Due “O” che chiudono un cerchio. Oppure due orbite che, finalmente, si incontrano. Orbit Orbit è tante cose: un fumetto (pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore), un album, ma soprattutto Caparezza che cerca Caparezza. Un’opera che lo stesso cantautore definisce “più facile da leggere e ascoltare che da raccontare”. Forse perché è un’opera intima, che ha fatto ritrovare a Michele Salvemini la voglia di creare. E di creare qualcosa di bello. Non ne fa un mistero, quando apre il suo Press Cafè del Lucca Comics & Games 2025 con una confessione: “Due anni fa, nel 2023, sono venuto qui a Lucca per presentare una cover variant di Exuvia, all’epoca il mio ultimo disco. Era un periodo buio della mia vita, ma in quei due giorni ho ritrovato il sorriso”. E allora ecco lì il cerchio che si chiude.

Caparezza è tornato al Lucca Comics & Games per presentare (o meglio, per raccontare) un’opera diversa da tutte le altre. Perché racconta una parabola personale, un’avventura che lo ha immerso in uno spazio profondo pieno di riflessioni sulla malattia che arriva, sul tempo che passa e il corpo che invecchia. Ecco cosa ci ha raccontato durante un PressCafè intimo e sincero, proprio come Caparezza.

Il primo amore

Caparezza presenta Orbit Orbit
Caparezza racconta Orbit Orbit al Lucca Comics & Games

Il fumetto è stato il mio primo amore”. Caparezza non va per il sottile e ammette che il suo primo sogno da ragazzino era diventare fumettista. Dopo si è “accontentato” di essere un vorace lettore. Un lettore onnivoro, che passava dal fumetto popolare da edicola a profonde graphic novel d’autore. Per questo sceneggiare Orbit Orbit è stato il classico sogno che si avvera. Non senza fatica e voglia di mettersi in discussione. Un progetto nuovo che ha portato Caparezza a studiare per scrivere in modo totalmente nuovo, per una volta non in rima, affidandosi al lavoro di nove disegnatori che hanno forma alle sue parole. Lo ha fatto legando musica e balloon in maniera quasi simbiotica.

Un album con 14 canzoni a cui corrispondono 14 capitoli di un fumetto che ampliano e approfondiscono le singole tracce. Il rapporto osmotico tra note e tavole, però, non finisce qui. Caparezza ammette: “Per l’album ho pescato all’immaginario sonoro che ascoltavo da ragazzino mentre leggevo fumetti. Mi riferisco a un periodo preciso, che va dal 1978 al 1982, con la space music che mi conquistava sempre di più”. Per questo Orbit Orbit ha una forte matrice elettronica, che ben si sposa con la space opera raccontata nel fumetto. Un fumetto dove Caparezza si scinde in due. Da una parte un artista sull’orlo del collasso chius, dall’altra un cosmonauta che si perde nello spazio per ritrovarsi.

Esplorare l’empatia

La nostra chiacchierata con Caparezza, poi, è atterrata altrove. Perché Michele Salvemini è così. Non conosce binari, ma ondeggia tra le cose come fanno quelli che hanno tanto da dire. Una persona che non si ferma mai al “prodotto da promuovere” e che ha sempre qualcosa di non banale da dire. Come quando scardina la pretesa del successo a tutti i costi:

Sul senso delle opere

“Col tempo ho imparato a vivere con serenità le cose. Ognuno di noi ha dei momenti di merda e dei momenti felici. La vita è fatta così. Se mi guardo indietro, so che magari alcune cose che ho fatto non erano granché, ma non mi pento di niente. Se le ho fatte, significa che avevo bisogno di farlo. Ho sempre agito seguendo quella necessità. Per me non esistono dischi belli o brutti. Esistono solo i dischi che hanno un senso, che hanno motivo di esistere. E i miei, se li ho fatti, ce l’hanno tutti. Per questo ci metto così tanto tempo, in media quattro anni.” – Caparezza

Subito dopo il discorso si sposta su un grande assente dei nostri tempi: l’empatia. Un sentimento a cui Caparezza ha dedicato un’intera canzone, forse la più intensa, commovente e sentita di Orbit Orbit (Pathosfera). Una sorta di antidoto al cinismo collettivo che Michele commenta così:

Sul potere dell’empatia

“Secondo me a volte ci raccontiamo una grande menzogna. Che non abbiamo bisogno di nessuno, che gli altri non servono a niente e possiamo farcela da soli. Non è vero. Con questo album mi sono interrogato su tutto quello che l’umanità ha ancora di buono da dare. E credo ci sia ancora spazio per qualcosa.” – Caparezza

Lo stesso spazio che Caparezza ha esplorato con Orbit Orbit. Esploratore di sé stesso tra canzoni, vignette e parole che aprono mondi. Sì, perchè (spoiler) Orbit Orbit per Caparezza è una nuova onomatopea. Il suono della fantasia e dell’immaginazione che troppo spesso rimane soffocato dal rumore della quotidianità.

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Nato a Bari nel 1985, ha lavorato come ricercatore per l'Università Carlo Bo di Urbino e subito dopo come autore televisivo per Antenna Sud, Rete Economy e Pop Economy. Dal 2013 lavora come critico cinematografico, scrivendo prima per MyMovies.it e poi per Movieplayer.it. Nel 2021 approda a ScreenWorld, dove diventa responsabile dell'area video, gestendo i canali YouTube e Twitch. Nel 2022 ricopre lo stesso ruolo anche per il sito CinemaSerieTv.it. Nel corso della sua carriera ha pubblicato vari saggi sul cinema, scritto fumetti e lavorato come speaker e doppiatore.