X

“Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone”

Chissà come avrebbe reagito il mondo odierno alla parole di Thor Heyerdhal, in un momento come quello che stiamo vivendo, in cui i confini sono motivo sufficiente per soffocare spietatamente vite e chiudere il futuro di alcuni dietro porte invisibili, ma impenetrabili. Barriere dietro cui si divide idealmente un’umanità che dimentica di essere un’unica entità, continuano a vivere una separazione fatta di scelte politiche e voluta da personaggi che di umano hanno sempre meno.

Per un occhio attento (e un animo sensibile), questa condizione non può passare inosservata. Deve essere respirata, deve avere una voce tanto forte da scuotere le coscienze e spingere a riflettere, a non voltarsi nuovamente dall’altra parte. Brian K. Vaughan non si è mai fatto problemi a sbattere in faccia al lettore quella realtà che ignora, che si tratti di scavare nella sua anima mostrando i lati meno nobili dell’essere umano (come accaduto recentemente con Spectators) o di palesare le pecche di una società nominalmente globale, ma sempre più segregata nei propri orticelli

La verità nel fumetto

Barrier - ©BAO Publishing
Barrier – ©BAO Publishing

Serve una certa libertà autoriale, un’autonomia tale che nessuno possa darti dei limiti. Vaughan ne è cosciente e crea Panel Syndicate, un sito in cui poter lasciare libera la sua vena dissacrante e allegorica, in cui presentare fumetti che siano veicoli del suo messaggio. E su questo paradiso ribelle approda nel 2018 Barrier, fumetto sci-fi dalle forte tinte socio-politiche, realizzato assieme a Marcos Martìn e Muntsa Vincente. Squadra vincente già con The Private Eye, analisi della privacy travestita da noir sci-fi, qui riunita per dare corpo a uno degli incubi americani: il confine messicano.

Trovate un’amministrazione degli ultimi trent’anni che non si sia scontrata con questa chimera. Tra chi alza muri, chi cerca un dialogo e chi semplicemente lascia carta bianca alla polizia di frontiera, questa linea su una cartina ha segnato la società americana. Quel confine, quella barriera che per molti è un baluardo contro l’invasione di disperati destinati alla criminalità e per altri l’ultimo ostacolo alla possibilità di una vita migliore.

E se invece fosse solo una barriera da abbattere?

Oltre il confine

Barrier
Barrier – ©BAO Publishing

Per Libby, americana con una certa ideologia, quella barriera è una difesa che perde colpi. Altrimenti non avrebbe trovato uno dei suoi cavalli orrendamente mutilato, trasformato in messaggio minatorio dai cartelli del narcotraffico che intendono usare il suo terreno come transito verso gli States. Ma non sia mai che lei arretri, non intende cedere ed è pronta a tutto pur di difendere la sua proprietà.

Per Oscar, disperato hondureno, quella barriera è l’ultimo miglio, l’ultimo ostacolo al raggiungimente di una vita migliore. Una tappa di un’odissea disumanizzante, costellata di sofferenza e di criminali che sfruttano la disperazione altrui per un facile guadagno.

Due vite separate da questa barriera, che si intrecciano quando Oscar, finalmente raggiunti i confini americani, li varca passando dal terreno di Lindy. Ferito, l’uomo cade in un bcuca, dove viene trovato dalla donna, pronta a farsi una giustizia personale da tempo attesa. Ma prima che il dito prema sul grilletto del suo fucile, una luce abbagliante li circonda.

Lindy e Oscar si ritrovano a bordo di un vascello alieno, costretti a una forzata collaborazione, pur di sopravvivere. Ma come fare quando i due parlano lingue diverse e non sembrano trovare un punto di contatto?

Capire non è solo questione di linguaggio

Barrier
Barrier – ©BAO Publishing

Barrier prende spunto da un archetipo spesso utilizzato dalla sci-fi, come ricordano Il mio nemico e diversi episodi di Star Trek. Due figure antitetiche, due nemici che si ritrovano a dover unire le forze per superare una difficoltà comune. Nelle mani di Vaughan, questo elemento si espande diventando l’incarnazione di un’aspra realtà quotidiana, messa sotto il giudizio di un’entità esterna.

Vaughan non si fa problemi a prendere un tema delicato della vita americana, rendendolo un terreno di confronto sociale, cogliendo uno degli ostacoli principali: l’incapacità di comunicare. La difficoltà tra i due protagonisti nel comprendersi non è solo un elemento di ulteriore difficoltà nella loro lotta per la sopravvivenza, ma è anche una concreta metafora di quell’assenza di linguaggio comune, la vera barriera tra due culture

L’inglese di Liddy (italiano nella bella edizione di BAO) e lo spagnolo di Oscar. E fortunati i lettori che non hanno familiarità con la lingua iberica, perché possono sperimentare la difficoltà di Liddy, provando anche loro a intuire significati ed esperienze di Oscar. Un meccanismo raffinato, che spinge ad avvicinarsi alla sensibilità altrui, a carpire informazioni attraverso le gestualità dell’uomo.

Vaughan, nonostante questa barriera linguistica, si rivela nuovamente un maestro nella gestione dei dialoghi, riuscendo a mostrare un’evoluzione anche linguistica nel rapporto tra Liddy e Oscar. L’imposizione del proprio idioma viene man mano sacrificata in nome di una comunicazione più semplice, fatta di poche parole e gesti, con concessioni al linguaggio verbale.

Lo sguardo dell’altro

Barrier - ©BAO Publishing
Barrier – ©BAO Publishing

Uno scontro tra mentalità e culture, viziate da pregiudizi, che viene ulteriormente scosso dall’apparizione di un terzo polo, quello alieno. Marco Martin e Muntsa Vicente sono perfetti nel creare questo trittico dissonante, passando dalle terrene e grevi vite dei due protagonisti agli immensi spazi tecno-organici della nave aliena, con una palette cromatica che trasmette un senso di estraneità al nostro quotidiano, lasciandoci comunque affascinati.

Barrier usa la sci-fi nella sua forma più pura, nella sua accezione di lettura critica del presente attraverso proiezioni future o con sconvolgimenti imprevisti. L’elemento alieno in questa storia è un punto di vista diverso, uno sguardo critico a un’umanità che pare avere dimenticato la propria radice comune.

Leggere Barrier non può essere un’esperienza slegata alla quotidianità, al mondo attuale. L’intento critico di Vaughan è palese, un chiaro messaggio alle continue scivolate di un’amministrazione politica che sembra al contrario vivere di barriere, anziché abbatterle.

Condividi.

Classe '81, da sempre appassionato di pop culture, con particolare passione per il mondo dei comics e la fantascienza. Dal 2015 condivide queste sue passioni collaborando con diverse testate, online e cartacee. Entra nella squadra di ScreenWorld come responsabile dell'area editoria con una precisa idea: raccontare il mondo del fumetto da una nuova prospettiva