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Nel 1939 Hollywood aveva partorito non soltanto celebri capolavori come Via col vento o Il mago di Oz, ma anche altri titoli molto amati da chi bazzica il cinema d’epoca – quali Ninotchka e La voce nella tempesta, primo adattamento di Cime Tempestose, romanzo in questi giorni alla ribalta delle cronache (anche mondane) per via del nuovo adattamento con Margot Robbie e Jacob Elordi sbarcato nella sale. Se volete saperne di più su quest’ultima versione, leggete il nostro speciale dedicato.

Indietro nel tempo

Aria di tempesta
Aria di tempesta in una scena del film

Il regista William Wyler, origini tedesche ma naturalizzato americano, soltanto l’anno precedente aveva realizzato un altro raffinato dramma storico (Figlia del vento (1938), che valse l’Oscar alla sua protagonista Bette Davis) e si candidava perciò come scelta ideale per portare sul grande schermo le pagine immortali di Emily Brontë. Insieme al famoso produttore Samuel Goldwyn affrontò la titanica sfida di adattare il romanzo pubblicato nel 1847 e accolto con scandalo dalla critica vittoriana per la via della rappresentazione cruda e nichilista di passioni distruttive e vendette crudeli – desideri che non lasciavano scampo tanto agli stessi personaggi, quanto ai lettori trascinati in quel coacervo di pulsioni. Si ambiva a trasformare quella che era considerata un’opera letteraria a dir poco ardua (persino per coloro che masticavano alta letteratura) in un intrattenimento cinematografico il più possibile accessibile al grande pubblico, senza ingabbiare eccessivamente l’essenza gotica e ossessiva dell’opera alla base.

La decisione di adattare soltanto metà del libro – eliminando interamente la seconda generazione di personaggi e concentrandosi esclusivamente sulla storia d’amore tra Heathcliff e Catherine – fu necessaria per snellire una narrazione altrimenti troppo complessa, che avrebbe necessitato di una durata ben maggiore rispetto ai cento minuti effettivi di visione. Ben Hecht e Charles MacArthur, due degli sceneggiatori più celebrati di Hollywood, condensarono il complesso intreccio in una parabola relativamente classica e in linea con le produzioni omologhe del periodo, raccontata attraverso la voce di Ellen Dean, la governante testimone diretta di gran parte dei tormentati eventi.

Cambiamenti già allora

Un amore impossibile
L’abbraccio drammatico tra Laurence Olivier e Merle Oberon

Scelte che gioco-forza hanno dovuto sacrificare l’ambiguità del testo – dove il confine tra giusto e sbagliato e il peso delle scelte hanno conseguenze fondamentali e altrettanto interpretabili – per una chiarezza più accomodante, dove lo spettatore viene accompagnato a scoprire di più sui personaggi e sul motivo o meno di quelle complesse decisioni. Come già nella nuova discussa rappresentazione adesso al cinema, il personaggio di Heathcliff subì una trasformazione significativa. La Brontë lo descriveva infatti come vittima del razzismo, con caratteristiche che suggerivano origini non britanniche, ma anche oppressore spietato che non esita a torturare psicologicamente e fisicamente chiunque.

Se oggi il casting di Jacob Elordi ha fatto non poco discutere, ai tempi l’opinione pubblica fu più indulgente – anche perché era assai difficile vedere attori di origine non caucasica in ruoli da protagonisti – nei confronti di Laurence Olivier, anche considerando il suo enorme talento sul palcoscenico che lo aveva reso uno degli interpreti più amati della sua generazione.

Un amore che non fa sconti

La scena del ballo
Un ballo destinato a chiarire molto in La voce nella tempesta

L’Heathcliff di Olivier è un uomo tormentato e dai lati oscuri, ma anche fondamentalmente un eroe romantico carico di frustrazioni e di rimpianti, pronto a instradarsi verso quel finale struggente che riconsegna agli amanti un doloroso commiato, pur in parte addolcito da quell’epilogo “spirituale” voluto dal produttore contro la volontà di Wyler. L’intera campagna di vendetta sulla generazione successiva scompare, negando quindi una parte importante (se non fondamentale) dell’opera alla base, ma rivolgendosi di fatto a una platea più ampia, all’oscuro della fonte. Anche Catherine viene edulcorata in modi significativi, con i suoi tratti da subdola manipolatrice che vengono sacrificati in favore di una caratterizzazione più archetipica, che per amore vive ma è anche pronta a morire. Allo stesso tempo, le atmosfere gotiche e le disamine sociali vengono semplificate, ma dobbiamo comunque contestualizzare la pellicola alla sua data d’uscita, a quasi novant’anni fa, in tempi molto diversi da questi anche (e soprattutto) per ciò che veniva realizzato sull’allora celluloide.

Nonostante tutte queste sostanziose modifiche, La voce nella tempesta è riuscito a catturare qualcosa di essenziale nello spirito del romanzo: quella passione che trascende l’esistenza terrena, il legame eterno e indissolubile tra Eros e Thanatos, tra amore e odio, l’ossessione che divora tutto ciò che tocca. Si è realizzata una porta d’accesso fortemente emotiva a un’opera letteraria notoriamente stratificata e non per tutti i palati, considerando anche che negli anni Trenta circa metà della popolazione mondiale era ritenuta analfabeta.

Riconoscimenti e tensioni

Una scena drammatica del film
La tragedia è in agguato per Heatchliff e Catherine

Candidato a otto premi Oscar, inclusi i principali, questo primo adattamento di Cime tempestose ottenne soltanto la statuetta per la miglior fotografia, curata da Gregg Toland che soltanto due anni dopo avrebbe messo mano al seminale Quarto potere (1941). Per una messa in scena dove la luce stessa diventa personaggio: le brughiere (le riprese sono state girate in California, trasformate visivamente nello Yorkshire attraverso la magia del cinema) sono avvolte in nebbie fantasmatiche e i cieli lugubri sono specchio e contraltare della turbolenza emotiva dei protagonisti.

La tensione palpabile tra Olivier e Merle Oberon, che non si sopportavano e hanno litigato accesamente sul set, rende il loro legame ancora più affascinante e burrascoso, instillando sfumature che altrimenti sarebbero forse rimaste inesplorate.

Il prima e l’oggi

Che destino attende i due protagonisti
Quale destino attende i due innamorati?

Col passare dei decenni, La voce nella tempesta – poi rinominato anche nella versione italiana Cime tempestose – è stato rivalutato come un vero e proprio classico. E se siete rimasti scioccati e scandalizzati dall’accesa carnalità, estatica e provocatoria, della versione di Emerald Fennell, il nostro consiglio è quello di recuperare questo primo Wuthering Heights su YouTube, in lingua originale o in italiano, disponibile legalmente in quanto ormai di pubblico dominio. Una visione senza dubbio non fedelissima, ma sicuramente più raffinata e ammantata di romanticismo.

Un’opera che ha dimostrato come i vincoli produttivi,  ma anche la necessità di condensare e di rendere intelligentemente popolare la cultura stessa, siano in grado di dar vita a soluzioni creative brillanti soprattutto nella loro difformità. A testimonianza di come la bravura, pur tra tensioni insostenibili, potesse generare opere d’arte in grado di trascendere il peso e il passo del tempo. Un adattamento di quella Hollywood che fu al suo apice: artificioso eppure autentico, meticolosamente costruito e al contempo pregno di spontaneità, fedele allo spirito del libro pur avendolo inevitabilmente tradito.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nelle realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi vent'anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.