Nel 1992, il mondo dei comics viene sconvolto da un evento che nessuno si sarebbe mai aspettato: Superman viene ucciso da Doomsday. Accade l’incredibile, colui che tutti considerano un dio immortale incontra la sua fine, sconvolgendo il mondo dei comics supereroici. Dietro questo evento rivoluzionario c’era Dan Jurgens, sceneggiatore che con questo arco narrativo si è ritagliato uno meritato posto nell’Olimpo degli autori di comics.

A distanza di più trent’anni, ancora oggi La Morte di Superman è una pietra miliare, scomodo paragone per tutti coloro che si cimentano nella scrittura di eventi nelle continuity fumettistici. Ospiti di Panini Comics a Lucca Comics & Games 2025, abbiamo avuto il piacere di incontrare Dan Jurgens e rivivere l’esperienza di questo cult del fumetto supereroico,

La morte di un dio

La morte di Superman ha sconvolto i lettori perché era impensabile che il Kryptoniano potesse morire, era quasi considerato una divinità nonostante Supes abbia sempre mostrato di avere una grande umanità. E forse la sua  umanità traspare proprio in questo momento, quando sceglie di sacrificarsi per le persone che ama.

“Inizialmente, con tutti gli scrittori coinvolti in questa storia, non avevamo una storia da seguire, abbiamo cominciato a parlarne e cercare il senso della trama. Potevamo vedere la grande avventura, ma la storia è di un personaggio, di un cuore, e di tutti gli altri personaggi intorno a Superma. Abbiamo iniziato a parlare di questo e di come sarebbe un mondo senza più Superman. Come reagiranno i suoi genitori, i Kents? Come reagirà Lois? Come reagirà il mondo? Come sarebbe la morte? E così via. Anche come reagiranno i suoi nemici? E una volta che siamo arrivati a questo punto, abbiamo capito che questa è la vera storia, e abbiamo così concentrato l’attenzione su questo, abbiamo capito che questo significava raccontare qualcosa di importante su Superman.Come quando parliamo di qualcuno che è mancato, che è importante per noi.”

Quindi la morte di Kal-El diventa l’evento cardine su cui imbastire una narrazione che non sia limitata alla figura dell’Uomo d’Acciaio, ma diventa il punto di partenza per un discorso più ampio, fatto di diverse prospettive.

“Abbiamo pianificato la morte di Superman stesso, che ci porterebbe a questo punto, perché la vera base della storia è una storia su quanto importante è Superman per il mondo e per quelli intorno a lui, attraverso il suo passaggio. E penso che ciò che hai fatto sia perfetto, perché si manifesta in piccoli dettagli, non su grande scala.”

I grandi eventi vissuti nel dettaglio

Solitamente, pensando ai maxi eventi fumettistici si pensa a impatti su grande scala, con sconvolgimenti di continuity. Nel caso de La morte di Superman, il principio era di andare nella direzione opposta, raccontando le reazioni di chi ha assistito all’evento, tramite dei dialoghi particolarmente suggestivi, che racconto anche l’aspetto intimo della perdita di Superman.

“Una delle scene più coinvolgenti che abbiamo realizzato riguarda i suoi genitori. Jonathan e Martha Kent stanno guardando lui combattere Doomsday su TV e vedono il loro figlio morire, ma non possono dire a nessuno, o non riusciranno a dire a nessuno che il loro figlio, Clark Kent, è anche Superman. Stanno affrontando tutto questo, senza poterlo condividere con nessuno!”

L’essenza di Batman

Bat-Man: Il primo Cavaliere – © Dc Comics

Ma dopo aver raccontato la morte di Supes, nella sua carriera Dan Jurgens si è cimentato in altre grandi sfide, come Bat-Man: il Primo Cavaliere. Un racconto pulp che riscrive le origini del Cavaliere Oscuro, come era stato inizialmente concepito, andando a separarlo dalla visione moderna, hi-tech cui ora siamo abituati.

“In America, quando una banda rock and roll rinuncia a tutti i suoi strumenti, si siede e suona una chitarra acustica diciamo che sono unplugged. Quando ho pensato a questa storia, volendo un Batman unplugged. Oggi Batman ha un sacco di strumenti tecnologici, ha la Bat-caverna, la Batmobile. la Batjet. Tutto ciò che lo riguarda, anche con le sue armature e le sue armi, è diventato così tecnologicamente superiore che volevo ritornare a quello che era all’inizio. Non c’è una Batcave, non c’è neanche un Alfred, non c’è Robin, non c’è nulla come pensiamo a Batman ora, a partire da lui stesso.”

Scelta che vede Batman nella sua anima di detective autentico, motivando l’appellativo di miglior detective del mondo. Senza le attrezzature moderne, computer e aiuti, Bruce Wayne deve indagare alla vecchia maniera e risolvere così i suoi casi.

“11E’ un Batman diverso, che indaga, l’unico modo che ha di trovare la soluzione è attraverso i file della polizia. Deve impegnarsi molto di più, utilizzare le conoscenze del periodo. Ad esempio, nel 1939 era giò presente la scienza forense delle impronte, ma non esisteva una catalogazione, quindi costringerlo a indagare, seguendo le possibilità scientifiche del periodo, è più impegnativo e appagante che non vederlo seduto davanti a un computer, dove basta premere un pulsante.”

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva