lemire, ma forse questo silenzio eterno è l’ultimo beffardo affronto del venefico Frutteto di Ossa.

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva