Osgroth e Osgroz è il primo librogame della collana “Sangue e Ossa” edito da Tora Edizioni. Una storia oscura resa ancora più avvincente dalla peculiarità di non essere un protagonista qualunque ma un Eotinn: un gigante con due teste, ognuna delle quali controlla una metà del corpo e ognuna con un carattere diverso. Una lettura che non potete assolutamente perdervi.
Il Mondo di Osgroth e Osgroz

Il mondo di Osgroth e Osgroz è quello di un dark fantasy cupo, sporco, violento. Il nostro protagonista non è un eroe e non c’è nessun tentativo di alleggerire il peso delle sue azioni. Si ritrova nella storia che lo vedrà coinvolto proprio a causa della propria violenza e crudeltà e il viaggio dell’eroe che si metterà in moto attraverso la lettura è mosso dalla disperata ricerca di salvezza, dopo essere stato colpito dalla maledizione della Sacerdotessa del Culto del Dio Serpente. Le due teste, ovvero i due fratelli, si odiano. Sono diversi, vorrebbero prendere il sopravvento sull’altro ritenendosi vicendevolmente delle appendici superflue che impediscono l’uno di avere il potere definitivo del corpo. Ma non possono vivere l’uno senza l’altro. Sono legati indissolubilmente dal corpo che li divide e unisce, rendendo di fatto la loro convivenza forzata anche una necessaria forma di vita.
Personaggi di un mondo alla deriva

Osgroth è violento, aggressivo. Giocare seguendo questa testa vuol dire avere solo il desiderio di menar le mani e mangiare carne ( preferibilmente umana ) tutto il tempo. Non c’è spazio per la diplomazia, il dialogo. Di contro non possiamo definire Osgroz propriamente quello saggio dei due, ma è sicuramente la testa che prova a ragionare un po’ prima di prendere una decisione, soppesa l’ambiente e l’interazione, rendendolo di fatto più riflessivo del fratello. La dicotomia tra i due è uno dei punti di forza del librogame perchè ci permette di approcciare il titolo in due modi totalmente diversi, lasciando spazio per un’alta ri-giocabilità del titolo. Se la prima volta lo abbiamo terminato seguendo per lo più Osgroz, la seconda volta ci siamo lasciati andare al menare più puro, dando retta ad Osgroth, rendendo l’esperienza sempre divertente e piacevole da leggere e giocare.
Come si gioca?
Il sistema è molto semplice e la sua peculiarità come quella del librogame stesso, è proprio nelle due teste. Osgroth come dicevamo è l’irruento, per cui nelle scene di azione e combattimento sarà il protagonista della scena. Nerboruto e con la capacità di usare armi pesanti che devastano letteralmente i nemici. Osgroz con la sua sagacia è più fine, ha i sensi più sviluppati per comprendere il mondo che ci circonda ed è molto più predisposto ad attacchi di precisione. A seconda di quale dei due attiveremo nella scena avremo un tiro di dado diverso: d12 per le armi pesanti di Osgroth, d8 per Osgroz. Se la somma del dado unita all’attacco supera la difesa avversaria, avremo davanti una bella poltiglia di nemico massacrato.
Menzione per i punti che si chiamano Macello, Scorza e Ciccia, che sono i modi in cui vengono definiti attacco, difesa e stamina ( o punti vita ).
Un librogame duro e puro, avvincente e mortale

Lo stile di scrittura di Emanuele Zammarchi, unito alle splendide illustrazioni di Cristina Calvagno, ci catapulta immediatamente nel mondo e nelle teste dei due protagonisti, regalandoci momenti di gioco divertenti ma anche intensi. La capacità di delineare due psicologie così diverse, che permettono al lettore di vivere il libro in due modi completamente diversi rende questo librogame un gioiello nel genere. Una lettura avvincente e appassionante.
