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Lo scorso 12 febbraio, solo nelle sale statunitensi (chissà quando arriverà in Italia), è uscito un film indipendente a tema fantascientifico intitolato Good Luck, Have Fun, Don’t Die. L’opera è riuscita a incassare quasi 4 milioni di dollari, che a prima vista possono sembrare pochi, ma ottenuti sfidando colossi come Cime tempestose e GOAT: Sogna in grande, diventando uno dei migliori debutti della sua casa di produzione. La particolarità di questo film non sta tanto nella sua trama o nel tema della minaccia dell’intelligenza artificiale, quanto nel fatto che in cabina di regia c’è Gore Verbinski, un regista che ha fatto parte dell’immaginario di tutti noi ma che non sempre viene ricordato immediatamente.

È stato un regista che ha avuto grande fortuna tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila: prima con Un topolino sotto sfratto (1997), diventato un piccolo cult dei sabato sera su Italia 1, poi con il remake americano di The Ring (2002), fino ad arrivare alla consacrazione con la saga di Pirati dei Caraibi, per poi arrivare a vincere l’Oscar per Miglior Film d’animazione nel 2012 con il suo meraviglioso Rango. Purtroppo la sua carriera ha subito una brusca battuta d’arresto dopo alcuni flop critici e di botteghino (anche immeritati, come The Lone Ranger e La cura dal benessere), a cui si è aggiunto il naufragio di diversi progetti importanti, tra cui il film su Gambit e l’adattamento videoludico di BioShock.

Lo Sapevi?

Tra i progetti mai realizzati da Gore Verbinski, c’è stato un videogioco esclusivo per Kinect, intitolato Matter, annunciato all’E3 del 2012 e che avrebbe avuto un’ambientazione futuristica, simile a quella di Tron. Sarebbe dovuto uscire nel 2013, ma alla fine fu cancellato senza che ne venissero mai spiegate le ragioni.

Un enorme peccato, perché quella di Verbinski è una filmografia importante, che ha lasciato il segno nei Millennial e nella Gen Z nei primi anni del Duemila e oltre. Non solo per averci regalato una delle saghe più celebri del panorama pop moderno, ma anche per aver affrontato tematiche che ci sono rimaste addosso. In che senso, di preciso, vi domanderete? Parliamone.

Tra l’epicità e l’avventura

The Lone Ranger -©Disney
The Lone Ranger -©Disney

È innegabile che uno dei meriti che lo hanno reso famoso sia quello di aver dato i natali alla trilogia con Capitan Jack Sparrow e compagnia. Tuttavia non sarebbe giusto lasciare da parte i già citati Rango e The Lone Ranger. Entrambi i film riescono a riprendere e rimodernizzare gli archetipi del cinema d’avventura classico: il mito della scoperta, il senso di meraviglia di fronte a nuovi mondi ancora inesplorati, ma anche ai pericoli che li abitano.

Verbinski lo fa inserendo anche l’epicità del cinema di Sergio Leone, di cui si nota chiaramente l’influenza. I suoi film sono intrisi di ambientazioni sontuose, personaggi ambigui in mondi sporchi e selvaggi, dove nulla è edulcorato e in cui non si ha paura di mostrare anche il lato più crudo. In più, Verbinski è sempre stato uno che ha prediletto i set fisici e location reali, così da dare la sensazione di essere lì, usando la CGI solo al minimo e quando necessario, immergendo ancora di più lo spettatore nella storia.

Il re degli outsider

Frame che raffigura Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi
Frame che raffigura Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi – Buena Vista International

Uno dei grandi meriti del regista è stato quello di aver creato personaggi che sono dei perfetti outsider: perdenti e antieroi che sfidano il sistema e cercano di andare oltre i propri limiti. Sono bizzarri, stralunati, imperfetti, pieni di colpe; non vincono quasi mai, ma non smettono mai di opporsi alle ingiustizie.

Conquistano proprio per questo, perché richiamano anche loro la lezione della filmografia di Sergio Leone, ma allo stesso tempo sono figli della cultura rock e punk. Il simbolo di tutto questo è, inevitabilmente, Capitan Jack Sparrow, che incarna perfettamente questa immagine: un ribelle in un mondo arcaico, una mina vagante che porta con sé il caos, ma che lo fa per distruggere quelle barriere che tengono a freno le nostre libertà e la nostra identità.

Lo Sapevi?

Prima di intraprendere la carriera da regista, Gore Verbinski ha preso parte a diversi gruppi rock come chitarrista, oltre a dirigere diversi video clip musicali per band come i Vicious Rumors, Bad Religion e NOFX.

Questo lato si può ritrovare in Rango, in Tonto e nel Ranger Solitario, ma anche nel topolino di Un topolino sotto sfratto(1997), un esserino che si ribella allo “sfratto” della sua propria casa. Persino il Nicolas Cage di The Weather Man (2005) rappresenta questa ribellione: un uomo che decide di stravolgere la propria vita, noiosa e depressa, imposta dalle aspettative del mondo che lo circonda. Infine anche il personaggio di Sam Rockwell in Good Luck, Have Fun, Don’t Die chiude questo cerchio: un personaggio fuori dalle righe, una mina vagante all’interno di un sistema rigido quasi come un’algoritmo, proprio ciò in cui sembra essersi trasformata la nostra società oggi.

Le minacce del nuovo millennio

The Ring -©DreamWorks Pictures
The Ring -©DreamWorks Pictures

L’ultimo grande merito della filmografia di Gore Verbinski è stato sicuramente quello di raccontare le minacce che il nuovo millennio ha portato con sé. Ha iniziato, prima di tutto, con il remake di The Ring, nel quale riesce a non tradire il messaggio di base dell’originale e ci fa riflettere sui pericoli della digitalizzazione, sul furto delle immagini e su come l’audiovisivo possa essere utilizzato contro di noi. Non bisogna sottovalutare nemmeno la critica nascosta, ma allo stesso tempo spietata, presente in La cura dal benessere, sullo sfruttamento umano  finalizzato alla perpetuazione di un ideale capitalistico costante (in questo caso legato all’ossessione per la bellezza).

Pirati Dei Caraibi: Ai confini del Mondo -©Disney
Pirati Dei Caraibi: Ai confini del Mondo -©Disney

Poi nella trilogia di Pirati dei Caraibi, ma anche in Rango e in The Lone Ranger, Verbinski ci ha mostrato i mali del potere, che si annidano in figure pronte a dominare popoli e terre eliminando ogni forma di libertà per puro interesse economico. Lord Beckett, Davy Jones, il sindaco Tartaruga John (che richiama il personaggio di John Huston in Chinatown di Roman Polanski) e tutti gli antagonisti dell’avventura con Tonto e il Ranger Solitario sono l’emblema di questo male e rappresentano l’antitesi dei nostri amati protagonisti.

Ora, con il suo ultimo Good Luck, Have Fun, Don’t Die, sembra chiudersi il cerchio iniziato con The Ring, avvertendoci dei pericoli che l’intelligenza artificiale può portare con sé: una tecnologia capace non solo di sostituire la manodopera umana, ma potenzialmente anche la sua stessa essenza.

Perché vogliamo bene a Verbinski

Good Luck, Have Fun, Don't Die -©Briarcliff Entertainment
Good Luck, Have Fun, Don’t Die -©Briarcliff Entertainment

In un certo senso, la carriera di Gore Verbinski è diventata simile alla vita dei suoi personaggi: una vita da outsider che ha esordito ai margini del sistema per poi entrarci dentro, stravolgerlo e lasciare il proprio segno, anche quando non ha sempre centrato completamente il bersaglio. Verbinski è uno degli ultimi artigiani cinematografici rimasti in circolazione: un autore che ha lavorato con molti generi cinematografici diversi, sempre con una propria voce e una propria unicità, senza mai limitarsi ad assecondare il volere dell’algoritmo, ormai una cosa rarissima al giorno d’oggi.

Sotto sotto, ha formato tutti noi che amiamo la cultura pop. Ci ha fatto vivere avventure vecchia scuola e ci ha fatto conoscere il cinema di Sergio Leone, oltre a essere stato uno degli ultimi registi a poter gestire budget enormi senza sacrificare la propria autorialità. Proprio per questo il suo cinema resta qualcosa che non dovremmo dimenticare: un modo di fare blockbuster in cui spettacolo e autorialità riescono a convivere.

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Sono nato nel 1999, lo stesso anno di "Il gigante di ferro", "Tarzan", "Matrix", "Ghost Dog" e "Terror firmer". Grande appassionato di cinema, di storia, di videogiochi e di arti marziali. Laureato alla triennale di "Antropologia", amo analizzare i i film e il giochi tramite la loro importanza culturale, storica, sociologica e non solo.