Come ben sappiamo, Takashi Murakami è in grado di toccare corde profonde dell’animo umano. E quando entra nella sala del press cafè organizzato da J-Pop Manga a Lucca Comics & Games 2025, il sensei saluta con un inchino e accenna un sorriso, lo stesso sorriso che i suoi lettori hanno imparato a leggere tra le pagine de Il cane che guarda le stelle, in quell’amore discreto e infinito che solo un cane può insegnare a un uomo.

Con Il cane che guarda le stelle, Il cane che guarda le stelle – Racconti e Kota – Il cane che vive con noi, il sensei ci ha aperto una finestra – più o meno veritiera – sulla quotidianità della famiglia Murakami e del loro fedele compagno a quattro zampe. E J-POP Manga celebra con un incontro l’uscita di Pino, la sua nuova opera in esclusiva al Lucca Comics and games 2025. L’atmosfera è rilassata, ma la platea – seppur gremita – non alza mai la voce in segno di rispetto.

Un autore che disegna la gentilezza con gentilezza

Il cane che guarda le stelle, J-POP manga © amazon.it
Il cane che guarda le stelle, J-POP manga © amazon.it

Ho letto Il cane che guarda le stelle due volte: la prima volta quando è uscito, la seconda volta quando è morto il mio cane. Cercavo una risposta, ho trovato un conforto, un doloroso conforto, per un animale che è entrato silenziosamente in casa e silenziosamente è andato via. Quanto c’è di personale in quella storia e quanto invece è mera osservazione del mondo?

Quanto c’è di personale nelle sue storie?

“Ho preso spunto sia dalle mie esperienze personali che dall’immaginazione, dal modo di vedere del mondo. Se dovessi quantificare le due cose sarebbe difficile, è sempre un mix tra esperienza reale e osservazione, sono un tutt’uno.” – Murakami

Gentilezza, delicatezza, empatia. Il sensei prima di essere un mangaka eccezionale, ha dimostrato più volte di sapersi rapportare al pubblico, mostrando sempre prontezza nelle risposte, unita a una spiccata intelligenza emotiva. D’altronde, dopo una domanda come la nostra, pregna di – sin troppa – emotività, la sua compostezza ci ha spiazzato. Nel corso del press cafè, qualcuno gli chiede perché nei suoi manga i protagonisti siano spesso dei cani: Murakami sorride, prende un momento per pensare, e poi risponde con semplicità:

Penso che sia molto bello per noi esseri umani sapere che c’è sempre qualcuno che ci aspetta. Io stesso ho avuto tre cani, ora ne ho due. Loro danno felicità agli esseri umani, quindi perché non dar loro il ruolo da protagonisti in un manga?

La risposta, come ogni cosa che lo riguarda, è disarmante nella sua sincerità. Dopotutto, nei suoi fumetti non c’è nulla di costruito o artificioso, poiché ogni gesto, ogni sguardo nasce da un’esperienza vissuta, da una consapevolezza profonda dell’amore incondizionato che gli animali sanno donare. In fondo, Murakami racconta l’essere umano attraverso la vita dei cani. E l’amore che riceviamo dai nostri compagni a quattro zampe è, per lui, la forma più pura di salvezza.

Quella con un cane non è una semplice amicizia – spiega – è qualcosa che va oltre, lui è un salvatore.

Ed è proprio questa delicatezza, questa capacità di tradurre la bontà in immagini e parole, che fa di Murakami un autore unico nel suo genere, come dimostrato anche in Pino – sua ultima opera edito J-POP Manga.

Perdita e vita

Il cane che guarda le stelle, J-POP manga © amazon.it
Il cane che guarda le stelle, J-POP manga © amazon.it

Quando parla della sua vita, Murakami racconta con disarmante compostezza: Ho avuto un’infanzia complicata. Forse il tema della mia vita è stato il contrasto tra la perdita e l’ottenimento di qualcosa.
Ed effettivamente è un tema ricorrente nelle sue opere. Nei suoi personaggi si percepisce sempre il dolore di chi ha perso qualcosa e la speranza di chi continua a cercare. Forse è per questo che i lettori si riconoscono così facilmente nelle sue storie: perché Murakami non parla di eroi epici o protagonisti di un mondo fantasy, ma di persone che imparano ad amare nonostante le brutture del mondo.
Ma una domanda spiazza i presenti, perché sembra racchiudere tutta la sua poetica:

Di recente ho letto una frase molto semplice ma che mi ha colpito molto: “Per noi umani i cani sono un capitolo della nostra vita, ma per loro noi siamo tutto il libro”. Nel raccontare Il cane che guarda le stelle lei sembra proprio cogliere questa sproporzione di tempo e di amore a disposizione. Cosa prova nel dare voce a un essere che ama senza misura, sapendo che quell’amore è destinato inevitabilmente a durare meno del nostro?

La sala si fa silenziosa. Molti sorridono, qualcuno abbassa lo sguardo. Pur trattandosi di una frase semplice, dentro c’è tutta la verità che Murakami sa restituire con i suoi disegni: quella sproporzione d’amore che ci rende umani, e che i cani accettano senza chiedere nulla in cambio. Il sensei risponde:

L’amore che viene dai cani è una cosa senza limiti, come ho detto prima, i cani sono sempre lì ad aspettarci, anche nei momenti difficili della vita, sono una salvezza, ci aiutano a vivere e sopravvivere. Quella con un cane non è una semplice amicizia, è qualcosa che va oltre, lui è un salvatore.

“Pino” il burattino del futuro

Pino, takashi murakami, © amazon.it
Pino, takashi murakami, © amazon.it

Poi si passa a Pino, la sua ultima opera, un racconto di fantascienza che intreccia la delicatezza delle fiabe con le ombre di un futuro non troppo lontano. Il titolo, naturalmente, rimanda al celebre Pinocchio, ma Murakami spiega che la sua è una rivisitazione capovolta:

Pinocchio è un personaggio che, da uno stato di povertà e ignoranza, impara e diventa umano. Pino, invece, parte dall’estremo opposto: è una creazione perfetta, un androide, un prodotto di alta conoscenza. Anche lui, però, compie un percorso per diventare umano.

In questa inversione c’è tutta la riflessione contemporanea di Murakami sull’intelligenza artificiale, sull’identità e sulla solitudine. Il suo Pino non è solo un robot che vuole essere uomo, ma un essere che cerca un significato, un’emozione: un cuore. E quando gli chiedono cosa pensi dell’intelligenza artificiale, il sensei risponde con una battuta che strappa un sorriso alla platea:

Ho provato a usare ChatGPT per inventare una storia. Mi ha emozionato, ma non era una storia che avrei scritto io. Se potessi programmare ChatGPT con il mio modo di pensare, finiremmo per litigare!

Dietro l’ironia, però, c’è una riflessione profonda: la creatività, per Murakami, è qualcosa che nasce dal cuore e dalla mente umana, non di certo da una macchina “efficiente”. È fatta di imperfezioni, esitazioni, intuizioni che nessuna IA può riprodurre.

Semplicità

kota, il cane che vive con noi, j-pop manga © amazon.it
kota, il cane che vive con noi, j-pop manga © amazon.it

Nel parlare del suo stile, Murakami spiega che non ha mai studiato arte in modo formale, né è stato assistente di altri mangaka.

Ho imparato da autodidatta. Seguo il mio cuore, la mia sensibilità e il mio senso artistico. Mi fermo sempre a riflettere se quel disegno vada bene per rappresentare il pensiero che voglio trasmettere.

E in effetti il suo è un tratto essenziale, semplice, ma pregno di emozione. Un segno che nasce da questa sincerità e che non cerca di stupire il lettore con la complessità tecnica. Murakami, difatti, tende a infondere nelle sue chine tutto ciò che prova, sentimenti ed emozioni esenti da filtri. Sincero, come sincere sono – d’altronde – le sue risposte.

Verso la fine dell’incontro, qualcuno gli chiede se, da una parte all’altra del mondo, i cani siano considerati “tutti uguali”. Murakami ride, poi riflette.

Ho letto che l’evoluzione umana è stata influenzata dai cani. È una teoria a cui voglio credere. Il cane è qualcosa di speciale ed essenziale per l’uomo, qualcosa che accomuna tutto il mondo, a prescindere dalle differenze culturali. […] Ho un cane anch’io, ma non credo di aver avuto particolari miglioramenti.

La sala esplode in una risata calorosa e in quel momento Murakami si trasforma: da autore inarrivabile ad amico che racconta la sua vita con modestia e gratitudine. Quando l’incontro si conclude e la sala lentamente si svuota, resta nell’aria una sensazione che non si può spiegare a parole. È come se le storie di Murakami, i suoi cani e i suoi sogni, continuassero a muoversi invisibili tra le persone, lasciando un’impronta lieve ma profonda.

E nel momento concesso alla stampa di ricevere uno shikishi sketchato dal maestro, è lì che Murakami da il meglio di sé. Guarda negli occhi una redattrice, le sorride con dolcezza e (in giapponese) la rassicura:

Sono convinto che il tuo cane sapesse quanto lo amassi.

Grazie, sensei.

Condividi.

Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.