Se si ama Paperino, non si può che detestare Gastone. Tanto sfortunato e iracondo il primo, quanto sfacciatamente fortunato e pomposamente elegante il secondo, due personaggi antitetici che hanno fatto la storia dei fumetti Disney. E alla fine, il lettore non poteva che simpatizzare con il burbero Paperino, capace di andare oltre le avversità, specchio di una nostra quotidianità in cui siamo tutti un po’ Paperino. E Gastone, alla fine, se andava apparentemente sconfitto, salvo venire nuovamente baciato dalla Dea Bendata in extremis.
E qui, con quell’ultimo sberleffo, scattava il senso di astio nei suoi confronti. Non solo fortunato, ma sfacciatamente tale, al punto da sentirsi sempre superiore agli altri, al punto da essere spesso usato non come individuo a sé stante, ma come necessario meccanismo narrativo da impiegare per dare risalto ai veri protagonisti. D’altronde, se sei così insopportabilmente baciato dalla fortuna non puoi che suscitare certi sentimenti.
La condanna di Gastone

Per anni abbiamo visto Gastone come il cugino più fortunato, lo snob che fa della sua buona sorte il suo superpotere. E non ci siamo mai chiesti come fossero realmente le sue giornate, quanto la sua aura magica potesse essere realmente una fortuna e non una maledizione. Non un’esagerazione, considerato che è lo stesso papero a chiarire un aspetto della sua esistenza troppo a lungo ignorato:
““….quelli come noi non piacciono a nessuno!”
Dopo averlo finalmente messo al centro della storia con la Solitudine del Quadrifoglio, Marco Nucci torna a scrivere un ritratto emotivo di Gastone. Autore Disney tra i più sensibili e attenti della nuova generazione, Nucci esce dalla tradizione monolitica del personaggio e ribalta la sua peculiarità, la rende non più un escamotage narrativo, trasformandola in ferita dell’animo.
Se in passato la presenza della fortuna ci ha fatto detestare Gastone, leggendo I cieli di Farmtown dovremo fermarci e chiederci se dopo tanti anni abbiamo davvero compreso cosa significhi essere Gastone Paperone.
La sequenza continua di fortune, di premi vinti, denaro che arriva miracolosamente e agi continui, può essere davvero una benedizione? Non secondo il più fortunato di Paperopoli.
Fuga dalla fortuna

Sorprende sentire dalla voce di Gastone quanto essere così fortunati possa essere un muro, una separazione con il resto del mondo. I parenti iniziano a non cercarti più, scopri all’improvviso che non hai un amico, che tutti questi lussi e privilegi devono colmare una vita solitaria.
“…mi resi conto di essere solo…come un quadrifoglio in un campo di trifogli”
Dove Nucci traccia un ritratto verbale di confessioni quasi liberatorie per Gastone, Stefano Zanchi ne ritrae la tristezza e la malinconia con delicatezza incredibile, accompagnando il colore a una palette cromatica che varia a seconda dell’umore del papero. Un incipit malinconico, che viene però ribaltato quando vediamo un sereno e trepidante Gastone pronto a tornare a Farmtown.
Un luogo dove la sua fortuna non esiste, anzi sembra essere compensata da una sfortuna incredibile. Eppure, per Gastone questa novità è una boccata d’ossigeno, una liberazione tale che lo spinge persino a definirsi felice. Una nuova vita, normale, che nella sua semplicità si rivela il sogno realizzato di Gastone: non sentirsi solo. Arrivando anche a trovare una possibile felicità di coppia con Priscilla, appassionata lettrice che sogna di aprire una sua libreria.
I week end a Farmtown sono liberatori per Gastone, almeno sino a quando Priscilla non decide di trasferirsi a Paperopoli per aprire una sua libreria. E il povero Gastone rischia di perdere tutto.
La paura di se stessi
I cieli di Farmtown riesce a scavare nell’intimo dei personaggi, preservando quella delicata ironia della tradizione disneyana, arricchendola con una narrazione emotiva sorprendente. In un primo momento, si sorride vedendo Gastone alle prese con sfortune impensabili, ma non si può ignorare come il suo machiavellico piano per non perdere il suo piccolo rifugio sia alimentato da una paura: non poter esser sé stesso.
“Ma finirà per detestarmi! Come tutti, come sempre!”
Un timore che diventa egoistica protezione del proprio tesoro. Con una serie di mosse, Gastone cerca disperatamente di non rimanere nuovamente vittima della sua maledizione, arrogandosi il diritto di scegliere per gli altri, come fosse un gesto di generosità. Almeno, sino a quando questo disperato papero non sceglie di aver coraggio e lasciare che la sua paura non condizioni il suo futuro.
Un quadrifoglio non più solo sotto i cieli di Farmtown

La trama orchestrata da Nucci segue un percorso interiore di grande spessore, ci si diverte con il folle piano di Gastone e si viene spiazzati con frasi di una profondità disarmante. Non si può che provare compassione per il fortunato papero, si arriva ad empatizzare con lui, persino a parteggiare per lui e sperare in un happy ending. Che arriva, ovviamente, in pieno stile disneyano, ma con un’apertura romantica che rende Gastone estremamente umano.
I cieli di Farmtown è una romantica storia di speranza e voglia di ribellarsi al proprio destino, vissuta con la dialettica disneyana, ma con una vitalità che lascia emergere una sensibilità matura e quotidiana. Appassionante e avvolgente, come un pomeriggio di sole, in cima a una collina con le persone amate.



