Star Trek è stata una delle protagoniste delle Italian Global Series, la manifestazione che apre la stagione delle serie TV con incontri ed eventi che celebrano il mondo seriale. Non poteva certo mancare l’ultima frontiera, che nel 2026 festeggia i suoi sessant’anni e si presenta al pubblico italiano con la quarta stagione di Star Trek: Strange New Worlds. Oltre al cast della serie disponibile su Paramount + a partire dal 23 luglio, Italian Global Series ha voluto onorare la storia dell’universo di Gene Roddenberry, portando a Riccione un nome caro ai trekkie: Nicholas Meyer.
Regista del cult Star Trek II: L’Ira di Khan e di Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto – dove è stato anche co-sceneggiatore – Meyer vanta una carriera di tutto rispetto, anche oltre l’ultima frontiera. Impossibile però non approfittare della sua presenza per scoprire dettagli e retroscena del suo rapporto con Star Trek.
Nicholas Meyer e il suo rapporto con Spock

L’inizio della carriera come scrittore di Nicholas Meyer inizia con un romanzo, Soluzione sette per cento, in cui il personaggio di Sherlock Holmes viene presentato sotto una luce differente, quello di un uomo tormentato dalla tossicodipendenza e curato nientemeno che da Sigmund Freud. Come ben sanno i trekkie, in Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto, Spock cita uno dei mantra dell’investigatore di Baker Street, alludendo persino a un dettaglio non da poco:
“Un mio progenitore era solito ad affermare: “Se elimini l’impossibile quello che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità”
Questo richiamo al detective di Arthur Conan Doyle è stato visto spesso come un possibile riferimento al fatto che la madre umana di Spock, Amanda Grayson, fosse una discendente del romanziere inglese. Meyer non ha dubbi sul legame tra il celebre vulcaniano e Holmes, una discendenza che nasce da un’esigenza
In Star Trek VI ho reso molto chiaro che Spock è un discendente di Sherlock Holmes, un apostolo della logica . Un legame di sangue con un grande deduttore, perché non sapevo niente di Star Trek, ma pensando a Spock mi son detto che è come Sherlock Holmes, quindi se posso scrivere Sherlock Holmes posso scrivere Spock. Leonard Nimoy ha sempre detto che non aveva mai avuto problemi con i miei dialoghi e a un certo punto in Star Trek II Spock dice a Dr. McCoy che bisogna sopprimere le passioni, che influenzerebbero le sue indagini, Leonard disse che una battuta molto bella.
Nicholas Meyer esperto di Star Trek?
Nonostante sia considerato una delle figure chiave del mito di Star Trek, Nicholas Meyer sorprendentemente confessa un segreto sul suo lavoro sulla saga, che rende ancora più evidente il suo tocco insolito all’interno della narrazione di Star Trek
Tutto il mio percorso in Star Trek, di cui non ho capito niente quando stavo guardando e non essendo il più rapido pensatore quindi non ho capito niente, è stato influenzato dal fatto che dopo aver guardato diversi episodi ho iniziato a pensare che le storie fossero come i libri che ho letto quando ero bambino ero 13 anni. Soprattutto la serie del Capitano Hornblower, comandate di una nave della Royal Navy durante le guerre napoleoniche. Ha vissuto molte avventure, ha una ragazza in ogni porto e quando hai tredici anni questo suona molto bene e quindi ho pensato “Kirk è Hornblower, ma nello spazio”
In Star Trek II: L’ira di Khan, uno dei momenti centrali è lo scontro tra la Enterprise e la Botany Bay all’interno della Mutara Nebula. Entrambe le navi danneggiate, prive di sensori e costrette a una battaglia inusuale nella fantascienza. In un periodo in cui la sci-fi al cinema era dominata da battaglie campali, quella lotta fatta di manovre ragionate e tensione palpabile fu una piacevole sorpresa, ma anche in questo caso Meyer svela un’origine sorprendente
Tutto ciò a cui dovevo pensare è a ciò che circonda l’astronave. Ho cominciato a disegnare le uniformi, i set delle navi e le navi stesse, mi sono lasciato ispirare dalla musica di Debussy, come La Mer. Per la battaglia della Mutara Nebula, solo anni dopo rivendendo il film The Enemy Below, un war movie si sottomarini ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, ho pensato “Cazzo, ecco da dove mi è uscita l’idea delle Mutara Nebula!”, era nata da quel film
Vedere il mondo tramite Star Trek

Quando Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto uscì, il mondo era alle prese con le battute finale della Guerra Fredda. L’U.R.S.S. sarebbe caduta a breve, ma questa congiuntura sociopolitica venne anticipata nel film di Star Trek con il disgelo necessario tra Federazione Unita dei Pianeti e Impero Klingon, un elemento che Meyer riconosce, ma che non considera un’esclusiva di Star Trek
Prima di tutto, tutte le opere d’arte, qualsiasi opere d’arte, musica, danza, non importa, tutto è il prodotto del tempo in cui è stato creato. Star Trek VI era appena finito e Francis Fukuyama a Harvey Bennett dissero di aggiunto all’ultimo momento della storia Kirk che si riferiva a questo ‘nuovo mondo coraggioso’ in riferimento al collasso dell’Unione Sovietica
Uno sguardo, anche precorrendo i tempi, che da sempre accompagna Star Trek. La creazione di Gene Roddenberry ha infatti raccontato evoluzioni sociali e culturali, mostrando al mondo un domani migliori, sperando guidasse il nostro presente. Con il passare del tempo e il cambiamento delle dinamiche sociopolitiche, anche Star Trek ha dovuto riscrivere il suo modo di raccontare la nostra quotidianità, che nella visione di Meyer sembra non aver imparato molto dal passato recente
Ora è peggio, molto peggio. In passato i russi avevano una bomba, noi avevamo una bomba e nessuno usava la bomba, ma ora tutti hanno una bomba ora abbiamo l’A.I. e non abbiamo neanche controllo quindi penso che le cose siano andate molto, molto peggio. Il nostro Presidente è pazzesco quindi chi sa cosa stiamo facendo, non lo sappiamo, non sappiamo niente. Tutte le istituzioni degli Stati Uniti che hanno lavorato più o meno per 250 anni sono tutte sbagliate, sono distrutte e non c’è più diplomazia. Tutti gli ideali di Star Trek, l’idea che persone di diverse e specie e razze e genere potessero unirsi per fare una cosa buona, in questo momento è davvero in pericolo. Forse è per questo che le persone ancora amano Star Trek non lo so non ho visto cosa è ora quindi non lo so
Evitare gli errori del piccolo schermo

Uno degli elementi più iconici di Star Trek II: L’Ira di Khan è la rivalità tra James T. Kirk e il superuomo interpretato da Ricardo Montalban, nato nell’episodio della serie classica Spazio Profondo (Space Seed) di cui il film del 1982 è un seguito diretto. Ma la sua lavorazione è stata decisamente impegnativa.
Quando ho scritto la sceneggiatura, ho scritto così velocemente perché ho avuto solo 12 giorni per scrivere il film e abbiamo preso altre cinque stesure, che erano tutte diverse. L’incontro di Kirk con suo figlio, Khan e il progetto Genesis. Mi diedero dodici giorni per farlo altrimenti non ci sarebbe mai stato un film!
La sfida per il lungometraggio era di non commettere nuovamente ingenuità tipiche della serie, ma a sorprendere nel risultato finale è un dettaglio: Kirk e Khan non sono mai uno di fronte all’altro
scrivevo la trama, non ho notato che Kirk e Khan non si incontrassero mai, fino a quando non avevo completato la sceneggiatura e qualcuno non me lo fece notare. Will Shatner disse che voleva avere uno scontro mano a mano con Khan, ma io risposi “Dannazione, no, ho visto come è andato in Spazio Profondo e sembrava stupido”. Khan è un superuomo, e in quell’episodio sembra stupido, altrimenti Kirk non avrebbe avuto alcuna possibilità. Mi impuntai per non farlo, non volevo scene ridicole, fu una vera battaglia ma alla fine vinsi io
