“Penso che sia meglio avere delle idee. È facile cambiare un’idea. Cambiare una convinzione è molto più difficile.”
Così parla Rufus, il tredicesimo apostolo nel film del 1999 Dogma interpretato da Chris Rock. La battuta, che conclude un discorso con una ragazza, improvvisata al momento e forse inserita un po’ forzatamente nel discorso che stiamo per affrontare, è però abbastanza rivelatoria di ciò che Kevin Smith voleva portare nelle sue storie in quel periodo.
Smith, enfant prodige del cinema indie americano dopo il grande successo di Clerks del 1994, era impegnato su chiamata dell’editor in chief della Marvel Joe Quesada, nel grande rilancio di Daredevil e la messa in discussione del proprio credo e delle proprie idee sarebbero diventate il fulcro delle sue storie a Hell’s Kitchen. Mentre le “convinzioni” di cui parla con molta leggerezza Rufus, senza dargli il peso che stiamo dando noi ora, sono rigide e spesso diventano una prigione, come quelle religiose che vengono messe in discussione in Matt Murdock, le “idee” sono ciò che consentono di reinventarsi e questa malleabilità del proprio rigido credo permetterà al Diavolo di superare uno dei suoi tanti periodi tormentati e un nemico che sembra avere dalla sua anche “lo spirito santo”.
Tra lotte di quartiere e drammi interiori, Smith con il Diavolo Custode, scrive un ciclo che come al solito torna alle basi del metodo Marvel, laddove la narrazione non procede tanto per sconfiggere un nemico ma per battere i propri demoni interiori, al grido di supereroi con superproblemi.
1999: tra Millennium Bug e crisi finanziarie

Il 1999 è stato un anno di frontiera, un crinale tra la fine di un secolo dominato dall’eccesso e l’inizio di un’era che avrebbe cercato nel realismo e nell’autorialità la sua nuova bussola. Al centro di questo ciclone culturale c’era un ragazzo del New Jersey con la maglia da hockey, Kevin Smith, che dopo aver sconvolto il cinema indipendente con Clerks, stava portando nelle sale Dogma. Il film non era solo una commedia irriverente, ma una riflessione viscerale e personale sulla fede cattolica, gli angeli e il dubbio.
Proprio in quel momento, la Marvel Comics stava vivendo il suo “Golgota”: reduce dalla bancarotta del 1996 e da una gestione creativa che aveva alienato i lettori (tra futuri Cyberpunk 2099, guerre dei cloni e addii e ritorni di scrittori e personaggi), la casa editrice era un gigante in macerie. La svolta arrivò con una scommessa disperata: affidare personaggi allora considerati “minori” come Daredevil, Inumani, Black Panther e Punisher a uno studio esterno, la Event Comics di Joe Quesada e Jimmy Palmiotti. Nacque così l’etichetta Marvel Knights, un laboratorio di eccellenza che avrebbe ridefinito il DNA della Casa delle Idee, partorendo gemme come il Sentry di Paul Jenkins (recentemente riportato alla ribalta cinematografica in Thunderbolts), simbolo di quel connubio tra decostruzione psicologica e mito.
Per lanciare la linea, Quesada sapeva di aver bisogno di un “colpo di teatro” che attirasse l’attenzione dei media generalisti. La scelta ricadde su Kevin Smith. Come dichiarato dallo stesso Quesada in una retrospettiva su marvel.com:
“Sapevo che se avessimo convinto Kevin, avremmo portato con lui un intero esercito di fan che non mettevano piede in una fumetteria da anni. Kevin non era solo un nome; era un autore che parlava la lingua dei fan.”
Per Smith, accettare non fu semplice, complice anche la produzione contemporanea dello stesso Dogma che lo portò a ritardare più volte la consegna. In diverse interviste il regista ha confessato di essere stato terrorizzato all’idea di seguire le orme di Frank Miller, definendo l’incarico “intimidatorio al limite della paralisi”.
Religione, inganno e mystero

L’amore che lui e Quesada provavano per le opere di Miller fu insomma un punto cruciale per la collaborazione. E la lavorazione contemporanea di queste due storie portò Smith, se vogliamo a creare due racconti di riflessione sul legame con la fede. In entrambi i lavori, Smith esplora il “senso di colpa cattolico” non come un accessorio, ma come motore dell’azione. Se in Dogma si metteva in discussione l’infallibilità divina (parodizzando e dissacrando l’idea contemporanea della chiesa cattolica), nel Diavolo Custode Matt Murdock viene spinto sull’orlo della follia da un piano orchestrato per distruggere la sua fede.
La saga è diventata col tempo un pilastro della storia del Diavolo grazie a queste tematiche ma anche per la scelta di Smith e Quesada di essere spietati tanto nella scrittura che nella messa in scena. I due autori trasformarono Mysterio, storicamente un villain pittoresco di Spider-Man, in un antagonista tragico e nichilista, un uomo morente che voleva un “gran finale” degno di una tragedia greca.
Il culmine fu la morte di Karen Page, uccisa da Bullseye con lo stesso bastone di Daredevil. Fu una scelta che cambiò tutto. Smith ha rivelato anni dopo che l’idea fu di Quesada per dare uno shock, una scelta, interpretiamo, che forse poteva anche essere vista come una grossa leva di vendita per l’uomo che in quel momento era anche l’editor di casa Marvel e stava creando la nuova etichetta per risollevare l’autorevolezza dell’etichetta agli occhi dei lettori.
Echo di distruzione: Parti di un buco

In questo scenario di distruzione, mancava però la figura che più di tutte ha scosso la vita di Matt Murdock. E così dopo Diavolo Custode, arrivò la saga “parti di un buco”, che prosegue le vicende dopo Smith, con David Mack alla scrittura e Quesada ai disegni. In Italia Panini ha reso disponibili entrambe le storie in un unico volume a poco meno di 12 euro nella nuova collana “Marvel pocket”.
Se nella gestione di Smith il male era prima una entità sovrannaturale e poi un dilemma interiore psicologico per poi rivelarsi nel grande twist finale con Mysterio, in Parti di un Buco Fisk torna a essere il ragno al centro della tela per un racconto molto più dalle tinte “Sopranos”.
Kingpin porta la sua moralità un gradino più in basso comportandosi da manipolatore nei confronti di Maya Lopez (Echo), crescendola come una figlia, nascondendole di essere l’assassino di suo padre e convincendola che il colpevole sia Daredevil. Fisk trasforma l’innocenza e il talento artistico di una ragazza sorda in un’arma di vendetta. La storia neanche a dirlo è stata la base su cui è stata scritta la recente serie dell’MCU disponibile du Disney+.
Le conseguenze dell’uragano Quesada

L’impatto di questa “rivoluzione dei Knights” non si fermò a Smith e Mack. Il successo di critica e pubblico spianò la strada a tutto un nuovo decennio per Marvel, dove la ricerca del realismo divenne sempre più preponderante. Sul Diavolo anche nel segno di Brian Michael Bendis che portò la componente urban e gangster al centro della storia con opere come “La Cupola” e altre del suo ciclo.
Senza il lavoro di ricostruzione (e distruzione) fatto da Smith e Quesada però, Bendis non avrebbe mai potuto trasformare Daredevil. Smith aveva riportato Matt Murdock alla sua essenza di uomo feribile e tormentato, permettendo a Bendis di spingere quel concetto al limite estremo, svelando l’identità segreta dell’eroe e mettendolo faccia a faccia con il collasso della sua vita civile.
Riscoprire Daredevil: Diavolo Custode
Rileggendo queste storie recentemente e per scrivere questo pezzo, c’è stato un colpo al cuore. Da un lato per l’incredibile precisione nei disegni di Quesada e nei colori usati, con una New York che mostrava all’epoca il meglio di sè con dei tramonti raccontati con tonalità di blu e rosso, su uno skyline che ancora vedeva le Twin Towers ergersi.
Dall’altro per l’incredibile attualità della scrittura. Il tono, il ritmo veloce dello scorrere degli eventi e dei dialoghi, porterebbero a pensare che basterebbe prendere questa storia così com’è e replicarla in live action senza bisogno di adattare nulla, se si volesse fare. Siamo nell’epoca in cui i Sopranos stavano ridefinendo la narrazione seriale e pur non avendo trovato riferimenti, chi vi scrive ha sentito come una connessione indiretta tra queste due storie, che prendono contesti “sporchi” e ci portano all’interno del dubbio di chi ne fa parte, tra paure e dilemmi morali.
L’operazione Marvel Knights dimostrò che la Marvel poteva essere “prestigiosa” cambiando per sempre il modo in cui i lettori percepivano il genere supereroistico.



