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Non è stato semplice approcciarmi a Quello che la pioggia non dice, il nuovo gioiellino di Izumi Okaya di casa Aiken (collana BAO per i manga). Forse per il tratto appena accennato e sferzante della sua autrice, forse per la struttura antologica ed episodica, forse per i miei stessi pregiudizi verso opere che scelgono la frammentarietà come forma narrativa. All’inizio mi sono sentita spaesata: una serie di storie dedicate a personaggi diversi, tenute insieme da un unico sguardo che funge da filtro e da filo conduttore, quello di Ame Hanayama.

Mi ci sono volute quasi sessanta pagine prima di comprendere davvero perché mi sentissi così a disagio leggendo di lei. La risposta è arrivata in modo improvviso. Ame Hanayama sono io, e io sono Ame Hanayama. E leggere di lei è stato come strapparmi il cuore dal petto, poggiarlo sul tavolo e sezionarlo davanti a milioni di lettori.

Quello che Ame non dice

quello che la pioggia non dice, © bao Aiken
quello che la pioggia non dice, © bao Aiken

Ame è come me: anomala, una “tipa strana”. I suoi comportamenti peculiari, il suo modo di muoversi nel mondo, la sua calma ostinata, atta ad isolarsi: Ame è così, e non fa nulla per nasconderlo. Vive se stessa senza compromessi, ma è proprio questo a renderla costantemente oggetto di sguardi perplessi e giudizi impliciti. Gli altri non perdono occasione per farla sentire diversa, fuori posto, sbagliata.

Persino sua madre fatica ad accettarla. Ame non riesce a innamorarsi, non si è mai innamorata e non ha mai desiderato una relazione romantica. “Non è fatta per queste cose”, si racconta, se ne convince, non comprende le romanticherie. Nessuno si chiede davvero perché, e nessuno si sforza di capirla. È sempre Ame a dover giustificare gli altri, adattarsi alle aspettative sociali, chiedere scusa per la propria natura così bizzarra. Pensate dover chiedere scusa per ciò che si è: in quanti hanno provato questa orribile sensazione di vuoto?

Ma già nel titolo si nasconde una chiave di lettura fondamentale: in giapponese “Ame” significa pioggia. Quello che la pioggia non dice diventa così anche Quello che Ame non dice. Il centro dell’opera è lei, pur raccontando frammenti di vita di altri personaggi. È un cortocircuito narrativo affascinante: conoscere la protagonista attraverso il modo in cui osserva il mondo, gli altri e le loro relazioni. La Okaya costruisce i suoi personaggi affidando ai gesti e ai silenzi il peso del racconto, dell’analisi. Ame è una donna che vive da sola, ama cucinare, ha un lavoro e intrattiene normali relazioni sociali, la sua esistenza è scandita da una routine tranquilla e ordinata, equilibrata.

Agli occhi degli altri Ame appare “strana”, ma proprio per questo finisce per diventare un punto di riferimento per i suoi amici e conoscenti. Tutti la ricordano, tutti si legano a lei per i motivi più disparati, sebbene la nostra protagonista si dichiari apertamente “aromantica”. Ma essere aromantici significa davvero non provare affetto?
Assolutamente no.

Aromantico?

quello che la pioggia non dice, © bao Aiken
quello che la pioggia non dice, © bao Aiken

L’aromanticismo è un orientamento romantico che descrive le persone che provano poca o nessuna attrazione romantica, oppure la sperimentano solo in condizioni particolari. Questo non significa essere privi di sentimenti, né rifiutare ogni forma di relazione: le persone aromantiche possono provare affetto profondo, amore familiare e legami intensi di amicizia. Inoltre, aromanticismo e sessualità sono aspetti distinti, in quanto una persona aromantica può essere eterosessuale, omosessuale, bisessuale, pansessuale o asessuale.

Proprio per questa varietà si parla di spettro aromantico (arospec), che include diverse identità: i demiromantici provano attrazione romantica solo dopo un forte legame emotivo, i grayromantici la sperimentano raramente, gli akoiromantici non desiderano che il sentimento sia ricambiato, i cupioromantici vorrebbero una relazione romantica pur non provando attrazione, i quoiromantici faticano a distinguere tra amore romantico e platonico, gli aroflux oscillano tra romanticismo e aromanticismo.

Molte persone aromantiche scelgono relazioni non romantiche ma comunque significative, come le relazioni queerplatoniche, basate su impegno e cura reciproca. I pregiudizi che associano l’aromanticismo a freddezza o incapacità di amare derivano da una visione rigida delle relazioni. In realtà, esistono molte forme di amore e di legame, tutte ugualmente legittime. E comprendere questa pluralità aiuta a superare stereotipi e a costruire una cultura più inclusiva e rispettosa delle differenze.

Non sentirti sbagliat*, mai.

quello che la pioggia non dice, © bao Aiken
quello che la pioggia non dice, © bao Aiken

Capire se si è aromantici, dunque, non è immediato, perché la sfera emotiva e relazionale è complessa, e Ame probabilmente dovrà capirlo lentamente. Eppure, sono fermamente convinta che ciò che conta maggiormente sia osservare con onestà il proprio modo di vivere i sentimenti, senza considerarlo un errore o un’anomalia rispetto agli altri. Ognuno ha il suo modo, ognuno ha i suoi tempi.

L’autrice affronta l’argomento con delicatezza, la stessa che riesce a esternare con il suo tratto. Attraverso uno slice of life “per adulti”, ci dimostra che essere aromantici non significa essere privi di affetti. Sebbene il desiderio più grande di Ame consista semplicemente nel tornare a casa la sera, chiudersi la porta alle spalle e riprendere fiato, ciò non esclude la possibilità di accogliere un’amica che ha bisogno di parlare, di cucinare per qualcuno, di condividere un momento di silenzio.

E questo emerge anche nella modalità di narrazione scelta da Okaya, che racconta la vita di Ame attraverso le voci di chi le sta intorno, ma al contempo le vite di chi le sta intorno attraverso lo sguardo silente di Ame. Ogni personaggio è protagonista di un paragrafo, proiettando su di lei le proprie domande e le proprie inquietudini, che si riflettono nella mente di Ame stessa. Ed è così che ci troveremo a chiederci cosa sia davvero la felicità, l’amore, l’amicizia, affrontando dolori e delusioni, ma anche godendo dei piccoli gesti e delle attenzioni di amici e conoscenti.

Okaya ci dà gli strumenti per capire che non siamo sbagliati, anche se ci sentiamo “diversi”, e che nonostante il disagio, è necessario guardarsi dentro e affrontare quelle peculiarità che preferiremmo “evitare”. Leggere Quello che la pioggia non dice mi ha aperto gli occhi, mostrandomi che, come me, in molti si sentono “inadeguati”, magari in maniera differente. E sta a noi accettarci per ciò che siamo, al di là delle opinioni altrui, al di là di ciò che crediamo gli altri pensino di noi.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.