Quando si arriva alla fine di Helen di Whyndorn, la nostra mente si arrovella per cercare in modo inconscio di incasellare l’ultima creazione di Tom King in un genere. Non è una necessità, sia chiaro, ma un meccanismo automatico, come se dovessimo riporre il volume in un’immaginaria libreria divisa per categorie (e non fatelo nella realtà, o sarebbe la vostra fine!). Vedrete Helen lottare spavalda tra i libri di avventure, rifugiarsi nelle atmosfere del fantasy e lasciarsi sedurre dal gotico inglese, ma la verità è una: Helen meriterebbe una sezione a parte.

O meglio, dovrebbe andare in quello scaffale che raccoglie tutti i lavori di Tom King. Che si tratti di supertizi o di storie più raccolte, King riesce a scavare nell’anima dei suoi personaggi, li tormenta, li raccoglie a pezzi e lascia che siano quei piccoli incidenti di percorsi noti come vita a ricomporli. Poco importa che possano essere avventure tra le stelle in cerca di vendetta come Supergirl: la donna del domani o la riscoperta delle proprie origini vista in Helen di Wyndhorn, la costante è sempre una: solo perdendosi possiamo ritrovarci.

Helen di Wyndhorn, avventuriera di famiglia

Tavola 02
Giochi di Luce – ©baopublishing

Lilith Appleton è un’anziana donna che dopo una vita a servizio della famiglia Cole ne è divenuta custode di tanti segreti. A irrompere nella sua pacifica routine è Tom, una giovane interessato a scoprire la storia di C.K. Cole, considerato ora dopo decenni dalla sua morte uno dei più grandi romanziere fantasy. Questa fama ha acceso la curiosità di Tom, che vorrebbe scrivere una biografia dello scrittore, concentrandosi soprattutto sulla figlia, Helen, di cui Lilith è stata la tutrice.

Quanto raccontato da Lilith diventa, in realtà, la storia di Helen, anima apparentemente condannata dalla condotta paterna. Modellato sulla figura di romanziere maledetti di inizio ‘900, C.K. Cole ha costretto la figlia a vivere come una randagia, sopravvivendo con i pochi proventi derivanti dalla vendita dei propri romanzi, spesi per lo più in bettole cadenti e alcol. Vizio ereditato dalla figlia, cresciuta priva di una vera educazione e votata a un cinismo spietato, con un unico affetto riversato interamente sul padre.

Quando questi decide di abbandonare il mondo suicidandosi, Helen viene accolta nella casa di famiglia a Wyndhorn, accompagnata proprio da Lilith. Incaricata della sua educazione dal nonno paterno della ragazza, Lilith si muove tra le stanze della gigantesca magione, preoccupata della spirale autodistruttiva che vive la sua protetta. Alcol e incubi sembrano essere la sua sola compagnia, almeno sin quando, durante una notte agitata, le due donne non sono assalite da una mostruosa creatura.

Incapaci di reagire alla spaventosa sorpresa di tale presenza, Lilith e Helen sono salvate dal tempestivo arrivo di Barnabas Cole, che come un eroe cavalleresco uccide la creatura, svelando alle due donne una verità che cambia per sempre la loro vita.

Due mondi per una vita

Helen di Wyndhorn
Helen di Wyndhorn – © BAO Publishing

Helen di Wyndhorn vive su questo dualismo tra reale e immaginario. King crea un telaio narrativo in cui i romanzi di Cole sono in realtà racconti di vita vissuta, diventa il cronista indiretto delle imprese del proprio padre. Per farlo, scappa dal proprio destino, rifiuta il ruolo di erede disegnato del possente guerriero, venendo giudicato per questo indegno. Ma da questo atto di ribellione scaturisce un legame tra la figlia e il padre.

La perdita di C.K. è il primo tratto in comune tra Helen e Barnabas, incapaci di elaborare una perdita. Se la sedicenne vede nello stordimento dell’alcolo il rimedio al suo dolore, per Barnabas la caccia continua in un regno lontano è una fuga altrettanto valida, sostenuta da un’ostinata chiusura al mondo. King opera magistralmente su questi due fronti, ribadendo la sua certosina attenzione alla caratterizzazione emotiva dei personaggi, privilegiando le fragilità e la fallacia della condizione umana alla dimostrazione di forza.

Il legame che si crea tra nonno e nipote, raccontato in primis dalla voce di Lilith e poi dalla rinata vitalità di Helene, è una terapia del lutto che si dipana lentamente, vissuta da due anime che si sentono legate, ma apparentemente incapaci di trovare un punto di contatto. Dove il reale sembra fallire subentra il fantastico, con questo mondo di creature mostruose e grandi meraviglie che diviene il terreno comune tra Helen e Barnabas, un non luogo in cui sanguinose imprese e gesta eroiche forgiano una famiglia.

Una storia dalle tante anime

Helen di Wyndhorn
Helen di Wyndhorn – © BAO Publishing

King riesce a sintetizzare da diversi generi un racconto che fa breccia nel cuore dei lettori, Si percepisce l’angoscia e la greve emotività tipica del gotico inglese, imbastardita dalle tensioni dello sword & sorcery alla Conan, intrecciati con una rara maestri che fa percepire Helen di Wyndhorn come un racconto a sé stante, privo di etichette.

Sensazione acuita dalla presenza di diverse narrazioni, che si muovono asincrone. Mentre Helen diviene sempre più padrona del proprio destino nei ricordi dell’anziana Lilith, assistiamo a una progressiva smitizzazione di questa avventura fantastica. Più Lilith si convince della sua eredità, più si sente parte di questo Altromondo, più il cronista perde fiducia nelle parole di Lilith, più gli appassionati di C.k. Cole sembrano perdere interesse nelle sue opere.

Un passaggio essenziale che si condensa in uno scambio di battute tra Helen e Lilith, scaturito dal grande interrogativo sulla vita con cui la giovane donna sorprende la sua tutrice

“Io sono reale?”

In una vita in cui il mondo come lo conosciamo si mescola con creature fantastiche sembrano una domanda lecita, ma è la risposta con cui Lilith place i dubbi della sedicenne a darci una lezione di vita:

“Noi tutti siamo le storie che i nostri genitori raccontano. E diventiamo la storia che i nostri figli, e i nostri nipoti, raccontano. Tu, mia cara, non sei diversa da tutti gli altri. Solo che sei Helen di Wyndhorn. E questo fa tutta la differenza del mondo.”

E in queste storie, a volte, anche un eroe senza tempo può imparare a perdonarsi e accogliere nella propria vita una nipote perduta. Magari chiedendo di seguirlo in un’altra, incredibile avventura.

Due mondi incredibili

Copertina
Gothic experience – ©baopublishing

Un’avventura che gode dei mirabili disegni di Bilquis Evely, già al fianco di King per Supergirl: La donna del domani. Come già apprezzato nell’avventura spaziale della kryptoniana, la Evely ha il dono di una visione grafica tra i più ricchi e potenti della sua generazione. I diversi registri narrativi della trama di King vengono perfettamente trasposti su pagina, cogliendo le ispirazioni migliori per ogni situazione. L’Altromondo e l’anima fantastica di Helen di Wyndhorn vengono resi con una cura maniacale nel trasmettere il senso di avventura più autentico, risentendo della lezioni di maestri come Franzetta, Moebius o del Windsor-Smith di Conan.

Meno gotico e articolato, per quanto riccamente dettagliato, è il ritratto della modernità, che viene reso con uno stile più contemporaneo. Una divergenza che diventa organica nel suo insieme, aiutando il lettore a percepire epidermicamente la transizione tra i due mondi, che risultano un unicum impeccabile. La Evely padroneggia questa identità visiva con una maestria unica, imbastisce illusioni fantastiche di potente bellezza e lavora minuziosamente sui dettagli, trasmettendo l’elettrica vitalità dei personaggi tramite i movimenti di capelli e abiti, negli sguardi assordanti dei suoi personaggi e in un vivace linguaggio corporeo, con uno studio dei personaggi e degli ambienti che possiamo apprezzare nell’edizione di Bao Publishing grazie a un ricco comparto di extra.

Una meravigliosa potenza visiva impreziosita dalla colorazione di Matheus Lopez. Al pari di Bilquis Evely, Lopes trova identità cromatiche per le diverse anime di questa storia, con una predilezione per la luminosità e le tinte calde per il mondo fantastico, e un approccio più freddo e contenuto nel colorare la realtà.

L’essenza della narrativa di King

Helen di Wyndhorn
Helen di Wyndhorn – © BAO Publishing

Nella ricca produzione di Tom King, Helen di Wyndhorn potrebbe rivelarsi la sua più genuina e vitale espressione artistica. Giocare con i generi, pur con alcuni tratti comuni ad altre sue opere, consente a King di trovare suggestioni particolari, si prende lo spazio per dialoghi di grande impatto, carichi di personalità e al contempo portatori di un’ironia spicca che ben si sposa con l’anima dei personaggi.

E alla fine, dopo aver vissuto le meraviglia dell’Altromondo, ci ritroveremo con Helen di Wyndhorn in mano, ancora indecisi su dove riporlo nella nostra libreria. Almeno fin quando non capiremo che una storia non ha una casella in cui essere messa, ma solo un posto nella nostra immaginazione in cui riviverla. E così appoggeremo il volume fuori posto, su uno scaffale a caso, in attesa che l’Altromondo ci chiami, ancora una volta, ancora per un’avventura.

 

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Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva