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Nel 2008, la Marvel fece una cosa che nessun lettore si aspettava: prese il suo personaggio più iconico e azzerò gli ultimi trent’anni della sua storia. Per capire Brand New Day, il titolo che Destin Daniel Cretton ha scelto per il suo film su Spider-Man, bisogna però ricostruire cosa lo ha preceduto, cosa lo ha generato e cosa ha lasciato dietro di sé.

In principio fu One More Day

One More Day – credits Marvel comics

Tutto inizia con un problema che la Marvel si era creata da sola. Negli anni precedenti, durante la saga Civil War, Spider-Man aveva rivelato pubblicamente la propria identità segreta davanti alle telecamere di tutto il mondo. Peter Parker era Spider-Man, lo sapevano tutti. Era una scelta narrativa audace, che avrebbe dovuto cambiare il personaggio per sempre.

Ma la Marvel ci ripensò e attraverso One More Day, scritto da J. Michael Straczynski e Joe Quesada, allora Editor in Chief reset la memoria collettiva e non solo. Qualcuno spara a Zia May, che rimane tra la vita e la morte. Peter perde il controllo di sé, rinfodera il costume nero per andare a sfogare la sua rabbia in prigione dal mandante Kingpin, e disperato accetta l’offerta di Mephisto che propone di salvare la zia in cambio di qualcosa di prezioso: il suo matrimonio con Mary Jane. Peter e MJ non si sono mai sposati. Il mondo dimentica che Peter è Spider-Man. Zia May si salva.

Quesada ha sempre difeso la scelta, sostenendo che il matrimonio con Mary Jane “invecchiava” Peter Parker, allontanandolo dall’archetipo del giovane in difficoltà che rendeva il personaggio universale.

Era una rottura con decenni di continuity, e creò una controversia che ci portiamo dietro ancora oggi.

Cos’è Brand New Day e perché arriva

Brand New Day è il nome dell’era editoriale che inizia immediatamente dopo One More Day, nel gennaio 2008. Non si tratta di una storia singola, ma di un cambiamento strutturale che porta con sé un modello produttivo più televisivo, pensato per massimizzare la redditività del personaggio di punta.

In seguito alla crisi economica del 2008, le vendite si fecero instabili e le testate secondarie dedicate a Spider-Man,  Sensational Spider-Man e Friendly Neighborhood Spider-Man, vendevano molto meno dell’ammiraglia The Amazing Spider-Man. La soluzione fu cancellare tutte le testate satellite e concentrare tutto su un unico titolo, pubblicato tre volte al mese invece di una. Una mossa che secondo l’editor Tom Brevoort era “puramente mercenaria”, come raccontato a Popverse: ogni uscita sarebbe diventata imprescindibile per i lettori, eliminando la dispersione dei ricavi.

Nacque così il “Brain Trust”, o “Web-Heads”,  un gruppo di sceneggiatori che si riuniva in summit semestrali a New York a pianificare i flussi narrativi per mesi in anticipo. Dan Slott, Marc Guggenheim, Zeb Wells, Bob Gale, Mark Waid, Joe Kelly. Autori diversi che si alternavano sugli stessi personaggi, coordinati come una writers’ room televisiva più che come autori di fumetti tradizionali.

Il blocco della crescita e il tradimento del personaggio

Peter Parker era grande per un motivo preciso: cresceva. Dagli anni Sessanta in poi, Stan Lee e i suoi successori avevano costruito un personaggio che invecchiava emotivamente insieme ai propri lettori. Il ragazzo di Queens che non riusciva a pagare l’affitto era diventato un adulto, aveva trovato lavoro, aveva amato. Aveva sposato Mary Jane Watson. Non era più solo il simbolo dell’eterno adolescente in difficoltà e secondo gli editor della Marvel era diventato un personaggio che sentiva il peso del tempo. Con One More Day l’orologio biologico veniva riportato indietro.

La filosofia che guidava Quesada e Brevoort era esplicita: Peter Parker funziona solo se è un giovane adulto single e in difficoltà. Il matrimonio lo aveva fatto crescere troppo. La rivelazione dell’identità segreta lo aveva reso troppo coinvolto nelle dinamiche dell’universo Marvel. Bisognava riportarlo a essere quello che era: il ragazzo di quartiere che non riesce a pagare l’affitto.

Il paradosso è che riportandolo lì, lo resero meno interessante, non più interessante. Perché ciò che rendeva Peter Parker la controparte perfetta per ogni lettore non era la sua condizione di partenza, ma il fatto che quella condizione evolvesse. Era credibile perché sbagliava, imparava, cambiava. Peter Parker non è di facile immedesimazione perché è uno sfigato, anzi non lo è mai stato se non nei primissimi numeri della sua storia. Peter Parker è il nostro alter ego perché afflitto dai problemi della vita quotidiana ma nonostante tutto va avanti. Togliergli quella dimensione non lo ha reso più universale: lo ha reso più statico, più gestibile…e vuoto.

Il risultato fu quello che lettori e critici hanno definito un “blocco della crescita” permanente. Peter veniva spesso ritratto come infantile, incapace di mantenere una relazione stabile o un lavoro decente, non perché la vita fosse difficile in modo credibile, ma perché la difficoltà era diventata una condizione strutturale del personaggio, funzionale al brand. Ogni passo avanti veniva seguito da due passi indietro. Ogni relazione romantica si interrompeva prima di diventare seria. Era Spider-Man come proprietà intellettuale da preservare, non come personaggio in evoluzione. E da One More Day in poi, i lettori sapevano che qualsiasi cosa succedesse poteva essere disfatta.

L’eredità di Brand New Day

Cover dell’era Spider-Man Brand New Day

Brand New Day lascia un’eredità contraddittoria.

Sul piano industriale fu un successo. La strategia di concentrare le vendite su un’unica testata ad alta frequenza funzionò. E quando nel 2009 l’albo #583 uscì con Barack Obama in copertina, neo-eletto presidente che incontra Spider-Man, vendette oltre 530.000 copie, diventando il fumetto più venduto del decennio e creando un surplus di bilancio che, secondo le ricostruzioni interne, salvò letteralmente posti di lavoro in un momento in cui la recessione stava mettendo a rischio il settore.

Sul piano narrativo e culturale il giudizio è più severo. Brand New Day ha dimostrato che un personaggio iconico può essere resettato e tutti gli anni di continuità Marvel possono essere barattati sull’altare di una presunta identità di brand. Da One More Day in poi, qualsiasi cosa succeda a Peter Parker, i lettori sanno che può essere disfatta.

È un paradosso che il film di Cretton conosce bene. Brand New Day nel MCU parte da un presupposto simile, ovverosia il mondo dimentica Peter, lui ricomincia da zero, ma sceglie di farne un racconto sulla crescita invece che sul blocco della crescita. È la stessa struttura, con un’intenzione opposta.

Il fumetto aveva azzerato Peter Parker per preservarlo. Il film prova a usare quell’azzeramento per farlo finalmente evolvere.

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Amante di cinema, dei fumetti, dello sport e di come questi media rispecchiano l'evoluzione della società. Provo a raccontarvi l'influsso degli eventi (la Storia con la S maiuscola) che viviamo sulle storie che guardiamo/leggiamo.