Matt Reeves sta costruendo qualcosa di grande per The Batman – Parte II, e l’ultima mossa del regista lo dimostra senza ombra di dubbio. Non si tratta semplicemente di aggiungere un altro nome ai titoli di coda, ma di arruolare uno dei più brillanti cervelli creativi del panorama audiovisivo contemporaneo: Luke Hull, production designer vincitore di un Emmy e responsabile di alcune delle scenografie più memorabili degli ultimi anni. Hull arriva a Gotham City forte di credenziali che farebbero impallidire chiunque. Il suo lavoro più recente, quello che gli ha garantito riconoscimento globale, è stata la serie Andor, dove non si è limitato a disegnare set su carta: ha costruito interi mondi. Letteralmente. Per la serie Star Wars ambientata nell’universo della Ribellione, Hull ha eretto scenografie complete, ambienti fisici che gli attori potevano attraversare da un capo all’altro, eliminando quasi del tutto la necessità di green screen per gli sfondi.
Ma c’è un altro progetto nel curriculum di Hull che racconta ancora meglio chi sia questo professionista e cosa potrebbe significare la sua presenza per la nuova incarnazione di Gotham: Chernobyl. La miniserie HBO del 2019, che ha conquistato critica e pubblico in tutto il mondo, gli ha affidato un compito tanto folle quanto affascinante, cioè quello di ricreare un’intera centrale nucleare. Non un angolo, non una stanza di controllo stilizzata. Un impianto completo, fedele nella scala e nei dettagli, capace di comunicare visivamente l’enormità del disastro e il suo impatto devastante. In un’intervista con Deadline del 2019, Hull aveva spiegato la sua filosofia di lavoro su Chernobyl con parole che oggi assumono un significato particolare pensando a Batman: “Quando ho letto la sceneggiatura, quello che mi è apparso chiaro fin da subito era che aveva un senso epico, cinematografico, e questo doveva essere rappresentato nel design. La mia proposta iniziale era molto ambiziosa, ma è cresciuta da lì, e la produzione, HBO e la produttrice esecutiva Carolyn Strauss sono stati estremamente favorevoli a quell’idea“.

Hull ha proseguito spiegando un concetto che dovrebbe far tremare di anticipazione ogni fan di Batman: “Non si tratta necessariamente di scala, in termini di set grandi. Si tratta di spiegare la scala del disastro, la scala della centrale, la scala dell’effetto sulle persone. Questo doveva essere messo sullo schermo. Poi, ovviamente, c’erano tutte queste discussioni tecniche su come avremmo potuto approcciare e realizzare tutto ciò“. Quella stessa attenzione maniacale ai dettagli, quella capacità di far percepire la grandezza di un evento o di un luogo attraverso il design fisico dello spazio, è esattamente ciò che serve a Gotham City. Perché, e qui sta il punto cruciale, Gotham non è semplicemente lo sfondo delle avventure di Batman: Gotham è Batman. La città è un personaggio a sé stante, con la sua personalità oscura, la sua architettura opprimente, le sue viscere criminali che si estendono sotto ogni strada lastricata.
Il lavoro di Hull su Andor offre ulteriori indizi su cosa potremmo aspettarci. In una conversazione con Deadline del 2025, parlando della creazione di Chandrila, il pianeta natale della Senatrice Mon Mothma, il designer ha rivelato il suo processo creativo: “Volevo costruire sul fatto che avevamo la sua casa-ambasciata su Coruscant. Avevamo cercato di fare quella come una versione plastica di Chandrila. Era il loro numero 10 di Downing Street, o la loro ambasciata, ma non la loro casa. È stato bello poter costruire su questo e dire: questo è il castello di famiglia, questa è la loro cultura, è una sorta di Giappone feudale che incontra lo stile scandinavo che incontra il castello scozzese“. Quella capacità di fondere influenze culturali diverse, di stratificare significati architettonici per raccontare storie attraverso gli spazi, è esattamente ciò che Matt Reeves ha dimostrato di cercare nel suo primo The Batman. La Gotham di Reeves era già una creatura viva, un ecosistema urbano corrotto dove ogni angolo trasudava decadenza e pericolo. Con Hull al suo fianco, quella visione può solo espandersi e approfondirsi.

La scelta di Hull dice molto anche sulla direzione artistica del sequel. Mentre altri cinecomic si affidano sempre più pesantemente agli effetti digitali, Reeves sta andando nella direzione opposta: set fisici, ambienti tangibili, un mondo che gli attori possono abitare davvero. È un approccio che ricorda i grandi film di genere del passato, quando registi come Ridley Scott costruivano la Nostromo pezzo per pezzo o quando Tim Burton erigeva la sua gotica Gotham City negli studi di Pinewood. C’è qualcosa di profondamente appropriato nel vedere un talento forgiato nell’universo di Star Wars approdare in quello di Batman. Entrambi i franchise condividono un’ossessione per il world-building, per la creazione di universi che sembrano esistere ben oltre i confini dello schermo. E se Lucasfilm ha riconosciuto in Hull un talento abbastanza prezioso da affidargli la costruzione di interi pianeti della galassia lontana lontana, Matt Reeves ha fatto lo stesso per le strade buie di Gotham.
The Batman – Parte II non ha ancora una data di uscita definitiva, ma con Robert Pattinson confermato per riprendere il mantello del Cavaliere Oscuro e un team creativo di questo calibro al lavoro, l’attesa diventa ogni giorno più difficile da sopportare. Quello che è certo è che quando finalmente rivedremo Bruce Wayne aggirarsi tra i vicoli della sua città, quegli stessi vicoli avranno una profondità, una storia e una presenza che solo pochi production designer al mondo saprebbero garantire. Gotham si prepara a una nuova era. E questa volta, ogni mattone, ogni insegna al neon, ogni angolo in ombra avrà dietro il cervello di un uomo che ha già dimostrato di saper costruire mondi interi. Non resta che aspettare di vedere cosa nascerà dall’incontro tra la visione oscura di Matt Reeves e il genio architettonico di Luke Hull.
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