Il silenzio degli innocenti (1991) è uno degli horror più noti e influenti dell’intera storia del cinema ed è stato a lungo considerato un’opera significativa per l’analisi delle questioni di genere nel cinema contemporaneo. La protagonista, Clarice Starling, si muove in un ambiente dominato dagli uomini, come quello dell’FBI, e affronta una serie di sfide che mettono alla prova la sua competenza professionale e la sua identità personale. Attraverso il rapporto con Hannibal Lecter e con gli altri personaggi maschili emergono dinamiche di potere che riflettono strutture sociali più ampie, con una tensione costante tra vulnerabilità e forza.
Il titolo stesso del film richiama una dimensione simbolica legata alla voce e al silenzio. Clarice, segnata da esperienze traumatiche, cerca di dare un senso al proprio passato e di trasformarlo in forza d’azione. Il silenzio diventa così sia limite sia possibilità di superamento. Il personaggio di Buffalo Bill introduce ulteriori elementi di riflessione, sollevando questioni complesse legate all’identità e alla rappresentazione del corpo. Buffalo Bill è rappresentato come una figura disturbante, il cui comportamento è legato a una ricerca di trasformazione identitaria. Le sue azioni riflettono una distorsione profonda del desiderio e il personaggio solleva interrogativi sulla costruzione dell’identità di genere, mostrando come questa possa essere rappresentata in modo problematico e controverso.
Gli agnelli hanno smesso di gridare?

Clarice Starling è una donna in un mondo di uomini. La vediamo subito entrare in un ascensore affollato di uomini che la sovrastano fisicamente e indossano il rosso, in netto contrasto con il colore grigio dei suoi vestiti. È un’emarginata in un mare di testosterone e deve dimostrare il suo valore ogni giorno della sua vita. Uno dei temi centrali de Il silenzio degli innocenti è la sopravvivenza di fronte ai peggiori mali del patriarcato. Il film utilizza una struttura narrativa che si snoda lungo la costa medio-atlantica, attraversando stati come la Virginia Occidentale, per poi addentrarsi nell’entroterra e confrontarsi finalmente con il serial killer Buffalo Bill.
Le varie prove che Clarice deve affrontare lungo il percorso si susseguono in un vortice di shock e orrore, con l’indagine che la trascina sempre più in profondità in un inferno. C’è la prigione sotterranea dell’istituto psichiatrico di Lecter, dove Clarice viene colpita da una massa di sperma; il vecchio magazzino dove la nebbia lascia il posto a manichini che a loro volta rivelano un cadavere; e poi c’è la casetta da gioco della sarta di Bill, dove si possono scorgere svastiche sui muri e le finestre lasciano il posto a scorci di sporcizia, prima di arrivare finalmente alla ragazza nel pozzo. Il silenzio degli innocenti parla essenzialmente di una donna che cerca di salvare un’altra donna e di quanto sia disposta a spingersi oltre i propri limiti per diventare la migliore agente dell’FBI possibile, nonostante la società la opprima costantemente.
L’estetica del primo piano

Il femminismo de Il silenzio degli innocenti è legato alle sue scelte narrative, ma la densità del suo contenuto femminista può essere ricondotta anche alla forma cinematografica del collaboratore di lunga data di Demme, Tak Fujimoto, e alla genialità dell’uso del suo primissimo piano. La sincronizzazione tra Starling e il pubblico è fondamentale per il successo del film, e questo viene in parte ottenuto attraverso la prima impressione che il suo superiore, Jack Crawford, suscita.
Nei primi piani emergono lievi differenze nel modo in cui siamo invitati a percepire questi personaggi. Crawford è inquadrato da una posizione di aggressiva immediatezza, con il punto di vista della mdp leggermente rivolto verso l’alto. Clarice, al contrario, si rivolge a Crawford inclinando la testa, spesso guardando di lato mentre parla. È un sottile commento sul dominio. Clarice è in conflitto con Jack: lo vede come un ufficiale di alto rango che può favorire la sua carriera, ma anche come una figura paterna. C’è un certo senso di intimidazione nel modo in cui percepiamo Jack Crawford, a causa delle precedenti scene in prima persona che mostrano Clarice correre nei boschi vicino al quartier generale dell’FBI a Quantico e poi entrare in un ascensore circondata da uomini. Stiamo già vedendo attraverso i suoi occhi e camminando nei suoi panni.
Questa sensazione diventa quasi paralizzante quando viene introdotto Hannibal Lecter. Jodie Foster e Anthony Hopkins sono brillanti nei loro scambi e, anche con quello che è essenzialmente un prolungato campo-controcampo, si crea un ritmo e una qualità dinamica dell’immagine che si approfondisce attraverso il nostro rapporto con Clarice Starling. Mentre Crawford era inquadrato con l’intento di creare un certo livello di intimidazione, Lecter è inquadrato attraverso la paura pura e semplice, inchiodando il volto di Hopkins all’inquadratura in modo che riempia completamente l’immagine in molte occasioni. Il suo sguardo vitreo e la lingua di serpente offrono una seduzione invitante a cui Clarice non può resistere.
Hannibal The Cannibal

Starling viene travolta dalla figura di Hannibal Lecter, un personaggio romantico e luciferino la cui ira potrebbe sconvolgere il fragile rapporto che la lega a lui. Starling ha bisogno di Lecter per trovare Buffalo Bill, ma Lecter non offre risposte facili. Gioca sporco, appagando il suo proverbiale fallo intellettuale, e ricatta con mezze verità finché non ottiene ciò che vuole. Starling è abbastanza intelligente da stare al gioco, ma la presenza di Lecter rimane opprimente.
Clarice Starling è anche costantemente circondata da donne fatte a pezzi, dilaniate e ora senza voce, distese sul lettino dell’autopsia. Eppure persiste nella speranza di impedire ad altre donne di unirsi alle fila di coloro che sono scomparse troppo presto. Questo, a sua volta, la rende eroica, e il fatto che anche lei sfugga alla morte — un’allusione implicita nel modo in cui è inquadrata e sovrastata dagli uomini nell’immagine — amplifica la sua vulnerabilità e la nostra empatia nei suoi confronti.
Goodbye Horses

Demme e Fujimoto catturano questa sensazione con precisione millimetrica e crudo realismo. Se Clarice Starling deve affrontare tutta la malvagità di un mondo patriarcale, la caratterizzazione di Buffalo Bill complica e mette a rischio il film.
Bill viene presentato come transessuale, ma nel film Clarice e Lecter liquidano questa affermazione con una descrizione piuttosto inaccurata delle persone transgender come docili e non violente. Nella celebre scena del tucking, accompagnata dalla canzone Goodbye Horses, il corpo di Bill appare come qualcosa di mostruoso, che oltrepassa il confine tra femminilità e mascolinità, pur essendo in una certa misura in linea con i corpi transgender reali.
Bill si pavoneggia e sussurra prima che, in un primo piano, le sue labbra alla The Rocky Horror Picture Show pronuncino la frase macabramente esilarante: “Mi scoperesti? Io mi scoperei”. È assolutamente scioccante, come aprire la porta dell’appartamento in Velluto blu ed entrare in un territorio che non avremmo mai dovuto vedere. Se Bill è una donna trans, allora le intenzioni femministe de Il silenzio degli innocenti sono in parte compromesse.
Conclusioni

Betty Friedan, autrice di La mistica della femminilità, ha dichiarato in un’intervista a Playboy di opporsi allo smembramento del corpo femminile e che Il silenzio degli innocenti era “assolutamente oltraggioso”.
Il silenzio degli innocenti però non è un documentario, bensì è una storia che nasce da una versione esagerata della terribile realtà patriarcale. Clarice Starling è un personaggio emblematico della sua generazione per la sua astuzia, forza e intelligenza di fronte a problemi disumani, ma più che un archetipo o un’eroina, è una personaggia incredibilmente tenace. La longevità del film risiede nelle profondità del mistero e dell’orrore che si celano nel suo torbido mondo sotterraneo, ma il cuore di tutto è ancora oggi nella brillantezza e nella memoria, tanto cara a Lecter, di Clarice Starling.
