Pandora. Dopo tanta acqua, il meteo prevede cenere. Fuoco e cenere sul pianeta alieno. Avatar è tornato al cinema con il terzo film di un franchise da miliardi di dollari, eppure le attenzioni sembrano tutte altrove. Occhi e orecchie sono puntati sui quattro presunti trailer Perché in questi giorni si parla solo e soltanto dei quattro teaser di Avengers Doomsday che accompagneranno proprio l’uscita di Avatar: Fuoco e cenere. Possibile che l’attesa di un film che uscirà tra un anno sovrasti l’uscita di un film come Avatar che sta per arrivare in sala? La nostra cultura dell’hype ha raggiunto livelli di isteria così alti da regalarci questa contraddizione? Ma non è di questo che vogliamo parlare in questo articolo. Perché il dubbio è un altro. Il rumore sollevato dai fan del Marvel Cinematic Universe ci ha messo la pulce nell’orecchio: dove sono i fan di Avatar?
O meglio: esistono i fan di Avatar? E qualora ci siano davvero, perché non fanno rumore? Fateci caso. Nonostante riempia ogni volta le sale e nonostante i miliardi di dollari di incasso, Avatar sembra non avere fan. O meglio sembra che i fan di avatar non facciano rumore, che vivano quasi in armonia pacifica come vorrebbero fare i Na’vi su Pandora. Stando ai numeri Avatar è uno dei franchise più popolari di sempre, eppure questa popolarità non si traduce in grande impatto culturale, in influenza effettiva sulla cultura pop e in vera e propria penetrazione nelle discussioni della gente. Come mai? Riflettendoci su, abbiamo trovato almeno cinque motivi dietro questo strano cortocircuito.
1. Superluogo corale

Uno dei motivi principali di queso strano fenomeno è nell’impostazione molto insolita che Cameron ha dato alla narrazione di Avatar. Un tipo di approccio molto raro, soprattutto per il pubblico occidentale. Pensiamoci: le grandi storie spesso di affidano a grandi personaggi. Amiamo metterci nei panni dei protagonisti, ci lasciamo affascinare dal loro carisma, dai loro caratteri spesso contraddittori e negli ultimi anni ci siamo lasciati rapire da figure grigie: antieroi, antagonisti, personaggi pieni di difetti in cui è facile riconoscersi o entrare in empatia.
Ecco, in Avatar non c’è niente di tutto questo. Perché James Cameron non ci parla di supereroi, ma ci racconta un superluogo. Nella saga Pandora è il vero protagonista della storia, un pianeta simile a un enorme essere vivente che respira, pensa e influenza Jake e Neytiri. In sostanza: in Avatar il collettivo vince sull’individuo. Un approccio che nella società egoriferita e individualista come la nostra va molto controcorrente. Eco perché il pubblico non si è legato a personaggi meno forti del contesto in cui si muovono.
2. Utopia fuori moda

Ma continuiamo questo discorso del nuotare controcorrente, sull’andare contro il sentire comune (anche perché lo sappiamo che James Cameron le sfide piacciono sempre) e parliamo della grande morale che batte nel cuore di Avatar. Quella della saga di Cameron è una grande utopia, che parla di lotta contro il colonialismo americano, di difesa dell’ambiente e soprattutto di connessione pura tra gli esseri viventi. Ecco, altra roba parecchio fuori moda in questi nostri tempi dominati dal cinismo, dallo scetticismo e dall’odio reciproco. Col covid che ha finito soltanto per esasperare il sospetto e il fastidio per l’altro, una morale così utopistica come quella di Avatar rischia di diventare respingente e a tratti fastidiosa per un pubblico sempre più disincantato e poco avvezzo alla meraviglia. Come si fa ad appassionare il pubblico di oggi quando punti all’emozione mostrando un dialogo tra balene? È triste da dire, ma forse, uno dei grandi ostacoli di Avatar è proprio questo.
3. La trama

Riflettiamoci e siamo onesti con noi stessi. Che cosa rende un franchise virale sui social? Cosa lo fa entrare nei discorsi delle persone? Molto spesso le teorie, i misteri, storie che dividono attraverso conflitti appassionanti.
Ancora una volta, Avatar va fieramente in direzione ostinata e contraria. La sua trama è semplice, limpida, cristallina. Non lascia spazio a discussioni, teorie o dubbi. La storia di Pandora è così chiara da non permettere al pubblico di metterci del suo. E di conseguenza risulta meno appassionante rispetto a quella di altre saghe capaci di creare fandom. Qui, però, ci permettiamo di aprire una piccola parantesi sulla pretesa di una trama complessa (o meglio, complicata) da parte del pubblico.
Un pubblico che, come detto prima, spesso sminuisce in modo sprezzante il lavoro di scrittura di Cameron nella saga di Avatar. Da dove viene questa pretesa? Secondo noi dalla massiccia somministrazione di serie tv che nell’ultimo ventennio hanno abituato il pubblico alla centralità della trama, del colpo di scena e della coerenza narrativa. Il cinema come pura esperienza visiva sembra ormai un concetto bandito. Eppure il cinema nasce così: muto, con immagini che raccontano senza dire niente. Un cinema primitivo che per fortuna James Cameron vuole difendere a tutti i costi. Contro tutto e tutti.
4. La visione è tutto

Perché Avatar non lascia un segno nella cultura pop? Perché non ci sono strascichi della sua presenza nelle nostre vite di spettatori e fan? Forse c’è un altro motivo semplice e banale sotto al nostro naso. Avatar è un’esperienza visiva così totalizzante da non sopravvivere fuori dal suo habitat naturale: la sala. La saga di Cameron esprime il suo potere ammaliante soltanto durante il tempo di una proiezione. Un classico esempio di “qui e ora” che rende Avatar un gigante soltanto dentro un cinema. Fuori dalla sala e fuori da quell’esperienza visiva di pura immersione, la sua forza sembra quasi disperdersi, annacquarsi e spegnersi. Qui faccio anche un’ammissione: quando ho provato a rivedere Avatar a casa, non è stata proprio la stessa cosa e ho fatto molta fatica. Perché? Mi mancava il suo habitat. Mi mancava il grande schermo e la ritualità che solo il cinema sa ricreare.
5. James Cameron è il franchise

E ora l’ultima motivazione dietro questa strana percezione del brand. La vera domanda è: ma qual è il vero brand di Avatar? La creatura o il suo creatore? Sì, perché forse James Cameron è diventato più grande e più forte di Avatar stesso, diventando il vero deus ex machina che spinge la gente ad andare al cinema. Non si va a vedere Avatar. Si va a vedere il nuovo film di James Cameron. Uno status che pochi registi hanno oggi (come Nolan, per intenderci), che lo ha reso di fatto un’ombra che copre qualsiasi cosa. Dopo il successo clamoroso di Titanic, che ha creato un precedente inarrivabile nella storia del cinema, il nome di Cameron è diventato un generatore automatico di hype e soprattutto di sfida che intriga il pubblico. Ce la farà di nuovo a incassare una marea di soldi? Spoiler: la risposta è quasi sempre sì. Dopotutto, come dice il detto? Ah, sì: mai scommettere contro James Cameron.


