X

In un Festival di Cannes 2026 che guarda molto più in casa propria (e che non guarda all’Italia), la Spagna è il paese che sta riuscendo a emergere con maggior coraggio: tre film, tre opere molto differenti e tre percorsi artistici tutt’altro che scontati. Il ritorno di un gigante come Almodovar, la definitiva consacrazione di Rodrigo Sorogoyen e, in chiusura del concorso, una perla nera che ha già il sapore di trionfo. Javier Calvo e Javier Ambrossi, conosciuti semplicemente come Los Javis, hanno costruito un’opera queer che brilla di tormento ed epicità. Un’epopea di dimensioni colossali, prossima alle tre ore di durata, che racconta tre storie gay intrecciando passato e presente, reale e immaginario. La base creativa e narrativa delle vicende è una storia vera legata al poeta Federico Garcia Lorca, artista ucciso dai nazionalisti spagnoli negli anni ‘30, e a una sua opera incompiuta – La Bola Negra, per l’appunto.

Parliamo di due voci da tenere assolutamente d’occhio, figli del melo di Almodovar ma spinti da uno spirito diverso – e con tanta voglia di mostrare ciò di cui sono capaci. Los Javis dirigono un film complesso, enorme, che vive di vampate emotive e che non può permettersi passi falsi: nonostante la prima metà del film fatichi a trovare il giusto ritmo, l’ultima ora e mezza è così carica di significato e ardore poetico da rendere l’intera operazione un successo sorprendente, struggente come pochi altri in concorso quest’anno. La forza di La Bola Negra sta tutta nelle capacità dei suoi registi e autori, eccezionali nel tenere la storia ancorata a una dimensione umana senza mai scadere nelle banalità. Il risultato è un documento monumentale che unisce patria, cuore e legami in un mix che in più occasioni rasenta il sublime.

Epica di guerra e d’amore

Una scena de La Bola Negra
Una scena de La Bola Negra – @Movistar+

A pensar male, quando si tratta di opere così ingombranti, si rischia di indovinare fin troppo spesso. Per fortuna, l’anima di La Bola Negra è spinta da un intento nobile e irrefrenabile: dimostrare l’importanza di esistere anche nel peggiore dei mondi possibili. La guerra, la diffidenza, la discriminazione e la repressione non possono frenare la forza dei legami, così come il progresso non può cancellare la difficoltà nel mantenerli. Sembra quasi un paradosso, ma è incredibile il modo in cui Los Javis mettono in scena il contrasto tra passato e presente – tra uomini che darebbero la vita per vivere i propri legami in un mondo di silenzi, e anime fragili che rischiano di assuefarsi all’apatia in un mondo dove la libertà sembra quasi scontata.

È il paradosso del nostro tempo che fugge, vittima di fragilità e ipocrisia. Ma La Bola Negra non può limitarsi al mero racconto: è un documento storico, è una testimonianza incredibilmente accurata di uno dei padri della letteratura spagnola e di un’intera parte di popolazione soggiogata da potere e falsi miti. Per rappresentare al meglio questa natura multiforme e cangiante, i registi hanno scelto di sfruttare stili differenti con una maestria incredibile. La regia è encomiabile, tecnicamente maniacale nella costruzione attenta delle scene, ma soprattutto brillante nel mescolare realismo e meraviglia. Quando il racconto si apre, La Bola Negra diventa un’opera quasi sognante, spezzata e intermezzata da squarci di disarmante verità.

Non è un film che vive di tecnicismi, ma dimostra grande sicurezza nella messa in scena. L’ambizione domina ogni inquadratura, tentando di alzare l’asticella scena dopo scena nonostante il rischio di esasperazione. Forse la pellicola avrebbe meritato maggior delicatezza, qualche sequenza mirabolante in meno, ma il suo crescendo resta un enorme punto di forza.

Vivere

Una scena de La Bola Negra
Una scena de La Bola Negra – @Movistar+

La Bola Negra è un film che cresce, dentro e fuori, attraverso i suoi contrasti. Un film realizzato da un duo del genere non poteva non vivere di dualismi, del resto. Il più affascinante è senza dubbio quello tra una caratura tecnica d’altri tempi e un gusto comunicativo immerso nella contemporaneità, che creano l’atmosfera perfetta per stupire. Quando i ricordi si mescolano alla fantasia e i contorni si fanno sempre più sfumati, Los Javis trovano la loro vera dimensione epica. Non è un caso che, proprio in quel momento, arrivi la poesia – arrivi Federico Garcia Lorca. La sua figura chiude il cerchio con un’eleganza fuori scala, unendo i pezzi attraverso la sua arte. La ricchezza espressiva e tematica del film crea un cortocircuito in cui amore e guerra si fondono, lasciando spazio a qualcosa di nuovo.

La Bola Negra non può lasciare indifferenti, e questo è già un piccolo trionfo. La sua potenza, anche quando urlata, trascina lo spettatore in un mondo di storie spagnole e omaggi universali, raccontando il mondo queer con una gravitas superiore. Si potrebbe quasi parlare di un’opera sull’identità, ma La Bola Negra entra nel cuore come film sul coraggio. Un girotondo d’anime che si cercano, tra spiragli di tempo e inchiostro. Un monito all’esistenza, fieramente puro e libero da morale o perbenismi. L’invito a vivere, prima di diventare ombre nella neve.

Condividi.

Classe '94. Critico e copywriter di professione, creator per passione. Ha scritto e collaborato per diverse realtà di settore (FilmPost.it, Everyeye) con la speranza di raccontare il Cinema e la cultura pop per il resto della sua vita.