Macchine volanti, immense strade sospese tra grattacieli che sfidano la gravità in una città tentacolare, divisa in livelli, in una realtà industriale in cui in mezzo agli uomini si affaccia, per la prima volta, la presenza aliena di un essere robotico. Benvenuti a Metropolis, anno 2026.
È sempre scioccante quando ci imbattiamo in un anno che è stato protagonista di visioni fantascientifiche, divenute istantanee di un futuro passato. Quando nel 2019 abbiamo stappato lo spumante, ci siamo confrontati con il domani immaginato in Blade Runner, che si era proiettato avanti nel tempo di trentasette anni. Che effetto potrebbe farci rivedere oggi Metropolis, il cult sci-fi di Fritz Lang, che nel 1927 aveva ritratto quello che avrebbe potuto essere il 2026?
Ironia del destino vuole che mentre in America veniva coniato il termine science fiction da Hugo Gensback – fondatore di Amazing Stories cui è tributato uno dei massimi riconoscimenti per la fantascienza letteraria -nella Vecchia Europa Fritz Lang, ignaro di quel neologismo, stava partorendo un’idea visionaria, proiettata al futuro, usandolo come strumento di analisi sociale per il suo presente.
Metropolis: la sci-fi si tinge di rivoluzione sociale

D’altronde, lo spirito che condusse Lang a realizzare Metropolis incontra la definizione di fantascienza di uno dei numi tutelari del genere, Ray Bradbury:
“La fantascienza finge di guardare dentro il futuro ma in realtà guarda il riflesso della verità che è davanti a noi”
Parole che possono essere un’ottima presentazione per alcuni dei migliori esempi della visionarietà della fantascienza, come Blade Runner o il Ciclo della Fondazione, ma ugualmente calzanti per Metropolis. Realizzato agli albori di quella che sarebbe una fiorente industria dell’entertainment, il film di Lang ha anticipato in modo mirabile alcuni dei concetti che, nei decenni successivi, avrebbero ispirato una narrativa fantascientifica che vede in nomi come Dick, Heinlein e in filoni come il cyberpunk dei degni eredi.
Oggi non avremmo macchine volanti che sfrecciano tra i palazzi delle nostre città, e la stratificazione urbana di Metropolis – basata su un concept abbastanza in voga in quel periodo- è ancora lontana, ma la visione sociale di Lang è incredibilmente attuale. Non solo in termini di disumanizzazione del singolo all’interno della macchina economica, ma anche nel rapporto con la IA e il suo ambiguo rapporto con l’organico.
Metropolis: raccontare il domani

Anno 2026. Una ristretta cerchia di industriali governa la città stato di Metropolis, al sicuro dalle vette dei loro svettanti grattacieli. Nei meandri della società vivono i milioni di operai che rendono possibile la vita della città. Sfruttata e vessata, questa classe operaia è l’anima di Metropolis, governata con piglio autoritario dal ricco industriale Johann Fredersen, mentre il figlio Freder si gode gli agi della sua condizione privilegiata conducendo un’esistenza di vizi ed eccessi.
Freder vede il suo mondo con occhi diversi dopo che nel suo giardino irrompe Maria, giovane insegnante dei bassifondi che turba la pace della sua esistenza rivelandogli la verità: c’è un mondo di infelici e di sottomessi che rende possibile la sua bella vita. Sconvolto da questa rivelazione, Freder decide di avventurarsi nelle profondità di Metropolis, scoprendo come la sua famiglia contribuisca a mantenere viva una condizione di semi-schiavitù per gli abitanti dei meandri della megalopoli. Il giovane diventa testimone della condizione disumana dei lavoratori, che alimentano l’immensa ‘macchina M’, la fonte di energia di Metropolis, assistendo anche a un tragico incidente che causa la morte di alcuni operai.
Dopo aver assistito a questa scena, Freder, tornato nella sua dimora, racconta il tutto al padre, sperando di convincerlo a garantire un futuro migliore agli operai dei bassifondi. Venuto a conoscenza dell’incidente, Johann decide di rivolgersi all’inventore delle macchine che mantengono in vita Metropolis, Rotwang, a cui chiede consiglio per comprendere alcune mappe trovate sui cadaveri degli operai morti nell’incidente raccontato da Freder. Rotwang riconosce gli schemi delle catacombe della città in cui vivono gli operai, conducendovi Johann. In questo loro viaggio nei meandri di Metropolis, i due uomini assistono a un comizio di Maria, convincendosi che la classe operaia stia preparandosi a una rivoluzione sociale.
Per correre ai ripari, Johann incarica Rotwang di rapire Maria, che verrà sostituita da una nuova invenzione dello scienziato: un robot dalle forme femminili, cui vengono date le sembianze della giovane insegnante. Inviata tra la popolazione, le ginoide con le fattezze di Maria avvia un processo sociale che porta a un contrasto manifesto, in cui gli abitanti dei bassifondi insorgono, animati dalla falsa Maria, che li guida sino alla distruzione della Macchina del Cuore, il generatore che mantiene in funzione la Macchina M e, quindi, Metropolis.
Gli operai vedono nella distruzione della macchina la libertà dalla loro condizione di schiavitù, ma presto comprendono come questa azione abbia condannato anche la stessa Metropolis, compresi i loro figli, che periranno per l’allagamento dei livelli inferiori della metropoli. Realizzato l’errore, la reazione è un odio verso Maria, considerata la sola colpevole dell’accaduto. Inizialmente, gli operai catturano la vera Maria, che dopo essersi liberata dalla prigionia di Rotwang con l’aiuto di Johann è tornata nel sottosuolo, ma quando questa riesce a fuggire, i furiosi abitanti dei meandri di Metropolis catturano la ginoide, convinti ancora che sia Maria e la condannano al rogo, che avviene davanti agli occhi di un disperato Federer. Durante questa esecuzione, la pelle del robot si scioglie, rivelando le sue vere fattezze.
Dopo una rocambolesca fuga e un confronto finale tra Rotwang, Maria e Freder sulle vette di una cattedrale, alla morte del folle scienziato Frederer diventa colui che riesce a far dialogare le diverse anime della città, dando vita alla profezia di Maria:
“Il Mediatore fra il cervello e le mani dev’essere il cuore”
Gli incubi di ieri, le ansie di oggi

Metropolis viene considerato un cult della fantascienza, ma non si può ignorare come la pellicola di Lang si inserisca all’interno di una filmografia che aveva già trattato, seppur in maniera meno evidente, alcuni degli aspetti essenziali visti in Metropolis. La figura dello scienziato pazzo era già un elemento presente nella narrativa del periodo (basterebbe citare Il Gabinetto del dottor Calegari, del 1920) mentre temi di lotta di classe erano particolarmente sentiti nel primo periodo post-bellico, apparendo anche in altri lungometraggi.
I temi più prettamente fantascientifici, come il rapporto di sudditanza tra l’uomo e la macchina o i perfidi robot, erano caratteristiche ancora più radicate nell’immaginario del periodo. Sin dalla loro prima apparizione all’interno della narrativa, gli esseri artificiali erano stati investiti del ruolo di villain, secondo quello che Isaac Asimov ribattezzò il Complesso di Frankenstein, ossia l’innato timore umano per tutto ciò che è artificialmente simile a lui.
Il ginoide creato da Rotwang incarna alla perfezione questa tradizione, rivelandosi, se non direttamente la cattiva della pellicola, quantomeno lo strumento della mente malvagia del film. Maria-robot, infatti, è l’elemento cardine della caduta di Metropolis, incarna ogni possibile aspetto negativo di questa società e si rivela subdolamente manipolatrice nel creare il terreno di scontro tra le diverse fasce della popolazione, avviando il processo distruttivo architettato dal folle Rotwang, la cui follia era condensata nella sua delirante visione di omologazione:
“Nessuno potrà distinguere l’Uomo Macchina da un comune mortale”
Metropolis viene spesso indicato come un film che fa della lotta di classe la sua anima. Questa convinzione arriva dalla versione della pellicola che è arrivata a noi, come detto, pesantemente tagliata all’epoca della sua realizzazione. La versione girata da Lang, infatti, prevedeva una società più complessa e stratificata, con la presenza di una classe intermedia, ma questa parte di girato è andata definitivamente perduta.
Andando oltre alla visione politica di Metropolis, è evidente l’intenzione di Lang di muovere una critica al modello industriale che si stava consolidando nel periodo, che si rifaceva alla visione di Ford della produzione di massa. Le scene in cui vediamo gli operai intenti a muoversi meccanicamente, con azioni ripetute e ritmate, sembrano indicare una progressiva disumanizzazione dell’uomo, avvicinandolo, ironicamente, al concetto di robot di Karel Čapek, che aveva creato il termine dal termine ceco robota, che significa lavoro forzato.
Va rilevato come la dinamica avviata dagli operai che conduce alla distruzione della Macchina del Cuore si rivela anche l’elemento che unifica le diverse forze sociali che animano Metropolis. Convinti di essersi liberati dal loro giogo, gli abitanti dei bassifondi della megalopoli scoprono come anche loro patiranno le conseguenze di questo gesto. Il messaggio di Lang, quindi, non è un incitamento alla rivoluzione sociale, come visto da alcuni, quanto una volontà di indicare la necessità di un dialogo tra le diverse componenti della società, come mezzo per arrivare a una giustizia sociale.
L’influenza di Metropolis

L’impatto di Metropolis sull’immaginario collettivo, specialmente nei decenni successivi, è evidente. Pur essendo coeva della nascita del nome science fiction, la pellicola di Lang è un esempio concreto delle dinamiche narrative del genere, mostrando un’analisi sociale che veniva stemperata con la visione futura di un mondo del domani che riempiva lo sguardo degli spettatori.
L’avveniristico impianto visivo di Metropolis suggestionò l’immaginario successivo, che in diverse occasioni sembrò omaggiare la pellicola di Lang. La sua concezione urbanistica sembra anticipare film come Blade Runner, mentre alcune delle intuizioni del regista sembrano aver ispirato altri film storici della fantascienza. In Star Wars, C3-PO sembra esser stato creato prendendo come prototipo il ginoide di Roswang.
Ma l’importanza di Metropolis, il fascino esercitato da queste ambientazioni, si sono spinte anche oltre il cinema. Come non ricordare il videoclip di Radio Gaga dei Queen, in cui Freddie Mercury e compagni svolazzano in una città costruita con fotogrammi della Metropolis di Lang? La band inglese utilizzò fotogrammi di Metropolis anche per un altro videoclip, quello di Love Kills, brano che venne utilizzato come parte della colonna sonora della versione di Metropolis realizzata da Giorgio Moroder.
Il mondo dei fumetti ha riconosciuto il merito di Metropolis sin dalla prima metà del secolo scorso, quando il mangaka Osamu Tezuka realizzò nel 1949 un manga omonimo, nato dopo che l’autore vide una scena del film. Pur condividendo alcune tematiche con il film di Lang, il manga di Tezuka, si muove in direzioni diverse. Si riscontrano maggiori similitudini tra il film di Lang e la trasposizione in anime del Metropolis di Tezuka, datato 2001, in cui l’impianto visivo e alcune scelte narrative sono più vicine alla visione di Lang.
Anche Topolino, nel 2017, ha voluto omaggiare Metropolis con una sua versione realizzata da Francesco Artibani e Paolo Mottura, Metopolis.
Metropolis, oggi

A quasi cento anni dalla sua proiezione, Metropolis è ancora oggi considerato uno dei pilastri della cinematografia di fantascienza. All’interno di questa pellicola, si riscontrano non solo i segni di una tradizione letteraria, ma anche delle suggestioni che vennero sviluppati decenni successivi in contesti letterari come distopie o il mondo cyberpunk.
Guardando il mondo di oggi e mettendolo a paragone con quelle che erano le parure e le speranze di chi lo ha raccontato decenni prima, è un’esperienza straniante. Andando oltre l’impianto visivo dell’epoca – comunque figlio di un’artigianalità e ingegno impressionanti – è difficile non rivedere in alcune situazioni delle tensioni sociali radicate nel nostro quotidiano.
La bellezza e l’immortalità di Metropolis trovano un riscontro nella visione che diede Philip K. Dick del ruolo che dovrebbe avere la science fiction:
“La fantascienza è un genere sovversivo, adatto a chi vuole porre domande scomode”



