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Il primo giorno del Festival di Cannes 2026 ha portato con sé molto più che proiezioni e red carpet. Durante la conferenza stampa della giuria, Demi Moore ha preso una posizione netta su uno dei temi più scottanti del momento: la libertà d’espressione nel cinema e il rischio crescente dell’autocensura. Le sue parole, pronunciate di fronte a un parterre di giornalisti internazionali, hanno riacceso un dibattito che attraversa l’oceano e tocca il cuore stesso della democrazia culturale.

Spero proprio di no“, ha risposto Moore quando le è stato chiesto se teme che le dichiarazioni politiche possano danneggiare i film in concorso. “Penso che l’arte riguardi l’espressione, quindi se iniziamo a censurarci allora chiudiamo il nucleo stesso della nostra creatività, che è dove possiamo scoprire verità e risposte“. Una dichiarazione che arriva in un momento particolarmente delicato per Hollywood e per il cinema internazionale.

Il contesto delle parole di Moore non è casuale. Solo pochi giorni prima della sua apparizione a Cannes, Pedro Almodóvar, presidente della giuria nel 2017 e quest’anno presente con il suo film “Bitter Christmas“, aveva rilasciato un’intervista al Los Angeles Times in cui affermava senza mezzi termini: “Gli Stati Uniti non sono una democrazia in questo momento. Alcune persone dicono che è forse una democrazia imperfetta, ma io davvero non penso che gli USA siano una democrazia adesso“. Parole che hanno creato un’onda d’urto nel settore, soprattutto considerando il clima di tensione che già serpeggia a Hollywood.

Demi Moore al Festival di Cannes 2026
Demi Moore al Festival di Cannes 2026, fonte: YouTube

La questione dell’autocensura nel cinema americano non è nuova, ma ha assunto contorni sempre più preoccupanti negli ultimi anni. Attori, registi e sceneggiatori si trovano sempre più spesso a dover soppesare ogni parola, ogni scelta artistica, nel timore di ritorsioni professionali o di boicottaggi mediatici. Moore, che a Cannes siede in giuria insieme a nomi come Chloé Zhao, Stellan Skarsgård, Ruth Negga e Isaach de Bankolé, sotto la presidenza del regista sudcoreano Park Chan-wook, ha voluto marcare una linea chiara: l’arte non può sottomettersi alla paura.

Le dichiarazioni di Moore e il contesto in cui sono state pronunciate sollevano interrogativi che vanno oltre Cannes, oltre Hollywood. In un’epoca in cui i social media amplificano ogni parola, in cui il dibattito pubblico si polarizza sempre più, dove finisce la libertà d’espressione e dove inizia la responsabilità. È giusto che gli artisti si autocensurino per paura delle conseguenze professionali. O è proprio questo il momento in cui l’arte deve alzare la voce, come sostiene Moore, per “scoprire verità e risposte“.

La giuria di Cannes 2026, composta da personalità provenienti da background culturali diversissimi, avrà il compito di premiare i film che meglio incarnano questa tensione creativa. Paul Laverty, altro membro della giuria, ha già fatto scalpore dichiarando “vergogna su Hollywood” per aver messo al bando Susan Sarandon e altri artisti a causa delle loro posizioni politiche. È evidente che questa edizione del festival non sarà solo una vetrina di cinema, ma anche un palcoscenico per un confronto necessario sul ruolo dell’arte nella società contemporanea.

Demi Moore al Festival di Cannes 2026
Demi Moore al Festival di Cannes 2026, fonte: YouTube

Le parole di Demi Moore resteranno probabilmente tra le più citate di questa edizione. Non tanto per la loro radicalità, quanto per la semplicità con cui toccano un nervo scoperto: quando la paura di parlare diventa più forte della necessità di esprimersi, qualcosa di fondamentale si spezza. E quel qualcosa, secondo l’attrice, è proprio il cuore pulsante della creatività, quella scintilla che nessuna intelligenza artificiale potrà mai replicare perché nasce dall’anima, non dagli algoritmi.

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Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.