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Vi è un non-troppo labile confine tra chi ha vissuto il “secondo boom” degli anime e chi oggi fruisce l’animazione giapponese in un flusso infinito – e algoritmico – dovuto anche all’incedere dei social e la nascita di piattaforme ad hoc. E se c’è una sola certezza, ad oggi, è che a noi Millennials piace crogiolarci nella nostalgia dei tempi andati: ci dà forza, ci riempie l’anima, dà un senso alle nostre vite, eppure spesso ci troviamo incastrati nel passato, rischiando di incappare nell’errore del: “Sì, questo anime è bello, ma quelli anni ’90…“.

Ma c’è una ragione profonda dietro questo snobismo generazionale, ed è legata a una rivoluzione culturale che ha cambiato per sempre la percezione dei media anime\manga in Occidente. Se fino al 1999 avevamo interpretato e considerato i cartoni animati giapponesi come “opere di serie B”, a partire dalla messa in onda di Neon Genesis Evangelion abbiamo dovuto tutti fare i conti con la realtà dei fatti: le serie anime di nipponica fattura erano – e sono – ugualmente valide, se non di più, rispetto a qualsiasi produzione live-action o d’animazione occidentale.

Un ponte tra passato e presente: nasce D Anime

d anime, © dynit
d anime, © dynit

È risaputo che l’MTV Anime Night abbia cambiato la percezione del medium. Prima della sua nascita, gli anime erano per lo più considerati prodotti esclusivamente per bambini (si vedano i Pokémon, ad esempio). Ma l’Anime Night portò in TV serie mature e complesse, opere che affrontavano temi ostici in maniera differente, mostrando apertamente la violenza, il disagio sociale, l’amore tossico.

Ricordiamo con nitidezza quei momenti: eravamo lì, in tarda serata, tutti assieme, nessuno escluso. Un’intera generazione a seguire le nuove avventure dei suoi beniamini, il che ci permise di avvicinarsi non solo agli anime, ma anche ai manga, alle fiere del fumetto e alla cultura giapponese in generale. È stata un’esperienza collettiva che ha segnato profondamente l’immaginario culturale degli anni 2000.

Ma cari Millennials, sebbene la nostra adolescenza sia stata la migliore tra le generazioni, le cose cambiano, le generazioni pure, e adesso sembra essere tutto più “semplice”, immediatamente disponibile. Mica come noi che dovevamo attendere settimane per assistere allo scontro epico tra Neferpitou e Gon!

Dunque, a voi giovanissimi di oggi, lanciamo una sfida: eccovi cinque titoli che dovrete andare a cercare su D Anime, la nuova piattaforma disponibile dal 2 marzo su Prime Video e targata Dynit che unisce passato e presente, perfetta per giovani e “âge”. Perché, se è vero che oggi risulti più accessibile il mondo otaku, spesso accade che le nuove generazioni si appassionino sempre agli stessi cinque o sei titoli più blasonati. Dunque lasciatevi catturare da questi anime del passato, correte su D Anime, e capirete formalmente cosa significhi “fare la storia”.

Akira

akira, © amazon prime
akira, © amazon prime

Non si può parlare di animazione senza citare il film che ha squarciato il velo tra ciò che veniva ritenuto “solo bambini” e “arte”. Perché il capolavoro di Otomo è molto più di un “film”, è bensì un’esplosione nucleare di dettagli tecnici e filosofia distopica, un concentrato di rabbia giovanile ed estetica cyberpunk che ha influenzato tutto l’influenzabile, da Matrix a Stranger Things, persino anime battle e variant cover del fumetto. E per un adolescente di oggi, abituato alla CGI, alle Intelligenze artificiali, al fenomeno Brainrot, vedere la Neo-Tokyo del 1988 disegnata interamente a mano è uno shock estetico – a tratti – necessario. Dopotutto, anche Akira giunse in un momento catartico della vita di Otomo e della storia dell’umanità:

le illusioni lasciavano spazio alla disillusione, e un malessere sociale incideva sulle nuove generazioni, che si videro depredate del loro futuro.

Serial Experiments Lain

akira, © amazon prime
serial experiments lain, © amazon prime

Se c’è un’opera avanguardistica che un adolescente del 2026 dovrebbe guardare per sentirsi “compreso” nella sua alienazione digitale, quella è Serial Experiments Lain. La storia ha inizio con un evento inquietante: Lain Iwakura, una quattordicenne introversa e tecnologicamente analfabeta, riceve un’e-mail da una compagna di classe, Chisa, che si è appena suicidata. Nel messaggio, Chisa afferma di non essere morta, ma di aver semplicemente abbandonato la carne per vivere nel Wired, la rete globale, dove ha trovato “Dio”.
Realizzata nel 1998, questa serie ha anticipato il concetto di social network, identità fluida, intelligenze artificiali, identità sul web e – perché no? Anche il – cyberbullismo. Per un adolescente odierno, abituato a vivere costantemente tra profili social e realtà virtuale, Lain non è nemmeno un racconto sci-fi, ma quotidianità, ponendo lo spettatore dinanzi ad un dilemma morale:

il “me” che interagisce online è meno reale di quello in carne e ossa?

GTO – Great Teacher Onizuka

gto, © amazon prime
gto, © amazon prime

Se oggi vivete in un’era di iper-competitività, dove l’ansia da prestazione e il bullismo (digitale e non) sembrano soffocare ogni spazio di libertà, GTO è il manuale di resistenza definitivo. Onizuka è un insegnante di 22 anni, ex membro di una banda di motociclisti, il cui discutibile obiettivo iniziale (conoscere studentesse carine) viene messo in discussione quando s’imbatte nella Sezione 4 della classe 3, una manciata di adolescenti geniali e sociopatici. Per conquistare la loro fiducia, Onizuka usa metodi estremi e non convenzionali, distruggendo muri, organizzando spedizioni punitive contro bulli, malmenando genitori assenti, sempre e solo per salvare i suoi ragazzi.

Così facendo, Onizuka risulta ai loro occhi l’unico disposto a sporcarsi le mani per loro, dando dimostrazione di un’empatia viscerale che gli permette di vedere il disagio dietro le loro maschere da sociopatici.

Io non sono diventato un insegnante perché dovevo esserlo, ma perché volevo esserlo.

E per un adolescente del 2026, Onizuka è l’eroe senza poteri ma necessario, in grado di abbattere i pregiudizi per ricostruire se stessi, a restare in piedi quando il sistema cerca di schiacciarti. Magari con un sottotesto erotico più blando!

Gurren Lagann

gurren lagann, © amazon prime
gurren lagann, © amazon prime

Schiacciati da eco-ansie, guerre imminenti e pessimismo cosmico, il futuro dei giovani viene spesso descritto come un vicolo cieco. In questo contesto, Gurren Lagann abbatte ogni possibili fatalismo, attraverso personaggi dilaniati da insicurezze ma che – lentamente – finiscono addirittura per guidare il destino delle galassie. Ambientato in un futuro distopico, qui l’umanità è costretta a vivere in villaggi sotterranei, ignara dell’esistenza del sole, perseguitata da terremoti e crolli. E Simon non è altro che un ragazzino timido che trascorre le giornate a scavare tunnel, finché non trova una piccola trivella lucente…

Ma in realtà saranno le parole di Kamina, un giovane carismatico e ribelle che rifiuta di accettare il soffitto della caverna come limite del mondo, a spingerlo a “scappare” in superficie, scoprendo così che la realtà è molto diversa.

Non credere in te stesso. Credi in me che credo in te!

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Una profonda metafora del potenziale individuale che può rompere gli schemi imposti, abbattere muri e confini, un qualcosa che ci ricorda quanto sia importante che qualcuno creda in te, anche quando tu fatichi a credere in te stesso. Perché, per Simon e Kamina, il domani non è ancora scritto, ed è sempre giusto puntare alle stelle.

NANA

nana, © amazon prime
nana, © amazon prime

NANA è uno schiaffo di realtà, un manuale di sopravvivenza emotiva per gli adolescenti odierni, controparte “sensibile” di GTO. Non parla di amore fiabesco, ma di quello più tossico, di dipendenza affettiva, della paura del domani e di quanto sia difficile restare fedeli a se stessi quando il mondo ti chiede di scendere a compromessi. La storia nasce per caso, su un treno per Tokyo, dove s’incontrano due ragazze di vent’anni, opposte in tutto ma unite dallo stesso nome: Nana. Hachi è solare, ingenua e dipendente dall’approvazione altrui, mentre Osaki è una cantante punk rock con una corazza di ferro e un cuore ferito, pronta a riprendersi la sua identità dopo essere stata all’ombra del suo ex per anni.

Hey, Nana… se il destino esiste davvero, allora forse il giorno in cui ci siamo incontrate era inevitabile.

Tradimenti, ossessioni, terzi incomodi inaspettati, accade di tutto alle due coinquiline, che dovranno condividere anche l’appartamento 707 oltre al nome. Ma guardare NANA aiuta a sentirsi meno soli nelle proprie fragilità, mentre il legame tra Hachi e Nana ci ricorda che l’amicizia è spesso l’unica vera ancora di salvezza contro le tempeste dell’età adulta.

Non esiste “roba vecchia”, solo capolavori di un’altra epoca

Recuperare questi titoli su D Anime, dunque, è un modo per connettersi a un linguaggio che ha definito chi siamo oggi. Invitiamo gli adolescenti a immergersi in queste storie non con l’occhio di chi guarda “roba vecchia“, ma con la curiosità di chi scopre le fondamenta della propria passione. Perché, in fondo, che tu abbia 15 anni nel 2000 o nel 2026, la ricerca di un posto nel mondo e la voglia di ribellione sono sentimenti che non avranno mai bisogno di un remake.

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Napoletana, classe 92, nerd before it was cool: da sempre, da prima che fosse socialmente accettato. Dopo il diploma al Liceo Classico, una breve ma significativa tappa all'Accademia di Belle Arti mi ha aperto gli occhi sul futuro: letteratura, arte e manga, compagni di una vita ed elementi salvifici. Iscritta a Lettere Moderne, ho studiato e lavorato per poi approdare su CPOP.IT e scoprire il dietro-le-quinte del mondo dell'editoria. Dal 2025 scrivo per LaTestata e mi sono unita al team di ScreenWorld in qualità di Capo Redattrice Anime e Manga: la chiusura di un cerchio e il coronamento di un sogno.